Alcune scelte sono facili, altre no. E sono quelle che contano davvero

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Qualche mese fa ero seduto al bar nel centro di Palermo insieme ad una mia amica. Ci siamo incontrati dopo molto tempo e raccontandoci del più e del meno, ci siamo intrattenuti fino a tardi. Non è come state pensando, non abbiamo bevuto, o meglio io una birretta l’avrei anche presa se non fosse che lei esordì dicendomi: «sono incinta e non so ancora cosa farò». Senza esitare le dissi di non abortire, ma la sua risposta mi colse di sorpresa: «Io ho già abortito una volta». Nessuno mi aveva mai detto di averlo fatto. La nostra conversazione durò a lungo e mi diede la consapevolezza che l’aborto è qualcosa di cui si può (si deve) parlare. Quindi, pur non essendo forse la persona più adatta, ho deciso di parlarvene! Secondo recenti dati, nel mondo, una donna su tre abortirà nel corso della propria vita. Recentemente (si fa per dire) l’argomento aborto è diventato un dibattito politico polarizzante; puoi cioè essere a favore oppure contro. Ma per quanto sia oggetto di accesi dibattiti, è ancora argomento insolito per noi, sia che ci riguardi direttamente, sia che se ne parli da semplici cittadini. C’è una differenza però, una cosa è parlare di quello che accade in politica, un altra è ciò che succede nella vita reale. Se vi sto scrivendo tutto ciò proprio adesso è perché la scorsa settimana la Legge 194, che regolamenta in materia di Interruzione volontaria di gravidanza, ha compiuto 40 anni. Ci tornerò dopo, vi stavo dicendo di come questo dibattito spesso diventa solo questione di essere “a favore” o “contro”. E non vale solo per l’aborto, ci sono tantissimi problemi di cui non riusciamo a parlare. Ora trovare dei modi per spostare i conflitti e portarli sul piano della conversazione è sempre stata una mia prerogativa. Quindi voglio dirvi che ci sono due modi per farlo. Il primo è ascoltare, il secondo è condividere le storie che si conoscono. Questo è quello che fanno ad esempio molti enti ed associazioni che esistono per dare supporto alle donne che si trovano difronte questa difficile scelta di vita.
Per iniziare ad ascoltare le persone che hanno avuto un aborto la prima cosa che fanno in questi centri è creare una talkline, dove donne e uomini possono avere un supporto emotivo. Senza pregiudizi o giudizi di opinione. L’attività di tali associazioni ed enti è quella di mostrare a queste donne che il mondo è dalla loro parte (qualsiasi sia la loro scelta) mentre vanno incontro a questa difficile esperienza. Inoltre si occupano anche di altri temi, come l’immigrazione, la tolleranza religiosa, la violenza sulle donne ed altre questioni personali. Ascoltare e raccontare storie sembra una bella cosa e sembrerebbe anche facile. Ma non è così, non può farlo chiunque. Anzi è molto difficile perché le cose di cui trattano sono molto dibattute o peggio nessuno vuole parlarne. Raccontare le proprie storie stanca e rende vulnerabili. Ma se veramente ci ascoltiamo a vicenda invece, sentiremo la necessità di cambiare la nostra percezione. Non c’è un luogo o un momento ideale per iniziare una conversazione difficile, non c’è mai un momento in cui tutti siamo sulla stessa lunghezza d’onda e capita di non riuscire a condividere la stessa prospettiva. E alcune volte non siamo nemmeno abbastanza informati. Di come fare delle buone conversazioni vi ho già parlato in un mio precedente articolo, passo quindi direttamente al secondo punto, condividere le storie. (No, non sto parlando delle stories di Instagram…) Uno dei rischi che accetti di correre quando condividi la tua storia è che altri, nelle stesse circostanze, possano aver preso una decisione del tutto opposta. Ma non deve essere un ostacolo. Serve solo un pizzico di empatia, che nasce però, solo nel momento in cui ci mettiamo al posto di qualcun altro, anche se ciò non vuol dire che dobbiamo arrivare tutti alla stessa conclusione. Essere d’accordo in modo uniforme con tutti non è il vero scopo di questi enti ed associazioni. L’obiettivo è invece creare una cultura (ed una società) che sappia valorizzare quelle cose che ci rendono speciali e unici, in una parola umani. Ed è importante farlo perché questo modo di pensare ci permette di vedere le differenze con rispetto e senza paura. Queste sono le condizioni di base per generare l’empatia che serve a superare tutti i modi che spesso senza capirlo, usiamo per ferirci, come le critiche, la vergogna, i pregiudizi, la discriminazione, l’oppressione. Da quarant’anni in Italia le Donne hanno il diritto a decidere se interrompente volontariamente la gravidanza entro 90 giorni dall’inizio della gestazione. E se state pensando che sia una cosa ovvia, sappiate che non è così e che in altre parti d’Europa e del mondo gli aborti sono meno sicuri che in Italia o addirittura proibiti. Diversi sono i dati disponibili in Italia che ci permettono di fare delle valutazioni (anche di carattere sociale) sul fenomeno dell’Ivg, dati che è possibile conoscere consultando i siti internet del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Istat. Pertanto non ve li riporterò, ma vi invito ad informarvi se ne avrete voglia. Posso dirvi che il numero degli aborti è in diminuzione, grazie anche ad altre modalità di prevenzione come la contraccezione e d’intervento come ad esempio l’uso delle “pillole abortive”. Questi dati fanno perciò pensare che bisognerebbe concentrare le risorse proprio su queste modalità di intervento, così da ridurre ulteriormente il ricorso all’aborto chirurgico. Infine voglio condividere con voi un ultimo dato, quello dell’obiezione di coscienza che invece è in aumento. Ad esempio al sud più dell’80% dei ginecologi è obiettore e non pratica l’aborto, andando spesso in conflitto con le strutture sanitarie che invece, per legge garantiscono l’esecuzione della pratica. Quindi in quarant’anni una sola legge ha determinato un forte cambiamento nella nostra società, condizionando la sessualità, la genitorialità, il lavoro e la religiosità, solo per dirne alcune. Nonostante ciò si stima che nel nostro paese si verifichino comunque circa 10.000 aborti clandestini ogni anno. È una casistica circoscritta per fortuna, ma che ci deve far riflettere sul fatto che quella che per molti è una libera scelta, per alcuni è ancora un evento che rischia di segnare la loro vita. Dimenticavo… la mia amica ha poi partorito uno splendido maschietto! E dice che è anche un po’ merito mio e di quella serata al bar se il Palermo adesso ha un piccolo tifoso in più!