Ritratti: musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Jona Giuseppe Patitò

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Jona Giuseppe Patitò, Maestro di mandolino e discipline musicali, impegnato in tutta Europa a divulgare progetti che valorizzano gli strumenti a pizzico… E’ un musicista fuoriclasse, che convive con la musica fin dalla tenera età. Non gli sfugge nulla è attento e possiede le qualità dell’arrangiatore e del direttore d’orchestra. Me l’ha fatto conoscere Riccardo Lo Coco. Dopo aver conseguito gli studi al Conservatorio ha deciso di vivere una nuova esperienza di vita all’estero, ha scelto l’Australia. Jona ha fatto molti lavori a livello musicale in particolare ha formato una classe di 13 allievi proventi dalla città di Perth e dalla provincia. Suona nell’orchestra a plettro del Western Australia, nel rinomato trio Oz plectrums ed ha tenuto vari intrattenimenti in occasioni di matrimoni ed eventi privati. Anche se in Italia se la passava bene, ha deciso di provare, di esplorare, di scoprire nuove realtà. Mi ha confidato, che non aveva mai vissuto più di un anno fuori di casa. Questa esperienza gli ha dato la carica e una maggiore determinazione. E’ riuscito a realizzare tutti i suoi progetti. Ritornerà ancora in Australia perché lì si vive meglio che in Italia….

-Quando nasce la tua passione per il mandolino?

 

Nasce grazie alla passione trasmessa da mio nonno e dal suo modo di comunicare la forza del mandolino e all’appoggio della famiglia, che fin da piccolo mi ha fatto capire l’importanza di fare musica, come lavoro, allo stesso tempo divertendomi a scoprire ed esplorare il mondo.

 

-Ricordi quando hai avuto tra le mani il primo mandolino?

 

All’età di 8-9 anni, durante una classica giornata. Tutto è successo dopo un pranzo in famiglia a casa dei nonni. Ero seduto nel divano, iniziai a parlare con mio nonno che stava suonando una mazurka. Si trattava di una tipica serenata dal titolo “Cara Rusidda affacciati”.

-E dopo cosa è successo?

 

Dopo aver ascoltato la melodia della serenata che mio nonno mi aveva fatto ascoltare, mi diede in mano il mandolino per farmi provare. Con quello strumento mi sentivo speciale. Ero molto piccolo, e lo strumento era alla mia portata. Aveva un suono meraviglioso. Mi sono subito innamorato di questo strumento, la prima cosa che ho suonato è stata una scala musicale in Sol maggiore, e dopo una polka tradizionale.

 

-Che cosa rappresenta il mandolino nella tua vita?

 

Una via di sfogo, di creatività, una condivisione, un modo per lavorare e allo stesso tempo uno svago.

 

-Quanto tempo occorre per imparare le tecniche del mandolino?

 

Il tempo non si può stabilire. Occorre una forte motivazione, continuità studi. Posso affermare, che se si parte dalle prime basi almeno occorre un anno.

 

-Cosa nasconde questo strumento definito nell’ottocento il passatempo delle dame?

 

Il mandolino nasce come uno strumento colto suonato in contesti nobiliari e di corte. Veniva suonato maggiormente dalle donne, prima di passare negli anni successivi al genere popolare. Le donne hanno rappresentato un punto cardine nell’affermazione del mandolino.

– Quanto ha influito la tua famiglia negli studi musicali?

 

Se non fosse stato per loro non avrei ma potuto studiare al conservatorio, e neanche avrei potuto terminare i miei studi.

 

-Mi puoi parlare dell’influenza che ha avuto tuo nonno nella tua educazione musicale?

 

Mio nonno non era un amante della teoria musicale, suonava tutto ad orecchio, e se gli dicevo che quel passaggio, o quella frase di un brano che mi faceva ascoltare, non era giusta, lui si arrabbiava e per qualche istante o non mi dava retta. Comunque non dava mai l’impressione di stancarsi o di non essere interessato, quando suonavamo insieme, era sempre felice e non vedeva l’ora di riprendere a suonare.

 

-Mi puoi raccontare un ricordo degli spettacoli danzanti che avete vissuto?

 

Il primo è stato ad un resort vicino Palazzo Adriano, un concertino per i turisti americani, ci hanno anche dato una mancia sostanziosa. Abbiamo suonato tarantelle e contradanze, le richieste non finivano mai…

– Sei un polistrumentista. Quali strumenti sai suonare oltre alla chitarra e il mandolino?

 

Flicorno baritono, contralto, flauto, pianoforte, mandola, ukulele e tromba.

 

-Con quali gruppi musicali collabori ?

 

Sono veramente un sacco i gruppi in cui suono, l’unico con cui non suono più da tempo è il primo gruppo di liscio che ho formato, quando avevo l’età di 14 anni. Poi ci sono gruppi con cui suono meno e gruppi con cui suono sempre.

 

– Prova ad immaginare cosa succede nella tua mente prima di un concerto…

 

Innanzitutto provo a soddisfare me stesso e coloro per i quali sto suonando, poi provo a star bene, dimostrando lucidità, armonia e attenzione verso il pubblico.

 

-Musicisti si nasce o si diventa?

 

Si nasce con delle doti e si può diventare con degli studi rigorosi.

 

– Se Dio fosse un mandolinista cosa suonerebbe?

