Ho conosciuto Francesca Sacco in occasione della via dei Librai al Cassaro di Palermo nel mese di Aprile di quest’anno. Lei era a Genova, ma al suo posto ho trovato un libro veramente prezioso su Palermo. Francesca ha realizzato tre collage su alcune città di Palermo, Genova e Torino, il prossimo sarà quello dedicato a Roma. Il collage letterario della città è un libro-contenitore e rappresenta una costola artistica delle città di Carta, (dirette da Salvatore Ferlita e Fabio La Mantia), è uno strumento per ricomporre e decodificare le varie anime che hanno reso Palermo un luogo d’incanto e d’ispirazione per scrittori e artisti di ogni epoca. Accostamenti sorprendenti e scorci immaginifici restituiscono la vera essenza caleidoscopica della città, altrimenti inafferrabile. Le 23 illustrazioni estraibili sono strepitose, con i collage realizzati abbinati a brani letterari evocativi che hanno la città siciliana per protagonista. Ecco un brano letterario a firma di Salvatore Ferlita:
“La Palermo che finora hai conosciuto, che pensi di dominare nell’intrico dei suoi vicoli, nelle pieghe dei suoi quartieri, nella mappa fisiognomica dei volti di chi quotidianamente l’attraversa, che hai percorso mille volte puntellandone con lo sguardo monumenti e blasoni, d’un tratto rovinosamente si accartoccerà, risucchiata dalla botola malevola della letteratura”.

Francesca Sacco è un’artista italiana che ha fatto del collage la sua tecnica espressiva distintiva. I ritagli fotografici prestano la loro storia e il loro tempo a fortuiti pezzi di carta per ricomporre il ritratto più umano delle città. Nelle sue opere infatti trovano spazio piccoli e grandi angoli di mondo che messi alla prova dalla totale assenza di prospettiva esaltano una dirompente ma caratterizzante surrealtà architettonica. Questi lavori sono realizzati dalla Casa Editrice il Palindromo, diretta da Francesco Armato e Nicola Leo, editori progressisti e lungimiranti, che in fatto di libri hanno una sensibilità fuori dagli schemi, che ci hanno fatto conoscere storie straordinarie della letteratura. Spero di incontrare Francesca in una delle città che ama di più: Palermo, Genova Torino o Roma. Sarà un momento di confronto straordinario…Ma andiamo a conoscere da vicino l’artista Francesca Sacco.
-Quando nasce la tua passione per il collage?
Il collage è una tecnica molto divertente che ho avuto modo di conoscere già in età
prescolare e approfondire nel corso degli anni affiancando al divertimento anche un
coinvolgimento estetico ed emotivo più profondo, sfociato poi nell’età adulta nell’intuizione
di usare la tecnica del collage per raccontare le storie delle mie città.
-Che bambina sei stata?
Sicuramente una bambina felice e molto amata, creativa e sufficientemente egocentrica, ma
anche molto solitaria, soprattutto nel gioco.
-Ricordi il primo libro che hai letto e il primo disegno che hai fatto?
Amavo moltissimo i libri illustrati di Richard Scarry su cui a mia volta disegnavo, ma come
prima vera lettura ricordo “Il Piccolo Principe”, mentre per il disegno credo ci sia il reperto
ancora conservato da mia madre e se non sbaglio era una grande mela.
-Tuo padre era tipografo e il suo lavoro ti ha affascinato così tanto, che hai
continuato questa strada interpretando il mondo alla tua maniera…
Si, tipografo e litografo, sono cresciuta con moltissima carta a disposizione e con il profumo
dei moduli appena stampati. Da molto piccola disegnavo molto e mio padre portava a casa i
fogli dei moduli continui, (quelli uniti da uno strappo con i buchi sul lato lungo) e questo mi
permetteva di “disegnare in lungo” come se fosse una pellicola… mi è sempre piaciuto
raccontare storie anche visivamente e guardando i miei disegni. Ci sono davvero moltissime
situazioni pregne di immaginazione, ma tutte quante con protagonisti costanti una casa, un
albero, un orto.
