A Palermo far cinema, far cultura, far teatro, è particolarmente difficile perché è un ambiente chiuso dove hanno spazio solo alcuni. Quando ho conosciuto Fabrizio Zichi p-residente del teatro Articomio APS ho scoperto una bella realtà, ho scoperto un mondo di sogni. Una compagnia di giovani visionari, che si vuol bene che fa grandi sacrifici dalle prove alla realizzazione delle scene e riesce a produrre delle Opere di tutto rispetto e che meritano grande attenzione da parte del pubblico e della critica.
Con “Lu curtigghiu di li raunisi”, portato in scena lo scorso anno, la Compagnia Articomio APS ha partecipato al concorso teatrale nazionale “Festival delle regioni d’Italia” organizzato da F.I.T.A. (Federazione Italiana del Teatro e delle Arti), passando la selezione regionale. E’ in attesa di conoscere l’esito della selezione per la finale Nazionale che si terrà alla fine del mese di luglio a Spoleto. Fanno parte della compagnia teatrale: Laura Fazzini, Rosanna Provito, Alessio Di Vita, Salvatore Corsini, Erika Messina, Fabrizio Giotti, Helgaria Costa, Laura Spanò, Antonella Cirino, Antonella Costa.

Ma andiamo a conoscere Fabrizio Zichi da vicino …
-Quando inizia la tua passione per il teatro?
Una volta, da bambino, credo alle scuole elementari, ci portarono al Teatro Biondo di Palermo a vedere un’opera di Luigi Pirandello: Sei personaggi in cerca d’autore. E’ un’opera particolarmente difficile, forse poco adatta ad un pubblico così giovane, ma ricordo di non essermi affatto annoiato. Anzi, ne rimasi rapito. E da quel momento mi sono innamorato del teatro, anche se questo amore è rimasto latente per molti anni; infatti ho iniziato a recitare solo nel 2014. Avevo trentacinque anni!
-Ricordi la prima volta che hai recitato, quale era la tua parte?
La mia prima volta sul palco è stata in occasione della messa in scena di una commedia di Giuseppe Fazio intitolata “La maga Gina”, in cui facevo la parte di un certo Fabio. Ricordo di essermi divertito molto. Da lì è iniziato tutto.
-Sei Presidente dell’associazione culturale ArtiComio APS di Palermo, quando è nata questa Associazione e cosa si propone?
ArtiComio è nata nel marzo del 2024. E’ la realizzazione di un progetto che avevo in mente già da tempo e che ha avuto luce grazie alla mia testardaggine ma anche alla collaborazione di tutti gli altri soci che ci hanno creduto.
-Quali sono le finalità della vostra Associazione?
Ci proponiamo di promuovere l’arte in tutte le sue forme, con particolare riferimento all’arte teatrale, nonché la lingua e la cultura siciliana. Non a caso, la nostra prima rappresentazione teatrale è stata realizzata proprio in dialetto.

-Quanti e quali spettacoli avete prodotto?
ArtiComio ha iniziato l’attività teatrale alla fine del 2024, con le prove della nostra prima produzione, “Lu curtigghiu di li Raunisi”, un’opera dialettale di autore ignoto, rielaborata dal poeta Ignazio Buttitta, che esprime tutta la sicilianità di una Palermo del 1800. Siamo particolarmente legati a quest’opera perché ha rappresentato il nostro “debutto” come ArtiComio e ci ha accompagnato per tutto il 2025 durante il quale l’abbiamo replicata più volte. Un bel successo come esordio.
Adesso stiamo lavorando ad una commedia scritta da me che dovrebbe andare in scena nei prossimi mesi.
-Quanto è difficile fare teatro in Sicilia?
Purtroppo, anche nell’arte bisogna sempre fare i conti con le risorse economiche. Soprattutto in ambito teatrale, in cui le spese per l’allestimento di uno spettacolo sono sempre abbastanza rilevanti.
Noi, come la maggior parte delle realtà associative, viviamo di autofinanziamenti e questo è un limite rilevante. L’attività teatrale, intesa quale rappresentazione delle opere, rappresenta solo uno dei fini statutari. Nei nostri progetti c’è la realizzazione di un centro culturale in cui possano coesistere le varie forme d’arte: pittorica, musicale, teatrale e tanto altro. Ma per farlo necessiteremmo di contributi ai quali, soprattutto per giovani realtà come la nostra, non risulta facile accedere.

