Laura Licata è una scrittrice assai raffinata. La dote della scrittura è nata con lei. Nel 2022 ha ripreso con decisione a scrivere, trasformando una passione coltivata fin da ragazza in un percorso letterario che unisce emozione, riflessione e desiderio di evasione. Nelle sue storie cerca di suscitare nel lettore la commozione e la gioia. Affronta tematiche importanti con leggerezza, pensando alla lettura come occasione di riflessione ma anche come spazio di svago. Alla scrittura affianca una costante passione per i libri e per la condivisione delle letture, coltivata anche attraverso la pagina Istagram@una_marea_di¬¬_libri. Siamo nati nello stesso paese ma per differenza di età, non ci siamo mai incontrati. Ma andiamo a conoscere Laura da vicino.
-Quando nasce la tua passione per la scrittura?
Scrivo da quando ne ho memoria. Appartengo a quella generazione che appuntava ogni evento importante, ogni emozione su un diario. Da piccola scrivevo anche poesie, racconti d’amore e articoli di giornale. Carta e penna sono imiei fedeli compagni.
-Per te “Scrivere è quell’isola felice in cui ti rifugi. Vuoi spiegare meglio questo pensiero?
La quotidianità è difficile da affrontare. A volte sembra una continua fonte di preoccupazioni, di grane da risolvere e gli attimi felici e sereni sono rari come oasi nel deserto. Scrivere mi aiuta a imprigionare tra le pagine le emozioni negative, ad annotare quei ricordi che voglio mantenere vivi. Inventare storie, poi, mi permette di creare un mondo in cui è contemplato solo il lieto fine.
-In che modo la letteratura è un ponte tra le generazioni?
Ogni scrittore è influenzato dalle correnti di pensiero, dagli usi e costumi e dagli avvenimenti storici dell’epoca in cui vive. La letteratura è sia specchio della società, che storia narrata dal punto di vista della gente comune che viene tramandata di generazione in generazione.
-Quanta Sicilia c’è nei tuoi racconti?
La Sicilia è la protagonista indiscussa delle mie storie. Ogni paesaggio, ogni profumo, ogni sapore, ogni personaggio è ispirato a ciò che mi circonda. Anche le emozioni che cerco di trasmettere ai lettori sono tutte quelle che solo chi è nato in quest’isola riesce a comprendere: l’attaccamento ad una terra tanto meravigliosa, quanto crudele; la malinconia di guardare l’orizzonte dalla costa certi che oltre il mare c’è un mondo da esplorare; la consapevolezza di vivere in un luogo che è un diamante grezzo che non siamo in grado di far brillare; il calore di un popolo solare e accogliente; l’attaccamento alle tradizioni; la fede incrollabile.

-E’ vero che molta cultura nasce in provincia?
Come asseriva Camilleri, i siciliani scrivono perché non hanno nulla di meglio da fare. Specie nei piccoli borghi dov’è la noia a scandire le giornate, si ha più tempo per osservare e rimuginare. Le opere di Pirandello, Verga, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, capisaldi della letteratura italiana, sono frutto di quelle osservazioni e di quei pensieri.
-Qual è la tua fonte di ispirazione?
Il mio passatempo preferito è scrutare le persone. Faccio molta attenzione ai loro gesti, alle espressioni facciali, alle parole. Non mi fermo, però, all’apparenza. Attraverso gli occhi provo a capire chi sono veramente. Così chi mi circonda diventa inconsapevolmente protagonista delle mie storie.
-Quali sono le tue passioni nel tempo libero?
Per natura: penso troppo. Così, per distrarmi dalle mie elucubrazioni mentali, mi butto a capofitto in svariati tipi di attività. Leggere, guardare film, viaggiare, andare al mare, scrivere, camminare a zonzo per le vie della città. Sto riscoprendo anche quanto sia bello stare a contatto con la natura: guardare un tramonto o un cielo stellato donano una pace immensa.
-Mi puoi parlare dei premi letterari che hai vinto?
Ho vinto il concorso “Amore in lettera” con una missiva dedicata ai miei figli; quello “Tutti i nodi dell’amore” con un racconto che pone l’accento su quanto possa essere potente la scrittura. Ma il premio a cui tengo di più è il “Velletri Libris 2023”, vinto con una storia dedicata a una mia zia che non c’è più. Poiché credo che le anime dei nostri cari non ci abbandonino mai, sono sicura che dietro l’assegnazione di quel riconoscimento ci sia il suo zampino.
-Quando si dice è tutta colpa di un caffè?
