Poetesse del nostro tempo: Maurizio Piscopo incontra Roberta Russi

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“Città dal molo

ti guardi

ti alzi

t’illumini

ti spegni

t’addormenti” .

Con questi versi dedicati alla città di Trieste ho il piacere di introdurre Roberta Russi che ho conosciuto al Festival dell’acqua di Staranzano in provincia di Gorizia, giunto alla sua terza edizione. In questa occasione ho conosciuto la giornalista Fabiana Martini e la coordinatrice del Festival Roberta Sodomaco. E’ stata un’esperienza importante per la mia ricerca letteraria e musicale sulle città del mondo che esprimono poesia e musica. Roberta è Assessore ambiente urbanistica, edilizia e turismo del comune di Staranzano, diretto dal Sindaco Marco Fragiacomo. E’ una ragazza molto colta con tante passioni: la lettura, la musica, la poesia, i viaggi, la vela. Ma andiamo a conoscerla da vicino…

Elegia Americana non è l’ultimo libro che ha letto, ma quello che le è rimasto in mente. È la storia di Vance il vice presidente degli Stati Uniti d’America. Un altro “The hate you give di Angie Thomas, tradotto in italiano in – il coraggio della verità- è la sua biografia anche in questo caso il contatto di tutta la sua famiglia con la brutalità poliziesca. Entrambi i libri sono diventati anche dei film, ma non rendono, a suo parere, allo stesso modo della carta scritta.

Per quanto riguarda la cucina le piace molto preparare dei piatti. Per Roberta cucinare è come un rilassante momento creativo. Le piace mettere le mani in pasta. Fare strudel. Un dolce di mele. Ma non solo dolci. Anche pasta, ravioli, pesce. Anche lì ci vuole creatività intuizione e improvvisazione. È una chimica poetica. Come sport pratica la vela e lo sci da sempre, in modo amatoriale con amici di lunga data. D’estate più regate e d’inverno più uscite sulla neve. Durante l’anno cammina molto e va in bicicletta. I movimenti lenti sono come la meditazione. Momenti in cui si può cambiare la prospettiva e si possono osservare le cose da altre angolazioni. Quando ha tempo cura anche un mini orto e il giardino. Gioca con i colori e dipinge. Ma la cosa che ama di più è viaggiare. Vedere il mondo nelle sue diversità e complessità. A Roberta che mi ha dato delle dritte per ammirare e conoscere Trieste da vicino, pongo alcune domande.

-Quando nasce la tua passione per la poesia?

La passione per la poesia nasce e muore ogni volta che ho un’idea, raggruppo le frasi che mi ronzano in testa e le annoto. Poi la strutturo. Di solito quelle di getto nascono meglio e non muoiono mai, rimangono un pò acerbe al gusto di qualcuno. Le altre forse sono più studiate, più elaborate. Più pensate.

Forse hanno un gusto più lungo o forse si assaporano meglio, ma io credo abbiano

una fine più veloce. Comunque non c’è stato un inizio chiaro. A scuola mi sono sempre piaciute le poesie e ne ho imparate molte a memoria per mio diletto. Perché mi facevano vivere dei sentimenti, mi facevano visitare dei posti che non avevo fino a quel momento mai visitato e li vedevo con gli occhi di chi le aveva scritte.

-Come si può definire la tua poesia, quante poesie hai scritto?

Direi che è o possiamo definire la mia poesia immediata abbastanza realistica e biografica. Nel senso che quello che vivo e vedo poi lo trasmetto. Non so dirti il numero esatto, una raccolta ne contiene una decina e una raccolta una cinquantina. Poi ne ho altrettante sparse su quadernetti di appunti e su un blog in rete. Alcune in italiano, altre in inglese, altre in vernacoliere. Ho scritto anche un mini testo teatrale che ha ricevuto una menzione sempre ad un concorso nel lontano 2005. Poi una poesia in vernacoliere nel 2007. Quelle in italiano invece, non hanno mai avuto successo ai concorsi.

-Puoi commentare questa frase: “Ognuno di noi ha due vite, una è quella che vive l’altra è quella che sogna!”

