Combattere l’AIDS… come se fosse un videogioco (prima parte)

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Vi ricordate il videogioco Donkey Kong? È il videogioco in cui Mario deve salvare la sua ragazza rapita dal gorilla evitando gli ostacoli e gli oggetti che questo gli tira contro. Non era così semplice come state pensando. Mario deve scalare un palazzo in costruzione, distruggere gli ostacoli, usare l’ascensore in fiamme e alla fine deve estrarre le otto chiavi di volta per far cadere lo scimmione e salvare Paolina. Tutto in un tempo limitatissimo. È l’estate del 1981 quando viene lanciato “Scimmione Testardo” questa è la traduzione di Donkey Kong. Il gioco si diffuse rapidamente in tutte le sale, oggi diremmo che è stato virale. Per la Nintendo fu il primo grande successo e Mario divenne una star internazionale. Sempre nell’estate dell’81, ad Atlanta vengono registrati casi sospetti di polmonite da Pneumocystis carinii in cinque uomini omosessuali. È stata la prima volta in cui venne riconosciuta l’AIDS. Gli studi successivi dimostrarono che il virus dell’HIV che causa la malattia, era passato molti anni prima dagli scimpanzé alla popolazione umana. Ma all’inizio di questa storia, negli anni 80, la stampa parlava di immunodeficienza gay-correlata. Di fatto la malattia era comparsa solo in alcune comunità, tra cui quella omosessuale, i soggetti emofiliaci e gli eroinomani. La cosa curiosa è che, come i videogiochi di Mario, anche l’AIDS si diffonde rapidamente in quegli anni, evidentemente non con gli stessi effetti virali. L’AIDS fa molte vittime, tra le quali anche personaggi famosi, che si ammalano e muoiono in pochissimo tempo. Molti erano omosessuali come Freddie Mercury, altri eterosessuali come Arthur Ashe, giocatore di tennis, sieropositivo in seguito ad una trasfusione. Lo “scimmione” HIV, è un virus che attacca i linfociti CD4, cellule che normalmente stanno alla consolle di comando del nostro sistema immunitario. Per farlo però ha bisogno di trasmettersi con il sangue, altrimenti non ci riesce. Ecco perché la trasmissione del virus Hiv può avvenire solo in seguito a contatto con sangue infetto; non solo rapporti sessuali a rischio ma anche siringhe infette, trasfusioni di sangue infetto, tatuaggi realizzati accidentalmente con aghi infetti e altri materiali in ambito professionale. Queste sono state le modalità di contagio prevalenti negli anni 80 in Europa. Oggi la maggior parte delle nuove infezioni avviene invece attraverso rapporti sessuali non protetti, sia etero che omosessuali. C’è poi anche un’altra via di trasmissione, quella che può realizzarsi dalla madre sieropositiva alla/al figlia/o durante i mesi della gravidanza. Esattamente come i livelli di un videogames l’evoluzione clinica dell’AIDS viene suddivisa in stadi a gravità crescente. Il primo è l’infezione acuta, poi c’è la latenza clinica e infine lo stato sintomatico. Il sistema immunitario deve evitare gli attacchi del virus, ma ogni volta che viene colpito perde alcuni linfociti, proprio come le “vite” in un videogames. E via via che lo scimmione Hiv attacca ed infetta i linfociti, questi diminuiscono fino ad essere insufficienti a controllare le infezioni da parte di batteri, virus, funghi; aumentando la suscettibilità a sviluppare malattie e tumori. La storia dell’AIDS è la storia anche di un pregiudizio, la storia dell’impatto economico delle nazioni che si trovano a dover garantire le cure, la storia di una diatriba culturale-religiosa sui metodi di prevenzione. Anche questi sono stati ostacoli che hanno permesso allo scimmione Hiv di infettare ed uccidere, così rapidamente da impedirci di curare tante persone ammalate. Altrettanto rapida è stata fortunatamente, l’individuazione di una cura per la sindrome da HIv, che oggi ci permette di trattare le persone affette al pari di altre come diabetici ed ipertesi. Questo avviene nei paesi del mondo più ricchi, ma non è realistico credere di curare a vita i pazienti nelle nazioni più povere. Vi starete chiedendo “cosa c’entra un videogioco con l’AIDS?” … lo saprete (se vorrete) venerdì nella seconda parte dell’articolo. Intanto all’indirizzo www.epicentro.iss.it/problemi/aids/epidItalia.asp potete leggere tutti i dati del fenomeno AIDS in Italia, in Europa e nel mondo.