-Quali sono le qualità che deve possedere un buon attore?
Sai, non ritengo di avere un’esperienza tale da poter indicare le caratteristiche di massima di un attore. Nella mia breve “carriera” attoriale ho sempre messo tanto amore, passione, voglia di imparare, mettersi in gioco, studiare, ascoltare, la predisposizione al sacrificio, all’impegno… Ecco, queste sicuramente devono esserci, sono alla base.
-Chi sono i tuoi scrittori e i registi di riferimento?
In ambito teatrale non può che essere Pirandello. Se faccio teatro oggi di fatto lo devo in qualche modo a lui. Tra gli autori letterali ho apprezzato molto Andrea Camilleri e Verga, del quale ho avuto l’onore di interpretare Nanni Lasca né “La lupa” in versione rivisitata e diretta dal Maestro Simone Alaimo.
-Qual è il film che tutti i siciliani dovremmo vedere?
Tralasciando per un attimo i grandi classici, tra i quali sicuramente citerei “Nuovo Cinema Paradiso”, mi sento di dire “Il 7 e l’8” di Ficarra e Picone. Dietro la storia comica, l’ironia che caratterizza il film dei due artisti siciliani, c’è a parer mio una profondissima analisi sociologica. Ci fa capire quanto, alle volte, nella vita è tutta una questione di occasioni, dettate anche dal semplice contesto sociale in cui siamo nati e cresciuti e come questo possa influenzare o stravolgere la nostra intera esistenza.

-E qual è il libro che dovremmo leggere?
Purtroppo non sono un grande lettore. I ritmi frenetici della quotidianità mi tolgono il tempo necessario per farlo. Mi dedico alla lettura quando finalmente tutto tace e si ferma, la sera prima di andare a letto. Ma finisce col tacere e fermarsi anche il mio cervello e… buona notte! Però credo che l’importante alla fine sia leggere, qualunque cosa, soprattutto per le nuove generazioni. I giovani sono abituati a “scrollare” sul cellulare, ingurgitando una quantità abnorme di contenuti audiovisivi pressoché inutili, che non stimolano la crescita culturale e lessicale e ciò si riflette, tante volte, nella incapacità di esprimere concetti complessi. Spero ci sia una controtendenza nei prossimi anni. Un progressivo allontanamento dai social a favore dei rapporti interpersonali reali.
-Perché è così importante recuperare il dialetto?
Il siciliano è una lingua bellissima, variegata, musicale. Ma soprattutto è la nostra lingua dell’anima. C’è però la tendenza ad associare l’uso della lingua siciliana ad un livello culturale medio/basso. E si finisce con non utilizzarla in ambito familiare, magari nel dialogare con i propri figli, preferendo l’uso della lingua italiana in via esclusiva. Questo sta finendo con il far venire meno l’unico metodo di insegnamento del dialetto, la trasmissione per tradizione, essendo la lingua siciliana, o comunque il dialetto in generale, non contemplata tra le materie di insegnamento scolastico.

-E’ vero che un attore è un “gran bugiardo”?
Sempre citando Pirandello, diceva che “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno”. Ecco, io penso che recitare di fatto comporti indossare una maschera. Dismettere i propri panni, quelli della propria vita, per indossare quelli del personaggio che si interpreta, molte volte molto diverso da noi, in questo modo si finisce con il dover “mentire” a noi stessi, per l’ottima riuscita dell’interpretazione.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Nel futuro più immediato vorrei riuscire a dare la giusta “Casa” ad ArtiComio APS. Abbiamo tanti progetti che per il momento restano tali per mancanza di spazi adeguati per la loro concretizzazione.
Io… speriamo che me la cavo! Avete presente quel momento in cui dite “Io non sono superstizioso…” e poi, puntualmente, vedete una scala e fate il giro largo? Ecco, questo spettacolo è per voi!
La compagnia ArtiComio APS è pronta a scombussolare le vostre certezze con una commedia nuova di zecca che vi farà dubitare anche della vostra ombra… ma con il sorriso sulle labbra!
Lo spettacolo
“*SONO SOLO SUPERSTIZIONI*”
Sarà presentato il 31 maggio alle ore 18:00 presso il Nuovo Teatro Orione di via Don Orione 5 a Palermo
Un’opera inedita scritta e diretta da Fabrizio Zichi con l’aiuto regia di Salvatore Corsini. E’ una commedia brillante in due atti che racconta le normali dinamiche di una famiglia, in cui il marito Geennaro è ossessionato dalla scaramanzia, al contrario della moglie che Rosaria, e dei due figli Carmine e Anna che sono costretti a convivere con le sue fissazioni. Si tratta di una divertentissima commedia da non perdere. Preparatevi a un viaggio tra scaramanzia e razionalità: un doppio punto di vista che metterà in crisi i più scettici ma anche i più timorati della sfortuna. Chi avrà ragione alla fine? Venite a scoprirlo (magari portando un cornetto in tasca, non si sa mai…).

Biografia breve
Fabrizio Zichi, nato a Palermo nel 1979. Le sue prime esperienze culturali sono nate durante le stagioni da animatore turistico, front man in varie band musicali locali nei primi anni 2000 e nel mondo del teatro dal 2014. Attore, cantante, regista, autore, tutto a livello amatoriale ma sempre con grande passione, amore e competenza…
Per le foto si ringraziano i fotografi Nando Garozzo e Giovanni Ferdico.





