Ritratti: musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Marco Marotta

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Marco Marotta è un giovane sassofonista Siciliano nato ad Agrigento. Lo ricordo da bambino nelle braccia di suo padre. Poi non l’ho più rivisto. Sono i ragazzi di oggi, i nuovi emigranti che non partono più con la valigia di cartone ma con il trolley, un computer il sassofono e tanta voglia di vivere, alla ricerca della terra promessa. Sono ragazzi che difficilmente torneranno in Sicilia. Marco ha tenuto concerti in ogni parte del mondo in Cina, Hong Kong, in Germania, Svizzera, nel Regno Unito. Si è esibito in palcoscenici internazionali come la Royal Albert Hall uno dei più grandi teatri d’Europa, tempio assoluto in Inghilterra, un teatro del secolo scorso che contiene 7000 persone.

-Come si diventa un musicista?

Diventare musicista significa fare tanti sacrifici, essere disposti a migliorare e restare focalizzati sui propri obiettivi, attenzione ai minimi particolari. E questo richiede ovviamente molta passione. Il talento naturale è certamente una qualità, ma non è necessariamente un vantaggio, in quanto come detto prima ci vuole dedizione ed esercizio continuo.

-Quanto tempo dedichi allo studio del sassofono?

Cerco di esercitarmi ogni giorno per almeno 3 ore, soprattutto la mattina. Nella vita quotidiana non è sempre possibile, ma devo essere costante il più possibile. È un po’ come nello sport, dove gli atleti devono continuare ad allenarsi per mantenersi ad un certo livello. Cerco di alternare lo studio del sassofono con quello del clarinetto in Bb e flauto traverso. Una buona parte dell’esercizio è comunque dedicata al suono, perché è la caratteristica che distingue maggiormente un sassofonista da un altro. La composizione spesso fa parte del processo di studio.

-Puoi dare qualche breve curiosità sulla storia del sax, chi lo suona e in quali film celebri è rappresentato…

Il sassofono è stato inventato nell’800 da Adolf Sax (da cui prende il nome) a Dinant, una piccola cittadina del Belgio. Imparentato col flauto e il clarinetto ne sviluppa al meglio le caratteristiche. Se all’inizio non era molto usato, poi è diventato gradualmente uno degli strumenti popolari, soprattutto nel jazz ma non solo. Tra i sassofonisti più rilevanti in questo genere possiamo ricordare Coleman Hakwins, Lester Young, Ben Webster, John Coltrane, Sonny Rollins, WayneShorter, Dexter Gordon, Michael Brecker al sax tenore. Col sax contralto ricordiamo Johnny Hodges, Ornette Coleman, Cannonballadderley e il più grande di tutti : Charlie Parker. Voglio precisare che questa è un lista super super ridotta.

Ci sono due film che mi vengono subito in mente. Il primo è “Round Midnight” (1986) di Bertrand Tavernier, particolarmente affascinante perché gli attori sono stati nella vita reale tra i più grandi jazzisti della storia. Questa pellicola ha vinto l’oscar per la migliore colonna sonora.

Il secondo film è “Bird” (1988) di Clint Eastwood, incentrata sulla frenetica vita del grandioso Charlie Parker.

-Come vive un siciliano a Londra nel difficile tempo della pandemia?

Un siciliano, così come un inglese o una persona qualsiasi da chissà dove, vive la pandemia con difficoltà. Londra è sicuramente una città di per sé non semplice per via del costo della vita, con il Covid la situazione per noi musicisti è peggiorata, perché sono venuti a mancare i concerti, ma abbiamo avuto un supporto economico dal governo, così come dalle associazioni per musicisti. L’insegnamento online mi ha comunque dato una mano. Per fortuna, ora sembra proprio che le cose stiano migliorando e la musica dal vivo sta lentamente riaffiorando. Londra senza live music non è lo stesso posto. Dal punto di vista più personale, non è stato semplice non poter tornare a casa più spesso, ma si sa, i pacchi da casa con i nostri squisiti prodotti alimentari mi sono arrivati ugualmente!

-Il 2022 è appena iniziato. Cosa hai progettato?

Voglio riprendere i concerti. Ho appena registrato un album (disponibile su tutte le piattaforme online) con i “Los Padres” una delle band con cui suono e con cui mescoliamo Jazz ed elettronica. L’obiettivo è di promuoverlo il più possibile. Voglio registrare di nuovo.

-Perché le musiche che ascoltiamo al tempo del Covid sono così tristi?