-Nel tuo collage letterario Palermo è felicissima, si veste da gran signora e viene curato ogni dettaglio. Le schede pubblicate dagli editori illuminati e del futuro, del Palindromo sono legate agli scrittori e risultano straordinarie e istruttive…
Per me Palermo è una gran signora, una gran bella signora. La scelta dei brani letterari è
tutta merito de “il Palindromo”, che conoscono la città minuziosamente e hanno saputo
raccogliere le citazioni perfette per i miei lavori. Ci siamo confrontati sui dettagli appunto,
trovandoci in comune accordo su quale volessimo fosse il ritratto di questa “gran signora” e
il libro ne è il risultato.

-Cosa rappresenta per te il cinema, qual è la sua forza e quali sono i tre film a cui sei più
legata?
Appena ventenne decisi di iscrivermi alla scuola di cinema per approfondire quel che
in modo totalmente inaspettato fu una presa di coscienza, mi piaceva scrivere ed
immaginare il cinema e mi accorsi che lo potevo fare passando sia per le immagini
(direzione della fotografia), che per il racconto e la messa in scena (regia). Il cinema
per me è l’approdo più spettacolare dell’immaginazione, ma anche e soprattutto la
potenza visiva della scrittura. Tra i film preferiti di sempre posso citare: Leon,
Trainspotting e La Grande Abbuffata.
-Palermo e Genova cos’hanno in comune, cosa ti hanno dato e cosa ti hanno tolto?
Mi viene in mente lo stupore e la meraviglia che si prova passeggiando per queste due città,
un’emozione inattesa talvolta piena di contrasti. La bellezza dei palazzi, i dettagli delle
architetture e l’incredibile privilegio di poter vivere dentro il passato senza percepirlo
snaturato dai tempi. Sono città di porto, ma a Genova il mare si percepisce ad ogni cambio di
vento mentre a Palermo si nasconde… Entrambe mi insegnano a non dare per scontato quel
che si ha, a non approfittarsi della fortuna e del privilegio, ma soprattutto sono città che ti
mettono a nudo e ti obbligano ad essere quel che sei e questo in base al momento che stai
vivendo può essere un bene o un male.
-La tua fotografia è il racconto di un sogno, di un mondo pulito e poetico. La realtà che
vivi invece, qual è?
Mi collego a quanto detto sopra. Il filtro dei miei collages sono chiaramente Io e il mio Io che è
fatto di una grandissima immaginazione, tutto parte dalla realtà, le fotografie che faccio
sono reali e legate al presente, raccontano le città per quello che sono, mettono in luce
ombre e fragilità e il mio compito è quello di avvicinarmi quanto più possibile alla verità.
-Nelle grandi città vivono solo i matti. Quelli che hanno un po’ di buonsenso sono scappati, sono ritornati nei piccoli centri dove la vita è a misura d’uomo…
Questo è un grande tema, non nascondo che anche a me piacerebbe poter vivere in un
piccolo centro nonostante Genova non sia una metropoli anzi è un paesone, però il mio
pensiero felice è quello di poter un giorno trovare una vita più lenta.
– Anch’io come te, sono molto legato alla lapa. L’ho immaginata come la continuazione del
carretto siciliano, lapa piena di frutta e di sogni, piena di sfincione appena sfornato con la voce
registrata di un palermitano, che ad alta voce invita ad assaggiarlo, “su cosi chi si
tastano”!
È indubbiamente un simbolo fortissimo, nei miei ricordi siciliani è piena anche di bombole
del gas che di strada in strada rifornivano il paese (Castelbuono).

-Guardando le foto del collage è come se il sacco di Palermo non ci fosse mai stato e
neanche la mattanza dei morti di mafia ammazzati per strada e quelli incaprettati
dentro le auto …
Le storie a cui fai riferimento hanno come protagonista l’uomo e le sue debolezze, ma cosa fa
la città mentre l’uomo mette in mostra tutto il suo violento potenziale? Sta a guardare,
ferma come una scenografia teatrale che però non cambia, resta lì, invecchia un po’, ma ci
sarà sempre, sarà testimone discreto della storia, sarà lo specchio appeso a ricordarci di cosa
siamo capaci. Siamo sempre noi che decidiamo cosa raccontare, siamo noi che portiamo in
scena i romanzi o le tragedie. Le città ci insegnano che su quel palcoscenico si può scendere
e salire a nostra discrezione, sta a noi saperLe raccontare.
