Finale di stagione (mi prendo una pausa)

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Nell’ultimo articolo ho scritto di come alcune scelte contano davvero nella nostra vita. Mentre scrivevo mi sono fermato a pensare ai miei articoli, a chi li ha letti. Mi ha dato una certa eccitazione mettermi alla prova nello scriverli. Perché in genere scrivo articoli lunghi. Quasi un anno fa invece, quando iniziai a scrivere per Ripost.it, decisi di rimanere dentro ai fatti, entrando nel linguaggio di oggi, provando ad essere il più breve e sintetico possibile. Spero di essere riuscito a mettere in pratica queste poche regole. Ma la ragione per cui l’ho fatto, anche oggi, a parte essere un po’ pazzo, è solo per il gusto di chiedervi: Perché lo facciamo? Lo so, vi ho confuso un po’ ma adesso arrivo al punto. Qual è il motivo delle vostre azioni? Cosa vi spinge interiormente, quali sono le emozioni che alimentano la vostra vita? Sono convinto che siano proprio le emozioni a darci forza. Oggi molti di noi pensano che si debba agire solo per il proprio interesse, ma secondo me questa è una minchiata! perché mentre siamo impegnati a fare i nostri interessi, spesso arriva una emozione che ci può mandare in tilt la murudda. Dicevo che scrivo su Ripost.it da quasi un anno e prima che finiate di leggere questo articolo, che potrebbe anche essere l’ultimo, vorrei che ognuno di noi guardasse come è la propria vita oggi. Per capire cosa ci guida, ma soprattutto per fare sempre qualche sforzo in più per capire gli altri ed essere partecipi delle scelte che la società ci propone. Cosa fa la differenza nella qualità della vita che viviamo? Come si può realizzare un cambiamento? Cosa ci permette di fare qualcosa per gli altri? Queste domande sembrano essere uscite fuori da una sorta di “dottrina del successo”. Ed in effetti questa è. Ma c’è dell’altro ed è “l’arte di sentirsi appagati”. E se la dottrina ha le sue regole e basta seguirle per arrivare al risultato, per sentirsi appagato invece no. Ed è per questo che è arte e si nutre di riconoscenza. Allora la domanda vera diventa: qual è la differenza nella vita di quelle persone a cui abbiamo dato tutto? Si insomma, quelle persone a cui avete pagato gli studi, o comprato il motorino, il miglior pc, le migliori risorse. Quelle persone a cui avete donato gioia, affetto, adesso come stanno? Tante bene, qualcuno magari no. Ma c’è ne sono anche molte altre che, al contrario, hanno passato difficoltà, sofferenze e non hanno avuto le migliori risorse. Ma che spesso sono diventate quelle persone che hanno dato un maggiore contributo alla società. Questo significa che si può anche conoscere intellettualmente una cosa, o anche più di una e poi non usarla, non applicarla. Ed è vero anche il contrario, la differenza sta nello scegliere. Avete mai chiesto a qualcuno se ha fallito qualcosa nella vita? e il perché di questo fallimento? Se lo avete fatto, e vi hanno anche risposto di si, è molto probabile che avrete sentito tra le motivazioni: perché non avevo le risorse; non ne sapevo abbastanza; non avevo i giusti strumenti ed altre scuse, ma nessuna di esse è il fattore determinante. Perché se viviamo delle emozioni ogni obiettivo diventa raggiungibile. Qualcuno di voi dirà però che alcune volte le emozioni ti fregano. Verissimo, infatti è la “giusta” emozione che può farci fare qualsiasi cosa. Le decisioni che prendiamo danno forma al nostro destino, onestamente quanti di noi hanno pensato almeno una volta alle decisioni prese dieci anni fa? Di come avrebbero potuto cambiare la nostra vita e di cosa sarebbe davvero cambiato in meglio o in peggio? Come sarebbe cambiato il mondo? Vi sembrano banalità? Non lo sono. E a dimostrarlo sono storie come quella di Rosa Parks, una donna americana di colore che nel dicembre del 1955 fu arrestata perché, sul bus che la riportava a casa dopo il lavoro, aveva occupato il posto riservato ai bianchi. Lo ha dimostrato il Rivoltoso Sconosciuto a Piazza Tienanmen nella primavera del 1989. Le loro azioni non solo hanno cambiato la loro vita, ma hanno condizionato la nostra cultura. E lo dimostra anche la storia di Alex Zanardi, pilota automobilistico che nel 2001, durante una gara perse il controllo della vettura e venne travolto in pieno da un’altra vettura. A seguito dell’impatto Zanardi perse entrambe le gambe. Sapete com’è andata, tornò a correre in auto e sulla carrozzina fino a vincere diversi titoli e medaglie nel Paraciclismo. È l’inizio o la fine? È una punizione di Dio? È solo il