Ritengo, che le Vite siano molte più di due. Possiamo vivere una vita in un minuto e una in un anno. Quella reale dura una vita intera e l’altra ti fa sognare ad occhi aperti in ogni secondo. Ci sono altre dimensioni, in cui ognuno di noi viaggia, coscientemente o meno, che trascendono il tempo e lo spazio e durano per sempre.

-Qual è il viaggio che fa la mente?

La mente viaggia molto e va ad una velocità elevata. Velocità di pensiero. Velocità della luce. Le azioni sono molto più lente. Ma creano cambiamento. La mente mente. Le azioni traducono il pensiero. È importante essere imparziali e cercare di muoversi su tutti i binari percorribili. A velocità diverse. In modi diversi. In modo da compensare la velocità della mente con le parole, i pensieri, i ragionamenti, i fatti. Costruendo da immagini palcoscenici dove interpretare tutte le nostre anime.

-Si può rimanere attaccati ad un sogno?

Un sogno può essere un bisogno. Si può realizzare o meno. O rincorrerlo per un periodo. O tenerlo in volo come un aquilone. Credo, che se una persona vuole ottenere un risultato debba avviarsi, intraprendere il percorso, poi il sogno si costella di casualità e accadimenti, azioni e raggiungimenti lungo il percorso. Così non si rimane attaccati ad esso ma lo si disegna con i colori adattandolo alle stagioni della vita.

-Cosa hanno di speciale le rose che fioriscono in gennaio?

Mi è capitato realmente di avere un roseto molto vecchio nel giardino, che in questi anni di cambiamenti climatici ed estati ricorrenti, sia fiorito proprio a gennaio, fuori stagione insomma. E’ la testimonianza che tutto cambia. In una ciclicità. Per poi rimanere tutto uguale. Le rose sono sempre rose. Ricordano le nonne che con tanto amore le curavano. E le spine che ogni tanto pungono. A gennaio sembravano un po’ più infreddolite del solito. Ma si sono vestite con i migliori petali che hanno trovato. Rendendo questa loro sbocciatura magnifica.

Chi sono gli ascoltatori, i viaggiatori assenti dagli occhi distratti?

Quelli che ascoltano o dovrebbero ascoltare. Viaggiatori assenti con occhi distratti. Quelli che in un modo o nell’altro non focalizzano ma vedono e raffrontano luoghi lontani del mondo. Ascoltano immagini e vedono suoni. Respirano deserti e bevono oceani.

-Cosa possono nascondere le parole?

Possono nascondere tante cose. La mancanza di attenzione. La codardia di un gesto mancante. La finzione. Sono eloquenti quanto gli occhi di chi le racconta e le espressioni di chi le percepisce. Possono narrare storie bellissime. E allo stesso tempo non dire nulla.

-Perché il silenzio ci spaventa?

Le persone non sono abituate a stare in silenzio. Non lo sanno ascoltare e vivere senza ansia. Quando vai ogni anno sui monti a fare campi dentro parchi regionali dormi sotto le stelle e almeno che qualche animaletto non dorma, vivi di immagini e di silenzio. Ecco quel silenzio assordante disturba e in molti non riescono a sopportare. Si circondano di rumori perché credono così di sentirsi parte di qualcosa di più vivo. Forse per questo il silenzio spaventa.

-Che succede quando il sole si tinge di rosso?

Il sole si tinge di rosso verso sera e se ci si trova sul mare o in prossimità o si veleggia è veramente uno spettacolo. Ho avuto la fortuna di vedere anche la luna rossa durante la regata da Brindisi a Corfù nel 2014. Un’esperienza magica. Uscire con le barche a vela sul mare. Un modo spettacolare di vedere i colori più accesi e di sentire i silenzi più intensi, sopratutto quando non c’è un filo di vento e tutti lo ricercano disperatamente per muoversi. (In in altra delle altre vite devo esser stata su un veliero in circumnavigazione del globo, sicuro).

-Che cos’è il rumore?

Il rumore è il ritorno. Quanto il silenzio è la partenza. Il rumore è sapere che c’è qualcosa vicino in sottofondo e che ti senti meno solo. È un’illusione. È un modo per sentirsi più vivi insieme.

