Intervista al Direttore, Viviana Savarino, a Corrado Pintaldi dirigente di Polizia Penitenziaria Comandante dell ‘IPM ed al Capo Area Educativa dell’Istituto Penale per Minorenni di Caltanissetta Silvia Cirami di Giuseppe Maurizio Piscopo.

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Il carcere è uno scrigno. È il luogo delle cose perdute, di un’umanità che arranca, ferita, e che s’aggrappa a te con violenta tenerezza […] Nella mia vita ho realizzato centinaia di interviste, ma quella di oggi, credo che sia una delle più significative per far conoscere il lavoro complesso e importante che Corrado Pintaldi svolge ormai da quattordici anni nel delicatissimo settore della Giustizia Minorile. Insieme a Corrado altre due figure cardine, fondamentali per l’opera di rieducazione dei giovani, che autori di reati gravi, vengono loro affidati per un tempo limitato, in specie la Dott.ssa Silvia Cirami, funzionaria della Professionalità Pedagogica e la Dott.ssa Viviana Savarino direttore dell’Istituto, anello necessario di congiunzione tra le due anime dell’I.P.M. ovvero l’Area Sicurezza e l’Area Trattamentale.

-Cesare Beccaria sosteneva l’importanza di garantire nelle carceri la dignità umana anche per lo scopo “rieducativo” della detenzione stessa. Ma tutto questo è rimasto una utopia?

Assolutamente no. Le normative penitenziarie ribadiscono tale concetto che trova fonte nell’art. 27 della Costituzione. L’Ordinamento Penitenziario, ossia la legge 354/75 già all’art. 1 specifica ancor di più questa sacrosanta volontà. In maniera ancora più specifica , noi che operiamo nel delicatissimo campo della Giustizia Minorile, sentiamo ancora di più questo imperativo Categorico peraltro evidenziato nel Decreto legislativo 121/2018, ossia l’ordinamento che stabilisce a chiare lettere che l’esecuzione della pena detentiva e delle misure penali di comunità devono tendere alla responsabilizzazione , all’Educazione ed al pieno sviluppo psico- fisico del minorenne anche con percorsi di Giustizia Riparativa e Mediazione con le vittime di reato.

-Il carcere ha lo scopo di rieducare il condannato, così come previsto dall’art. 27 della Costituzione. Ciò significa che il detenuto non viene inserito nel circuito penitenziario semplicemente per essere punito per il reato commesso, ma per recuperarlo nella società civile. Ma tutto questo succede qualche volta?

Sicuramente noi operatori dell’Istituto Penale per i Minorenni, sia di Area Trattamentale che Sicurezza, mettiamo, nel limitato tempo in cui i minori vengono a noi affidati, il massimo impegno attraverso una costante opera di rieducazione individualizzata e di gruppo, attraverso variegati progetti di formazione, sport, creatività e studio. Insegniamo ai minori che non hanno avuto possibilità di sana crescita all’esterno, a costruire piuttosto che distruggere, a cercare il bello e fuori uscire dalle logiche delinquenziali della violenza.Una volta dimesso dall’I.P.M. il minore va sicuramente guidato e supportato dai servizi sociali territoriali e dalla comunità esterna altrimenti il pericolo èche, reinserito nei contesti familiari di provenienza spesso deprivati da un punto di vista affettivo ed educativo o in territori privi di possibilità di tipo formativo e lavorativo, possa ritornare a delinquere.

-In passato si diceva che il carcere doveva essere un luogo di rieducazione per mettere in sicurezza la nostra società. Il mondo è cambiato ed anche le regole sono cambiate, ma il carcere è rimasto un luogo isolato e lontano dalla società…

Il Carcere non è rimasto un luogo isolato e lontano dalla società. Gli Istituti sono all’interno delle Città e gli operatori cercano di agevolare interazioni con la Comunità esterna così come previsto dall’Ordinamento Penitenziario. Noi, nel nostro piccolo, operiamo collaborando costantemente con volontari, mediatori culturali, gruppi sportivi,scuole ed associazioni convinti che il “problema carcere” non sia solo di esclusiva competenza degli addetti ai lavori ma anche della società in senso lato, enti territoriali in primis.