Dietro ogni avvenimento, anche poco piacevole, può nascondersi un’opportunità che diventa punto di svolta dell’esistenza. Nel mio romanzo d’esordio “Tutta colpa di un caffè”, Lara si scontra con Luca e gli versa addosso l’intero contenuto di una tazzina. Un incidente si trasforma in una relazione tra due giovani ragazzi che scoprono insieme le gioie e i dolori dell’amore. Ma la protagonista si trova in quella fase della vita piena di incognite, in cui ogni scelta diventa cruciale, anche quella tra amore e libertà.

-Come sono le donne nei tuoi romanzi?
Sono esseri umani caleidoscopici. Forti e fragili, insicure e determinate, indipendenti, libere. Sono delle guerriere in preda a una lotta interiore ed esteriore, contro una società che le relega in un angolo. Trovano la felicità soltanto quando mente e cuore raggiungono un compromesso.
-In che modo nasce la tua ispirazione con la musica?
Basta anche un solo verso per immaginare un’intera scena. La melodia invece è quella che ispira la gamma di emozioni vissute dai miei protagonisti. Le canzoni scritte dagli uomini, poi, mi aiutano a capire meglio l’altro sesso e a scrivere il punto di vista maschile dei miei romanzi.
-A quanto pare, oltre alla letteratura ami il cinema, la storia e l’arte… Ne vuoi parlare?
Sono un’esteta: amo il bello e tutti i tipi di arte sono la rappresentazione della bellezza. Quando guardo un film, non mi concentro solo sulla storia, ma anche su fotografia, costumi. Se mi soffermo davanti a un’opera d’arte faccio attenzione alle forme, alle luci, alle ombre e alla gamma di colori utilizzati. Passerei ore e ore a osservare le opere di chi mette a frutto le proprie capacità.

-Cosa salverà il mondo oltre alla bellezza?
La messa a bando dell’egoismo. Se ognuno di noi si rendesse conto che certe nostre azioni hanno conseguenze sulle vite degli altri, se provassimo a metterci nei panni di chi ci circonda, se con la nostra libertà non intaccassimo quella altrui: sarebbe un mondo migliore. La terra è inospitale perché amiamo solo noi stessi e – forse – neanche quello.
-Danilo Dolci ha scritto: “gli intellettuali sono mostri senza mani”, cosa intendeva dire?
Secondo Danilo Dolci gli intellettuali parlano tanto e non agiscono affatto. Non sono d’accordo con quest’affermazione. Il compito degli intellettuali è riflettere e di conseguenza indurre gli altri a riflettere e agire per migliorare la società.
-Perché in Italia si legge così poco?
Credo che la colpa sia del degrado del sistema scolastico e delle famiglie. Si impara ad amare la lettura a scuola e a casa. Il progresso tecnologico, le vite colme di impegni e i programmi ministeriali troppo ampi hanno tolto spazio alla lettura che è fondamentale per allenare l’empatia e per aiutare i giovani a comprendere e gestire le proprie emozioni.
-Quali doti deve avere una scrittrice del nostro tempo?
Gli autori devono scrivere storie dal ritmo incalzante e dalla prosa asciutta. Frasi semplici e brevi; un linguaggio privo di fronzoli, moderno, non forbito. Con l’avvento di Internet e dei social: il mondo corre veloce. Occorre dunque narrare storie leggere e profonde allo stesso tempo.
-Cosa è successo a Velletri?
Un miracolo: non c’è parola migliore per descrivere quella premiazione. È stato lì che ho capito di avere fatto bene a tirar fuori dal cassetto quel sogno che avevo accantonato da un po’.
-Quali sono le difficoltà che incontra una donna in un ambiente letterario?
Le donne trovano difficoltà a ritagliarsi uno spazio in qualsiasi ambiente lavorativo. È come se urlassimo rinchiuse dentro una campana di vetro. Nessuno ci sente, nessuno ci ascolta, qualcuno vede bocche spalancate, occhi sgranati e braccia che si dimenano. Ma noi non ci arrendiamo: più è difficile un obiettivo, più ci divertiamo a raggiungerlo.
-Perché nella vita si dice che è una questione di sguardi…
Gli sguardi sono sinceri, al contrario delle parole. Nel mio secondo romanzo “Questione di sguardi”, Giorgio si innamora di Anna non appena gli occhi di lui incontrano quelli di lei. Però l’amore ha logiche e tempi suoi e, a volte, bisogna separarsi e rincontrarsi quando si è davvero pronti a vivere quel sentimento. Il rapporto tra i due protagonisti ha un ruolo centrale nella storia, mentre famiglia, amicizia, perdono e redenzione sono le colonne portanti della trama.
