La felicità è vivere

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Tutti desideriamo essere felici, sembriamo quasi programmati non solo per godercela, ma per cercare la felicità e volerne sempre più. Ora prendete per buona questa mia idea, ho una domanda da farvi: siamo bravi ad aumentare il livello della nostra felicità? E quanto? Se digitate su Google “felicità” troverete tra i primi risultati della ricerca “i principi per la felicità; cucina: le ricette per la felicità; come essere felici; la pittura: il segreto della felicità”… e si, c’è anche l’intramontabile felicità di Al Bano & Romina! Quindi alcuni di noi riescono ad aumentare i livelli di felicità con un libro, una canzone, una foto, un piatto, altri invece usano l’automedicazione. Mi spiego meglio, ogni giorno nel mondo circolano milioni di prescrizioni per farmaci antidepressivi. Ora non c’è bisogno di cercare su Google, vi dico che il più famoso tra questi è il Prozac. Ma dovete sapere anche che nonostante tutto ciò, l’OMS prevede, entro il 2020, che la depressione sarà la seconda grande causa di disabilità. In verità la scienza non ha fatto molto per aiutarci ad avanzare nella comprensione della felicità umana. (oltre alla canzone di Al Bano quindi) Abbiamo le idee di Freud, che era un pessimista, infatti secondo lui la ricerca della felicità è destinata a fallire. Ora evito di frantumarveli con Freud, per riassumere dico solo che il sistema emozionale è composto da una parte positiva ed una negativa, molto più sensibile. Queste interagiscono tra loro, quindi per annullare la parte negativa è necessario che sia molto forte quella positiva. Ecco, alcuni di voi adesso diranno: “perché non annulliamo la parte negativa?”. Se fossimo governati solo dal piacere moriremmo. In questo modo invece abbiamo due posizioni di comando. Le emozioni, che sono risposte intense e di breve durata, ci consentono di essere alternati, di accendere e spegnere pensieri, percezioni, sentimenti e ricordi. Quindi per riassumere il modello freudiano, meno infelice sei più sei felice. E se questo non fosse vero? Vabè direte voi, non ci vuole uno scienziato per capire che la felicità non è solo l’assenza di infelicità. Ma questo non è mai stato dimostrato. Felice però è una parola che ne racchiude altre, ad esempio Fiero (di me stesso), Orgoglioso (di mio figlio), Schadenfreude… che è un termine intraducibile, per farvi capire cosa significa, schadenfreude è quando io, che tifo per il Palermo, esulto per le sconfitte del Catania. (che volete, sono fatto così.) La cosa curiosa però è che non esiste la parola opposta. Cioè non esiste un modo per definire la felicità per la felicità altrui. Però non c’è solo la felicità, ma anche la ricerca del piacere. È un sistema che si basa sulla ricompensa, ma non solo, c’è anche la motivazione. Qualcosa di allettante che non puoi fare altro che ricercarla. Il che è diverso dal sistema del piacere, che dice semplicemente: “mi piace”, questo è il sistema della necessità. La verità è che la ricerca della felicità e del piacere inizia subito, appena siamo nati. Pensateci, un bebè che vede la propria mamma sorride. Allo stesso modo cerchiamo di imitarci sin da quando siamo nati. Provate a fare la linguaccia ad un bambino, vi risponderà facendo lo stesso. Insomma siamo Social sin dalla nascita. Veniamo al mondo soli e abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ed è qui che c’è il “bug” della felicità. Perché perdiamo di vista la nostra natura sociale e ci concentriamo sull’ ”Io”, non sul “noi”, andando appunto in direzione opposta a quella naturale di esseri sociali. Pensateci, siamo più felici quando veniamo assorbiti dai flussi intorno a noi, quando siamo con altre persone, quando siamo operativi ed impegnati nello sport, nel lavoro, negli studi, mentre facciamo sesso o qualunque altra attività in cui si è almeno in due! Questi sono i momenti in cui ci si sente più felici. Essere soli è innaturale per noi umani. Abbiamo bisogno di appartenere ed appartenerci. Fin qui ve l’ho fatta semplice, ma in realtà il nostro corpo (compresa la mente) è una macchina complessa, ad esempio sfrutta almeno tre sistemi per sostenere la riproduzione. Alcuni ormoni che fanno venire voglia di fare sesso, altri che alimentano il desiderio di avere l’altra persona (quella, proprio quella) e poi altri ancora che generano l’affetto e quindi la creazione di un legame duraturo con l’altra persona. Il problema è che conosco umani, penso ad Al Bano, in cui questi tre sistemi si separano, quindi alcuni di loro possono contemporaneamente avere una relazione duratura, infatuarsi in modo romantico di qualcun altro, e voler fare sesso con una terza persona! (ho detto macchina complessa, non infallibile.) la felicità insomma non è una pillola, non è un affare. È la vita stessa. Lo so a cosa state pensando (e se siete arrivati fin qui), la vostra domanda merita risposta. E la risposta è no, i soldi non danno la felicità ma l’effetto del denaro sulla felicità non è irrilevante. Ha un effetto relativamente piccolo ed è legato più che altro al materialismo, perché è ovvio… non è che se sei povero, fai sesso peggiore. Potrebbe anche darsi, ma che te ne importa… un bicchiere di vino, un panino… Felicità!