-E’ vero che la maggior parte dei detenuti nelle carceri italiane sono extracomunitari ed uno dei maggiori reati riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti?

Effettivamente da anni si assiste ad un crescendo di presenze di detenuti extracomunitari. Nel settore minorile le presenze maggiori di detenuti ospiti minorenni e giovani adulti extra comunitari senza fissa dimora si rilevano al Nord Italia ma i numeri stanno aumentando anche negli I.P.M. del centro e sud Italia. Ad avvalorare quanto detto si riscontrano di frequente trasferimenti dagli istituti del Nord verso il Sud a causa del sovraffollamento. I reati riferiti ai detenuti extracomunitari sicuramente riguardano anche lo spaccio di sostanze stupefacenti, delle quali spesso sono assuntori oltre che spacciatori ma non solo. Riscontriamo anche reati contro il patrimonio e la persona, non infrequenti risultano reati di violenze sessuali. Di interesse sono anche le presenze dovute al traffico di migranti.

-Ogni anno, in Italia, migliaia di persone tra i 18 e i 34 anni transitano negli Istituti Penitenziari. Una tale consistenza di giovani nelle carceri italiane dovrebbe indurre a un’attenta riflessione per non sbagliare la strada da intraprendere per contrastare il fenomeno.

Quanto evidenziato sicuramente fa riflettere; i ragazzi che seguiamo spesso trovano nel carcere, pare un paradosso ma è così, l’ultimo baluardo di assistenza non essendoci stata attenzione e accudimento da parte delle famiglie spesso disgregate, assenti o delinquenziali ed una efficace presa in carico, da altri collettori sociali quali scuole, servizi sociali, enti territoriali, per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e l’inizio di comportamenti devianti. Noi seguiamo giovani dai 14 ai 25 anni e di frequente insegniamo loro a leggere e scrivere, ed a seguire le regole basilari di civile convivenza. Diamo loro assistenza medica, psicologica, li avviamo ad attività ricreative e culturali ed insegniamo loro delle professioni. Trasmettiamo loro valori di legalità anche attraverso l’incontro con vittime di reato o figure positive del mondo della Cultura, Giustizia, della Chiesa e società civile. Proprio di recente abbiamo fatto visitare ad alcuni giovani ristretti che hanno avviato un buon percorso di risocializzazione, la nave Scuola Amerigo Vespucci attraccata a Porto Empedocle ( alleghiamo foto dove unitamente a noi, sono presenti altre figure fondamentali per l’organizzazione quali gli ispettori spanò Sebastiano e Alù Alessandra ed il Volontario Professore Andrea D’Amico ) od ancora la Valle dei Templi di Agrigento proprio per metterli a confronto con la storia e l’Eccellenza Italiana animati sempre dalla Speranza di una rivisitazione critica dei propri vissuti. Il problema poi è quando fuoriescono dalla nostra tutela e rientrano nei propri ambienti.

Proprio ieri, 23 maggio, data importante e significativa, abbiamo partecipato alla partita del cuore tra attori, magistrati e Forze dell’Ordine ed abbiamo fatto respirare a tre nostri ospiti aria di libertà e legalità.

-Cosa va cambiato nella gestione delle carceri che risultano essere super affollate?

Occorre investire di più in risorse materiali ed umane. Occorre potenziare sempre più le attività lavorative e favorire le misure alternative alla detenzione per detenuti meritevoli ed in verità, negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento delle presenze di personale di nuova nomina sia di Area Trattamentale che di Sicurezza, purtroppo ancora non sufficiente a colmare le carenze d’organico e le gravi criticità che affrontiamo ogni giorno. Ancora più necessario è incrementare il personale sanitario visto l’incremento di detenuti di difficile gestione con problematiche di tipo psichiatrico, in assenza di strutture idonee che possano garantire l’adeguata assistenza medica- psicologica di cui necessitano. Risulta però importante evitare il sovraffollamento all’origine con opere di prevenzione ma questo è un compito che riguarda in particolare gli enti territoriali.