-Hai dichiarato, che fra i tuoi scrittori di riferimento oltre a Pirandello e Camilleri c’è la scrittrice Lucinda Riley…
Grazie ai libri di Lucinda Riley ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo, avanti e indietro nel tempo. Quando è morta, è stato come perdere una persona cara. Mi manca aspettare con trepidazione le sue nuove pubblicazioni.
-Quanti libri hai scritto?
Ho scritto quattro romanzi, di cui solo due pubblicati, e una decina di racconti. Se prima avevo fretta di pubblicare, adesso aspetto il momento e l’opportunità giusta per farlo.
-E’ vero che le donne hanno cambiato la Sicilia?
Le donne non hanno cambiato solo la Sicilia, ma il mondo intero perché, al contrario degli uomini, sanno quanto sia fondamentale il confronto e la collaborazione tra i due sessi.
-Un commento su un pensiero dello scrittore polacco Isaac Bashevis Singer: “Se Dio è misericordioso perché muoiono i bambini”?
Sono molto credente, anche se la mia fede vacilla di fronte a certe tragedie o a dei perché senza risposta. A volte provo a capire la logica di certi eventi, ma non ci riesco mai. Forse avremo le nostre risposte alla fine del mondo.
-Se Dio si mettesse scrivere che libro scriverebbe?
Ha scritto la Bibbia tramite i profeti. Leggendola dovremmo imparare a fare della nostra vita una cosa meravigliosa. Purtroppo, però, non è facile mettere in pratica gli insegnamenti delle Sacre Scritture.
-Quali responsabilità hanno gli intellettuali se l’Italia non cresce culturalmente?
Gli intellettuali da soli non possono far nulla. È tutta la società che ha bisogno di una riforma sostanziale a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Mi piacerebbe lavorare a stretto contatto con i giovani. Con gli occhi incollati sempre sugli schermi, hanno perso la capacità di sognare. Vorrei trasmettere loro la passione per la lettura e per la scrittura come antidoto contro l’apatia.
Biografia
È nata ad Agrigento il 31 agosto 1985. Nel 2004 ha conseguito il Diploma di Liceo Linguistico. Nella vita si divide tra gli impegni dell’azienda immobiliare di famiglia e il ruolo di moglie e madre di tre figli. È da sempre appassionata di letteratura, storia dell’arte, musica e cinema. Nel 2022, dopo un periodo particolarmente difficile, decide di riprendere in mano carta e penna e di inseguire uno dei sogni che aveva accantonato quando era una ragazza: fare della passione per la scrittura un mestiere. Si è data da fare, approfittando di tutto il tempo che riusciva a ritagliarsi, senza calcolare né orari, né giorni. Con le sue storie le piace suscitare nel lettore tante lacrime di commozione, quante di gioia. Tratta tematiche importanti, ma sempre con leggerezza, affinché la lettura sia spunto di riflessione ma anche, e soprattutto, svago ed evasione.

In questi anni ha conseguito tanti obiettivi:
Ha vinto il concorso “Amore in lettera” e la missiva dedicata ai suoi figli è stata inserita nell’antologia “101 lettere d’amore”, edita dalla VGS libri;
Ha vinto il concorso “Velletri Libris” e il suo racconto è stato inserito nell’antologia “Per un pugno di storie 2023”, edita dalla fondazione De Cultura;
Un suo racconto a tema natalizio è stato inserito nell’antologia “Storie sotto la neve”, edito dalla VGS libri;
Il 5 febbraio 2024 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio “Tutta colpa di un caffè”, edito dalla PAV Edizioni, nella collana Romance Young Adult;
Ha una pagina Instagram (@una_marea_di_libri) tutta dedicata al suo amore per la carta stampata. Recensisce le sue letture, collabora con autori emergenti, redige post su argomenti di attualità e su eventi letterari a cui prende parte;
Ha vinto il concorso “Tutti i nodi dell’amore” 2024, indetto dalla PAV Edizioni, e il suo racconto “Il bacio che aspettavo” è stato inserito nell’antologia che prende il titolo dal nome del concorso;
Ha conseguito l’VIII° master di scrittura “Le parole del cinema”, indetto dalla “Strada degli Scrittori”;
Il 13 dicembre 2024 è stato pubblicato il suo secondo romanzo “Questione di sguardi”, edito dalla PAV Edizioni, nella collana Contemporary Romance.
Da un anno collabora attivamente con la Strada degli Scrittori. È una delle coordinatrici dei Circoli di Lettura patrocinati dall’Associazione e sul sito della Strada cura “Lo scaffale di Laura”, una rubrica letteraria.