destino che tira i dadi? Questo avrà pensato Alex, prima di chiedersi su cosa devo concentrarmi? Cosa farò? E poi ha vinto ancora, perché ha trovato una forza psicologica (le sue emozioni) per correre ancora veloce. Basta solo questo? No. Avere obiettivi e desideri è solo la prima spinta che ci porta a prendere decisioni, poi arrivano i bisogni. E sono molto importanti, perché obiettivi e desideri sono universali, mentre i bisogni no, ognuno di noi ha i propri. Così ognuno di noi ha bisogno di una certezza, ad esempio di essere in salute per poter vivere bene. Ma se raggiungessimo sempre ogni certezza finiremmo per annoiarci. E quindi abbiamo bisogno anche dell’incertezza. Ammettiamolo a tutti piacciono le sorprese, o no? Minchiate! Perché la verità è che ci piacciono le sorprese che vogliamo, quelle che non vogliamo le chiamiamo (non a caso) camurrìè. Ma è questa alternanza tra certezza ed incertezza che è importante. Ad esempio ogni anno per natale, guardiamo in tv una poltrona per due… Perché? Siamo certi che ci piacerà, abbiamo certezza che è un bel film, speriamo solo che un anno sia abbastanza lungo per aver dimenticato qualcosa (del film…) per avere un po’ di incertezza. (fanno eccezione il Padrino, Star Wars e i film di Pierino. (queste saghe si devono sapere a memoria e rivedere sempre!) Poi abbiamo bisogno di sentirci importanti, unici, speciali. E per farlo possiamo diventare ricchi, famosi, alla moda, potenti. E vogliamo farlo in fretta, correndo il rischio di non avere le spalle ben coperte dai valori, dalla cultura e dalle risorse. (il passo più lungo della gamba). Poi abbiamo bisogno di relazioni, di affetto. Lo vogliamo tutti, anche se tutti abbiamo paura di essere feriti, chi non è stato ferito da una relazione? E probabilmente verremo feriti ancora (che è comunque sempre meglio di altre disgrazie!). Quindi certezza, incertezza, importanza (che poi è potere) e affetti sono i bisogni che delineano la nostra personalità. Purtroppo non ci sentiremo mai appagati da questi quattro bisogni, ma lo possiamo essere bevendo una birretta, mangiando delle fettuccine al ragù di cinghiale o guardando giocare Cristiano Ronaldo. Che ci dimostra come tutti abbiamo anche un altro bisogno. Quello di crescere, crescere sempre, aumentare i nostri affari, soldi, amici, fettuccine al ragù per non correre il rischio di essere tristi. E poi c’è il bisogno di dare qualcosa agli altri. Dare è il segreto. La vita basata sul “noi” non è un luogo comune ma è la vera essenza della cultura universale. Un gesto verso gli altri può significare molto. Non ci credete? mettetevi per un attimo nei panni di chi riceve un supporto da uno sconosciuto, da un estraneo, da uno straniero. Come vi sentireste? Credete o no che possa davvero fare la differenza? Io si, ma non vi dico come. ognuno pensi a far bene, ognuno a modo suo. Abbiamo tutti tanti bisogni, ma quel che conta è se hai poche o tante certezze. Ne aveva poche Rosa negli USA degli anni ’50, in cui lo scontro tra bianchi e neri e la lotta per i diritti civili sembrerebbe oggi una cosa da nulla, eppure quel singolo piccolo gesto di ribellione, così come l’uomo di piazza Tienanmen sono stati punti di una mappa, di un destino. Hanno dato (appunto) la possibilità a tutti gli altri di migliorare la loro qualità della vita. Oggi c’è ancora chi agisce guardando solo la mappa, e se fosse necessario questi uomini sono pronti a sacrificare la loro vita per salvarne altre. Qualcun altro lo fa per onorare un Dio, per manifestare il Suo volere, la loro mappa, pronti anche al martirio. Ognuno ha una mappa che è anche la mappa di qualcun altro.
Ora se siete arrivati fin qui, ci sono tre possibili motivi: provate affetto nei miei confronti; non avete di meglio da fare; siete davvero convinti di poter leggere qualcosa di interessante in un mio articolo…
Tornando seri, non importa chi sta leggendo in questo momento, quello che importa è l’emozione che sta provando. Se vi ho fatto sentire meglio quando vi sentivate uno schifo o se vi ho fatto schifo quando stavate meglio, volendo la sequenza è trattabile… Questa sequenza alternata tra emozioni positive e meno, in questo anno mi ha spinto a provare di segnare una mappa. Dare ai lettori di questo giornale argomenti diversi, trattandoli con leggerezza quando possibile, con il mio tempo… a modo mio. (a volte anche solo per me!)
Alla Redazione di Ripost.it, ai Lettori grazie,
dare di più per ottenere di più. Così potremo veramente capire ed apprezzare le persone.
A presto, (spero!)