– Nel nostro ordinamento penale, per espressa previsione Costituzionale, la pena deve tendere alla rieducazione del reo, favorendo il suo inserimento nella società, principio che è stato reso effettivo in seguito alla promulgazione della Legge n. 354/1975, di modifica del vecchio regolamento penitenziario…

E che trova conferma nel nuovo ordinamento penitenziario minorile ossia il decreto Legislativo 2 ottobre n. 121/2018. La nostra opera si incentra nella responsabilizzazione dei ragazzi che ci vengono affidati attraverso percorsi di studio, sport, lavoro, arte e musica, giustizia riparativa che preparano i nostri ragazzi ad un rientro graduale nella società, consapevoli e proiettati a percorsi di civiltà e legalità. Sono tante e varie le attività sapientemente guidate da Educatori svolte in sicurezza grazie alla presenza della Polizia penitenziaria che vedono i ristretti impegnati in percorsi di formazione di pregio. Validi anche gli incontri di mediazione penale in cui i ragazzi vengono portati alla riflessione ed al rispetto dell’altro. Sono tanti gli operatori che hanno in cura e custodia (nel senso di custodire, proteggere, migliorare) giovani che sono stati cresciuti nel degrado e nella violenza con povertà emotive gravi. Psicologi, volontari, insegnanti, mediatori culturali e linguistici collaborano con noi quotidianamente per favorire tutto ciò.

-Carcerati e carcerieri una vita difficile sia per gli operatori che per i detenuti ospiti…

Carcerati e carcerieri sono ormai concetti dispregiativi superati. Anche nel linguaggio il mondo del penitenziario si è evoluto tendendo sempre più ad una maggiore umanizzazione. Oggi abbiamo detenuti ospiti ed operatori penitenziari di alta professionalità che cercano, con dispendio di energie e sacrifici enormi, di dare contenuto e valore al tempo ed allo spazio della pena pur con le poche risorse e con le nuove problematiche che ci troviamo ad affrontare, quali il trattamento di giovani stranieri non accompagnati e con problemi psichiatrici.

La vita è sicuramente difficile per entrambe le parti; si pensi a periodi sensibili quali estati calde dove i ragazzi normalmente sono in vacanza al mare con gli amici a divertirsi, festività natalizie lontani dalle famiglie (anche i poliziotti), ricorrenze familiari importanti in cui i detenuti impossibilitati a partecipare hanno come unici referenti gli operatori penitenziari sempre troppo pochi e che si fanno in quattro per fare fronte alle svariate esigenze dell’utenza. Con senso del dovere si ottempera atutto accumulando sicuramente tanta stanchezza ma raggiungendo comunque gli obbiettivi.

-Carcerati e familiari una relazione difficile?

L’ordinamento penitenziario favorisce i legami familiari. I nostri ragazzi incontrano regolarmente i propri familiari nelle sale appositamente dedicate più volte al mese, effettuano video colloqui attraverso tablet e computers nonché più telefonate alla settimana. In particolari situazioni possono godere di permessi di necessità o premio per essere vicino alla famiglia. In Istituto abbiamo pure festeggiato cresime e battesimi, frequentemente accade infatti che alcuni minori, dopo aver partecipato ad alcune celebrazioni e/o momenti di spiritualità favoriti dal Cappellano dell’Istituto in collaborazione con i volontari, chiedano spontaneamente di ricevere i sacramenti.

-Carceri e nuove tecnologie…

Di recente si è celebrato il 208° anniversario del Corpo di Polizia penitenziaria ed a Roma sono stati allestiti stands dove venivano rappresentate alla cittadinanza le svariate attività poste in essere dagli operatori sempre più specializzati nel contrasto ad attività criminali. La Polizia penitenziaria dispone di mezzi sofisticati per l’osservazione dei detenuti negli Istituti penitenziari, soprattutto di alta Sicurezza, o per l’accompagnamento di detenuti pericolosi attraverso automezzi altamente tecnologici. Di recente ci stiamo specializzando sempre più nel contrasto all’introduzione di oggetti pericolosi dall’esterno attraverso i droni e sono sempre in attenzione studi sull’ammodernamento degli equipaggiamenti. Inoltre, al pari di altre Forze di polizia, esistono reparti specializzati nel pronto intervento, nelle investigazioni e nella ricerca di latitanti. Tutto questo non sarebbe possibile senza un’adeguata strumentazione.