-Cosa c’è dietro l’ignoto?

Dietro l’ ignoto, c’è il conosciuto.

-Cosa riesci a vedere osservando l’orizzonte?

C’è un velo. C’è un’ombra che tenta di deviare l’attenzione.

C’è qualcosa che incuriosisce. C’è qualcosa che spinge ad andare a scoprire. C’è qualcosa che assorbe, che qualcosa che risuona. Non riesco a vedere la curvatura della terra, o a percepirla appena appena. Quello che c’è oltre. Quello che ha spinto il sole a muoversi fino ad incontrare il mare. C’è l’abbraccio. C’è il raggiungimento della pace.

-Se per lungo tempo non ci saranno carezze cosa resterà in questo mondo?

Se non ci saranno più carezze il loro ricordo non basterà a salvare il mondo. La gentilezza l’affetto l’amore sono sentimenti modalità di cui la nostra società ha paura. Bisogna rieducare e praticare gentilezza, affetto, amore continuamente. Così forse finiranno le guerre e la corsa all’arricchimento. Così forse i singoli non avranno la necessità di primeggiare e si sentiranno parte di un insieme di persone tutte abbracciate attorno alla terra e se ne prenderanno più cura, senza devastarla quotidianamente.

-Perché il vino biologico nuoce alla salute della botte?

Il vino prende dal legno i tannini e si arricchisce di struttura togliendo al legno della botte alcune caratteristiche. Dopo alcuni anni le botti vengono dismesse o passano ad accudire altre tipologie di vino. C’è un trasferimento continuo di proprietà per arricchire di caratteristiche. Ma a volte sembra che questa ricerca di naturalità sia più costruita e voluta che naturale. Risponde ad un mercato ricercato. Ma veramente è più sostenibile? Ecco la mia seconda passione… il

Vino! I terreni dove cresce la vite che conferiscono al vino le sue caratteristiche.

-Il tuo rapporto con la città di Trieste e con le poesie di Umberto Saba…

Trieste è una città tutta da scoprire. È sul mare, ha tanta storia da raccontare, tante storie da vivere e tante anime che la pervadono e tanti profumi intriso sui muri della stazione, del porto arrivati da tutto il Mondo. Quasi non sembra una città del

Nord. Il rapporto con Saba è legato alle sue poesie studiate e riviste in alcuni tratti nella città, specchio dei sentimenti che lo hanno trapassato, che ha voluto dire non dire.

-Quali sono le parole vagabonde?

Quelle che viaggiano e non si fermano troppo in un luogo o anche se si fermano non si sentono a casa completamente. Hanno una frenesia di fondo che le fa vibrare costantemente e risuonare in certi contesti ed ammutolire in altri.

-Cosa c’è dentro la notte, cosa si nasconde?

Dentro la notte c’è la pace, c’è il ristoro dal giorno, c’è il sonno e c’è il sogno. Tutto a creare un piccolo alveare di stelle dove ci si può rifugiare riposare e creare il Miele della vita.

-E’ vietato calpestare i fiori e uccidere i bambini…

E’ vietato calpestare i fiori e uccidere i bambini, sembra una frase ovvia. Ma oggi a Gaza uccidono bambini e bambine ogni giorno. Li fanno saltare in aria. Senza motivo. E si calpestano fiori ovunque. Ovunque muore una giovane vita si calpesta un fiore. Stiamo uccidendo i nostri futuri. C’è un bellissimo film che si intitola – il pianeta verde – dove i bambini e le bambine sono l’unica e la vera energia dell’umanità quella che garantisce vita.

-La poesia e la solitudine…

La poesia a volte può essere il resoconto della solitudine. Il momento in cui ci si ritrova con se stessi e si ripensa al Vissuto. Non ha una accezione negativa è un momento necessario per centrarsi, ritrovarsi, capirsi ed abbracciarsi. Per poi tornare nella mischia a declamare le poesie. Per fortuna non tutti hanno fretta e la poesia è lentezza. Lentezza nell’assaporare la vita. Nel conoscersi. Nel specchiarsi su torrenti e fiumi. Nel rivedersi. In questo mondo ha meno spazio certo che nel mondo di Dante di secoli fa dove la parola era uno dei pochi modi di comunicare e raccontare il mondo. Oggi siamo tempestati di impulsi. Le persone non sono abituate a fermarsi, ad ascoltarsi e descriversi.