 

La musica da film e le musiche tratte dalla Bibbia.

-Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?

 

Caterina Lichtenberg, Mike Marshall, Avi Avital, Fernando Cesar e il mio Maestro Emanuele Buzi.

 

– In quali città del mondo hai suonato?

 

Veramente ho suonato in molte città, ne elenco alcune: Londra, Lussemburgo, Parigi, Berlino, Budapest, Aiud, Colonia, Bruxelles, Porto, Osaka, Perth, Roma e molte altre città italiane…

 

– Quanti sono i musicisti che suonano il mandolino in Sicilia ?

 

A livello professionale pochi, a livello amatoriale moltissimi.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Insegnare musica all’estero, in lingua inglese, diffondere il mandolino e lavorare con la musica tempo pieno. Rendere omaggio alla memoria di mio nonno e dei sacrifici della mia famiglia. Il mio sogno è quello di diventare uno dei mandolinisti migliori al mondo.

 

Biografia

 

Jona Patitò nasce a Palermo nel 1997.

Inizia il suo percorso musicale, imparando il mandolino e la chitarra, grazie alla passione trasmessagli dalla famiglia ed in particolar modo dal nonno, con cui si esibisce fin da giovanissimo in serate danzanti di musica popolare e tradizionale.

A 10 anni impara il flicorno contralto e baritono, fa parte della banda Musicale “Alessandro Scarlatti” di Palazzo Adriano, paese in cui vive. Da tanto tempo collabora con il gruppo folk Paradiso Arbereshe e con altre formazioni locali e limitrofe, con l’intento di mantenere le tradizioni e far conoscere le origini della propria terra, in Sicilia e in tutta Italia.

A 16 anni, si iscrive al triennio di mandolino presso il Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo, sotto la guida del M° Emanuele Buzi, dove si laurea con il massimo dei voti e la lode. Suona in diverse masterclass di musica d’insieme tenute da importanti Maestri, come Carlo Aonzo e Arturo Tallini , oltre a suonare in molti saggi di varia tipologia. Ha partecipato ai seminari di Kees Boeke (musica medievale), Maria Ausilia di Falco (l’importanza delle parole in musica per veicolare le emozioni), e al workshop mandolinistico di Raffaele la Ragione svoltosi a Londra nel 2024. Si impegna in delle lezioni-concerto tenute in molte scuole siciliane, alfine di divulgare l’importanza del mandolino nel panorama musicale italiano.

Fa parte, in qualità di primo mandolino, dell’orchestra a plettro di Palermo, orchestra a plettro di Taormina ed altre orchestre con cui suona in importanti teatri e palcoscenici della Sicilia e nel resto d’Italia. Fonda con colleghi di studio il quartetto a pizzico “Tetra Kordes”, formazione impegnata nella diffusione e rivalutazione del repertorio mandolinistico, con cui vince numerosi premi e concorsi in tutta Italia. Inoltre, si sottolinea un’intensa attività musicale in ville private, associazioni culturali, circoli, feste e molteplici stagioni concertistiche.

Lavora come tutor presso il conservatorio di Palermo, sostenendo studenti affetti da disabilitá, alfine di sperimentare nuovi percorsi musicali e realizzare un progetto che abbini le potenzialità timbriche e sonore del mandolino legate alla musicoterapia.

Grazie alla vincita della borsa di studio Erasmus+, studia presso il conservatorio di Colonia e viene accettato nella classe di mandolino di Caterina Lichtenberg, una tra le classi più numerose e prestigiose al mondo. Nel periodo di studi all’estero suona nell’orchestra a pizzico del conservatorio di Wuppertal e in duetto con il rinomato Maestro Mike Marshall.

Durante questo periodo suona in varie manifestazioni in tutta Europa e prende lezioni da insegnanti importanti, come Florentino Calvo, Juan Carlos Munoz e Annika Hinsche.

Al suo ritorno viene chiamato per collaborare con la “Arbaria Nuova compagnia folk” e con l’orchestra “Made in Sud”, con la quale studia nuovi repertori di musica tradizionale, tipica siciliana e napoletana.

Si esibisce in occasione di eventi, organizzati in Nord Italia e all’estero, promossi dalla Regione Siciliana, alfine di diffondere la cultura siciliana (grazie anche all’appoggio di importanti associazioni quale Palermo Classica e Wunderkammer).

Registra vari dischi in collaborazione con varie formazioni musicali, si citano gli “Otras Tierras”, il duo “Imbesi-Zangarà” e l’orchestra a plettro città di Taormina.

La passione per la musica tradizionale e folkloristica non viene mai messa da parte, infatti l’ attività di valorizzazione del mandolino si estende in varie zone del territorio europeo, in particolare si citano i gruppi “Sicilia Bedda” e “Bivona Folk” con la quale si esibisce in occasioni di festival internazionali, eventi importanti a livello nazionale e al rinomato 77esimo Mandorlo in Fiore della città di Agrigento (capitale della cultura).

Recentemente ha lavorato presso il teatro Massimo di Palermo, in qualità di professore d’orchestra di mandolino e membro dell’ orchestra del Teatro Massimo, in occasione della rappresentazione “Il mio Amico Amadè” e della messa in scena dell’ opera “Otello” di Giuseppe Verdi.

Ha tenuto concerti all’Expo 2025 di Osaka (Giappone) in qualità di mandolinista del quintetto Scarlatti.