Non sono un amante di quello che passano alla radio al giorno d’oggi, mi piace scoprire band e musicisti che magari non sono nelle radio principali ma che hanno per me un valore qualitativo elevato, non per forza conforme alle logiche commerciali.

-Cosa resta nell’aria alla fine di un concerto?

Se l’esibizione va bene i musicisti sono soddisfatti, soprattutto se si crea una connessione con il pubblico, ma questa avviene solo se c’è intesa tra chi è sul palco. Se questo succede, noi abbiamo la sensazione di aver fatto qualcosa di buono per gli altri.

-Quando nasce la tua passione per la musica?

Ho iniziato a suonare il sassofono contralto intorno ai 9 anni, prendevo lezioni a casa. Credo che prima di me, sia stata mia sorella ad avvicinarsi alla musica, iniziando a studiare pianoforte. Allora volevo imparare uno strumento, così la scelta del sax era dietro l’angolo, quasi per caso.

-Ricordi il primo brano che hai suonato?

Tra i primi due brani che ho suonato ci sono “In the Mood” di Glen Miller e “When I’m Sixty-Four” dei Beatles.

-Il primo libro che hai letto?

Non riesco a ricordare il mio primo libro, ma leggo moltissimo, soprattutto quando viaggio e mi sposto da una città all’altra, per andare da un concerto all’altro, durante le lunghe attese.

-L’ultimo film che hai visto?

Ho visto l’ultimo Matrix al cinema, perché la mia ragazza, violinista di alto livello, faceva parte dell’orchestra che ha registrato la colonna sonora.

-Dove nasce il tuo stile?

Dall’ascolto di quanta più musica mi è passata tra le orecchie, buona o pessima. Variando l’ascolto, puoi prendere quello che ti piace da generi diversi e lasciare fuori quello che non ti piace, e creare un percorso musicale più diverso, anzichè rimanere inscatolato in uno stile soltanto. Sullo stile comunque ci sto ancora lavorando, e in realtà non credo che sia un processo che finisca, è più un discorso di migliorare e ricerca personale.

-Quale potrebbe essere una tua originale maniera per definire la musica?

Per me è l’espressione di quello che abbiamo dentro, il riflesso di come approcciamo la vita, tutto questo avviene senza filtri di alcun tipo.

-In quali città hai suonato e dove ti piacerebbe ritornare ad esibirti?

Ho suonato ovunque in Sicilia e nel Regno Unito, spesso in Svizzera. Ho fatto dei concerti anche in Germania e fuori dall’Europa ad Hong Kong e in Cina.

-Qual è il potere della musica?

Si tratta un linguaggio universale che trascende le barriere culturali. Non ha importanza se sei italiano, inglese, russo, cinese, nigeriano etc. Un concerto può essere una bella esperienza a prescindere da chi sei. In questo senso la musica ha il potere di unire le diversità. Ho sempre considerato una ricchezza suonare con persone provenienti da realtà completamente diverse dalla mia.

-Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?

Sono troppi, la lista sarebbe infinita. Ma scrivo i primi nomi che mi vengono in mente : Wayne Shorter, Joe Henderson, Ben Wendel, John Coltrane, Miles Davis, Herbie Hancock, Bill Frisell, etc.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivere nuova musica e registrare, suonare in posti in cui non sono mai stato.

Biografia

Marco Marotta è un sassofonista e compositore agrigentino. Ha iniziato il suo percorso musicale ricevendo le prime lezioni private a casa. Dopo aver intrapreso gli studi di sassofono classico per 3 anni, ha successivamente ottenuto la laurea triennale in Sassofono Jazz al Conservatorio “Vincenzo Bellini”(ora “Alessandro Scarlatti”) di Palermo. Nel 2015 si è trasferito a Londra, dove ha conseguito un Jazz Master degree presso la “Guildhall School of Music and Drama” l’anno successivo. Da allora è attivo nella scena musicale londinese, avendo calcato palchi come la Royal Albert Hall ed altri importanti Jazz clubs. Nel corso degli anni si ha suonato in Cina, Hong Kong, Germania, Svizzera, si è esibito in numerosi festival nel Regno Unito.

Specializzato nel sassofono tenore, suona anche il soprano, il contralto, il clarinetto e il flauto. I suoi ampi interessi musicali coprono gli stili più disparati: dal Jazz all’ambiente, passando per l’elettronica e l’improvvisazione free. È attivo sia come turnista (in studio di registrazione e in tour) che in progetti di musica originale come compositore/arrangiatore.