La poesia forse non è altro. Ha bisogno di tempo. E può nascere in ognuno di noi.

-Cosa è diventata la poesia nel mondo di oggi che ha fretta ed ha abolito i sentimenti?

La poesia salverà il mondo e farà finire tutte le guerre. Basta crederci. Basta volerlo. Ma la poesia è sempre esistita. E anche le guerre. Da che mondo è mondo. Allora sono gli uomini e le donne ad essere diversi. Alcune pacifiche altri guerrafondai. Bisogna coltivare la gentilezza come dicevamo prima. Iniziare a giocare alla pace. Se tutti i bambini e le bambine del Mondo giocassero alla Pace. Forse le possibilità aumenterebbero. Se non ci fossero più giocattoli che richiamano alla guerra. Film, giochi, esempi, canzoni. Forse il mondo avrebbe una chance. O più d’una per dare una svolta alla sua rotazione. Gli elon musk e i donald trump sarebbero intenti a disegnare e vender gadget pacifici magari e trovare modi alternativi per divertirsi.

-E se tutti smettessero di suonare il Jazz ?

Se tutti smettessero di suonare il jazz? Sarebbe un mondo triste? La prima volta che ne ho sentito parlare era durante le visione degli Aristogatti. Nel film cartone animato i gatti amici di Romeo fanno … assieme ad altre persone o da soli senza seguire uno spartito. Quindi un mondo senza improvvisazione e senza creatività sarebbe un mondo un po’ più triste sicuramente. Senza musica poi… tutta la musica…

-Mi puoi parlare del fascino antico dei Caffè di Trieste?

Vivere Trieste o studiare a Trieste ti dà la possibilità di scoprire le tante città da cui è composta e le tante personalità. I caffè dell’altro secolo sono angoli dove sedersi e leggere un libro assaporando qualcosa di caldo, sia il caffè, sia una cioccolata calda o un the a seconda dei gusti e delle voglie del momento. Al San Marco si fanno anche presentazioni di libri e conferenze stampe di carattere politico… insomma è un luogo impegnato… il Caffè degli Specchi in piazza grande è un tuffo in antichi fasti del passato della città. A Trieste e nei suoi caffè storici puoi viaggiare nel tempo. Ci sono anche dei resti romani, un anfiteatro al lato del corso Italia utilizzato per concerti e l’arco di Riccardo in una laterale di via San Michele luogo frequentato da giovani ed è pieno di localini serali. Ci sono tante chiese, non come a Venezia, ma di molte religioni… Sinagoga, Greca Ortodossa, serbo ortodossa, luterana, anglicana. Grazie all’istituzione del porto franco e del patto di tolleranza degli Asburgo, che lasciavano larga tolleranza alle religioni acattoliche in modo da rendere i commerci fiorenti e da favorire l’arrivo di commercianti da varie parti del Mediterraneo e non solo. Un porto. Un mondo. L’unico porto dell’allora impero.

Biografia Roberta Russi

Classe 1974, ha trascorso un anno all’estero nel surrey UK a fare una specializzazione in enviromental engineering. Da piccola ha strimpellato il piano, cantato in un coro e provato il sax ma non aveva la costanza di impegnarsi con uno strumento. Forse perché non ha mai trovato insegnanti che trasmettevano amore per la materia sia essa musica o matematica. Quelle poche volte in cui le è capitato di dare ripetizioni ha notato che la cosa che serve di più è trasmettere passione. Poi il resto vien da sé. Riuscire a far emozionare ed incuriosire è quello che conta. Sicuramente bisogna sommare lavoro impegno cura e approfondimento. Ma ad ogni passione corrisponde un tempo ed una intensità. I suoi genitori e i suoi nonni le hanno trasmesso questo nelle loro vite semplici, ma mai banali. Ha scritto solo una poesia su Trieste per ricordare un suo amico che non c’è più con il quale visitava Trieste settimanalmente.