– La vita è fatta per stare tutta in un libro di fotografie?
L’album delle fotografie è un oggetto molto malinconico e svela il lato più intimo e delicato
di ogni essere umano, ovvero il desiderio di fermare la felicità per poterla ricordare poi. Il
ricordo molto spesso diventa una fotografia, si sostituisce alla memoria, questa è la potenza
reale della fotografia e credo che poeticamente sia possibile raccogliere tutto in un libro di
fotografie…
-Dove hai incontrato gli editori del Palindromo che hanno trasformato le grandi città
in opere letterarie di carta"?
“Il palindromo” è stata la prima casa editrice ad aver risposto con entusiasmo a una
mail che ho inviato a diversi destinatari presentando il mio lavoro con il desiderio di
farne un’opera da proporre in libreria. Loro hanno avuto l’idea di arricchire il loro
catalogo di “Città di carta” che promuove la scoperta letteraria delle città attraverso
la bravura degli autori che hanno saputo “ritrarre” a parole loro e di altri, la città in
questione. Non abbiamo fatto altro che dare una visione a tutto questo usando i miei
collages…
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sicuramente andremo avanti nel viaggio tra le città insieme al Palindromo. Il
futuro è fatto di altri racconti collage-letterari, la prossima città sarà Torino e poi
chissà dove andremo… Il mio lavoro si svolge principalmente in studio, dove
progetto i prossimi ritratti di città, in attesa di poter andare a fare fotografie nei luoghi
interessati per poi farne un collage!

Biografia
Francesca Sacco nasce a Genova nel 1984, sin da bambina esprime la sua creatività attraverso il
disegno usando i blocchi di carta per modulo continuo che il padre tipografo portava a casa. Fogli in
successione che raccontano storie di sirene, castelli, animali fantastici, percorsi segreti sotto gli
alberi, tutto a sviluppo orizzontale come la pellicola di un film. Non a caso finiti gli studi superiori
Francesca si avvicina al Cinema, unendo la passione per il racconto a quella della fotografia si
diploma in Direzione della Fotografia. Resta però incompleto il bisogno di esprimersi attraverso le
immagini ed è così che arriva il collage. Il desiderio di ricomporre, di rimettere a posto ciò che si
era in precedenza separato, la forza straziante di tenere insieme racconti di vita non solo personali,
non solo interiori, ma porre l’orecchio sul mondo esterno e mettere in scena sullo stesso set le storie
del quotidiano umano. Nasce così la sua opera, dall’idea democratica di combinare elementi diversi
tra loro disposti a convivere nello spazio simbolico del quadro. Ecco che Genova, palcoscenico
protagonista della vita di Francesca, si offre come musa ispiratrice e banco di sperimentazione per
spettacolizzare il collage. Elementi architettonici come colonne, balconi, archi, finestre, portoni, cornicioni e tetti trovano un nuovo spazio nel racconto, avvicinando antico e moderno, lusso e miseria, abitato e abbandonato al dettaglio imprevisto del quotidiano, allo zingaro che suona, al “gatto innamorato che randagio se ne va”, alle insegne senza tempo dei negozi e delle botteghe dei centri storici, ai panni stesi come sipari sulle vite di chi abita dentro quelle case che esprimono la loro indistruttibile fragilità attraverso il frammento. Ed è proprio la frammentazione della vita quotidiana che esce dalle opere di Francesca, strizzando un occhio al nostro album dei ricordi, quelli che ci legano alla nostra città oa quella che abbiamo visitato durante un viaggio, a dare corpo alla ricerca artistica e personale. Ricomporre l’ incanto della vita quotidiana come quando al mattino raccogliamo i pezzi del sogno appena finito e cerchiamo di raccontarlo. Ritagli di memoria che scrivono una nuova storia. Le opere di Francesca sono un invito alla ricerca della verità attraverso l’attenzione per il dettaglio. Il frammento, il ritaglio, è il vero protagonista è lui che racconta è lui che custodisce il racconto dell’insieme. l’imperfetto, l’irregolare, il fragile equilibrio delle città verticali che pezzetto su pezzetto ci implorano di essere guardate con occhi curiosi e attenti.
Le foto di Francesca Sacco sono di Francesca Gazzolo