Cosa si può fare per prevenire il suicidio nelle carceri? 90 suicidi nel 2024 e nel 2025 più di 10.

Occorre investire sempre più in risorse da destinare al mondo dell’esecuzione penale. Favorire al massimo il lavoro in carcere, aumentare e specializzare sempre più il personale. Occorre sicuramente aumentare le ore di intervento ed il numero di medici e mediatori culturali per favorire il dialogo con i minori stranieri, spesso portatori di problematiche psichiche. Andrebbero altresi aumentate, negli Ipm, le ore degli specialisti in Psicologia e favorita una presenza, almeno bisettimanale, del servizio di Neuropsichiatria. Favorire le misure alternative alla detenzione sarebbe forse un altro modo nell’ottica della prevenzione ma qui deve subentrare l’impegno anche della società esterna.

-Qualcuno ha scritto che l’evoluzione di una società si capisce dalle condizioni delle carceri…

Voltaire scriveva bene: l’Amministrazione Penitenziaria mette in campo grandi sforzi per migliorare le condizioni di vita dei detenuti ospiti. I ristretti vivono in camere che devono rispettare determinate metrature, con bagni, riscaldamenti e suppellettili adeguate. Vero è che le risorse non sono mai abbastanza ma l’impegno degli operatori è massimo. Occorre però una più alta partecipazione da parte degli enti esterni.

-L’arte, il cinema, il teatro, la pittura, la scrittura e la musica possono aiutare i carcerati ad uscire dal tunnel?

Assolutamente si! La settimana scorsa abbiamo realizzato un progetto teatrale che ha visto coinvolti ragazzi dell’I.P.M. e del Liceo Classico di Caltanissetta. Spesso creiamo laboratori musicali o di bricolage. Li educhiamo a realizzare cose belle, a costruire e non distruggere, a pensare il Bello. Da una canzone RAP solitamente rivolta ad ideali di protesta, guidati da Educatori ed operatori di progetto, i ragazzi compongono musiche e versi intrisi di valori positivi di speranza in un futuro migliore e volontà di migliorare. Ti invitiamo ad ascoltare una canzone realizzata grazie alla collaborazione del nostro Volontario Professore D’Amico Andrea, anni fa, diventata virale sui social, che si intitola “Come una rondine”. Abbiamo in progetto di realizzare con i nostri ragazzi dei Murales che ispirino valori di legalità. In questo la Procura di Caltanissetta presso il Tribunale per i Minorenni ci ha anticipato realizzando un Murales significativo dedicato a Rita Atria. Anzi, sappiamo che stiamo parlando con un artista…ti invitiamo ancora a far conoscere la tua arte ai nostri ragazzi sempre molto curiosi di vedere realtà costruttive.

-Una proposta vista la vostra esperienza, per migliorare le condizioni carcerarie dei detenuti

Investire sempre più nelle assunzioni e nella formazione continua degli operatori, migliorare sempre più i luoghi di detenzione ed impegnare gli ospiti detenuti in attività formative e remunerative. In molti chiedono di poter guadagnare lavorando per aiutare le famiglie. Un detenuto impegnato è una persona che non avrà tempo per azioni delinquenziali, tanto più se minorenne.

-Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Cercare di continuare a far bene il nostro lavoro, animati sempre dalla speranza di infondere valori positivi in ragazzi che hanno ancora tanta libertà da vivere ed un futuro ancora da progettare e costruire. Il motto istituzionale della polizia penitenziaria, ma di tutti gli operatori penitenziari, è despondere spem munus nostrum.