Ritratti: Editori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Giovanni Lo Giudice

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Giovanni Lo Giudice è un editore che ama l’odore della carta. Un esperto linguistico appassionato che ha letto centinaia di libri. Dalla medicina è passato all’editoria. Di lui mi ha parlato l’editore Luigi Di Salvo. Giovanni è legato alla sua famiglia, ama il calcio e fino a qualche anno fa giocava da portiere. Tra le sue passioni ci sono i lunghi viaggi in auto. Il suo sogno era quello di salvare il grande patrimonio della Casa Editrice Kalós e condividere con tutti le bellezze della Sicilia. È un sogno riuscito pienamente con l’apertura di Parentesi Letteraria, il caffè letterario di Kalos in via Wagner ha reso Palermo come Parigi una città da leggere e da vivere.

-Tu vieni dal mondo sanitario, dove hai svolto 35 anni di attività, cosa ti ha spinto ad abbracciare con grande passione il mondo letterario?

– Da sempre amo le sfide. Nell’immaginario collettivo il mondo dell’editoria è spesso associato a qualcosa di romantico, puramente creativo. In realtà una casa editrice è un’azienda a tutti gli effetti pur con le sue peculiarità. Una realtà su cui ho deciso di scommettere.

– Kalós rappresenta un mondo di cultura e di esperienze per la crescita della città e della Sicilia: 30 anni di rivista, centinaia di monografie, un viaggio nei borghi della Sicilia. Non c’è angolo dell’isola che non sia stato esplorato e raccontato dagli esperti collaboratori della rivista Kalós.

Proprio per questo motivo, affinché non andasse perduto questo patrimonio inestimabile, ho deciso, dopo un anno dall’acquisizione della casa editrice, di riprendere la pubblicazione della storica rivista, mantenendone lo spirito ma rinnovandone forma e contenuti. Anche per questo abbiamo scelto di modificarne il sottotitolo diventato dal 2019 “L’accento sul bello” ampliando così il concetto di arte che abbraccia anche ambiti come la natura, il design, la fotografia, il teatro, l’urbanistica…

– Come si rilancia una casa editrice in un paese che non legge ?

– In realtà i lettori ci sono, quello che occorre è creare delle occasioni di incontro con i libri e con i temi in essi trattati, proprio per questo abbiamo deciso di ampliare il catalogo di Kalós aprendoci anche alla narrativa. Inoltre è stato necessario rinnovare il modo di comunicare la nostra realtà editoriale e in questo un ruolo centrale hanno avuto i social.

– Se i siciliani imparassero a conoscere la bellezza cambierebbe tutto, la bellezza va insegnata sin dalla scuola dell’infanzia…

– Abbiamo la fortuna di vivere in una terra ricca di bellezze naturalistiche e artistiche. Forse questa abbondanza ci ha anestetizzati, impendendoci di riconoscerne il valore. Non va insegnata la bellezza, vanno allenati occhi e mente nel riconoscerla. Se viene fatto ciò, a scuola, in famiglia, sarà poi naturale volerla tutelare e voler essere in prima persona divulgatori di questo patrimonio.

– Che cos’è per te la bellezza, sarà quella che salverà il mondo come ha scritto Fedor Dostoevskij nell’Idiota?

– La bellezza è ciò che stimola positivamente almeno uno dei nostri cinque sensi, creando piacere o emozione. Dostoevskij includeva nella bellezza il bene.

– Sempre sulla bellezza hai dichiarato che è di tutti e non solo dei ricchi?

– Certo, a proposito di questo abbiamo voluto pubblicare il libro di Alessia Franco “Con lo sguardo in su” che parla, tra le altre cose, proprio di come la bellezza debba essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla ricchezza. Il volume racconta dell’amicizia tra Josetta, figlia di imprenditori tedeschi, e Sisidda, proveniente dal quartiere di Danisinni e di come l’incontro tra questi due mondi faccia nascere in Sisidda la consapevolezza che “alzando lo sguardo” la bellezza possa essere alla sua portata, di come sia un suo diritto goderne a prescindere dalla sua estrazione sociale.

– In un’intervista hai dichiarato che i libri hanno bisogno di “vivere”… Qual è il significato di questa affermazione?

– Mi piace intendere il libro come un pretesto per fare altro. Incontrarsi, uscire, esplorare, confrontarsi. Quando dico che il libro ha bisogno di vivere intendo che dobbiamo essere noi a usare il libro come strumento per vivere.

– L’autore e il lettore, solo così può nascere l’amore per la letteratura?

– Tra questi due attori centrale è il ruolo della casa editrice il cui scopo dovrebbe essere tra gli altri quello di creare un efficace incontro tra le parti. Il lavoro editoriale, quello di comunicazione e diffusione dell’opera, il modo in cui questa viene raccontata, sono fondamentali per far nascere questo amore del lettore per l’opera dell’autore.

– Qual è la funzione di un libro nella società liquida?

– In una società fluida, mutevole, priva di punti di riferimento il libro può essere inteso come un contenitore che dia forma a questa liquidità. Un punto di riferimento stabile in cui pensieri, storia, nozioni e emozioni ritrovano una struttura organica e organizzata.

– Da poche settimane a Palermo, in controtendenza considerato che le librerie chiudono dappertutto, hai aperto, un nuovo spazio culturale, “Parentesi letteraria” un caffè letterario nel cuore della città, in via Wagner a Palermo dove è facile trovare libri di ogni genere e di varie case editrici non solo siciliane e contemporaneamente sorseggiare aperitivi e bevande di ogni tipo. A distanza di 10 anni della storica libreria Kalós di via XX settembre, arriva un nuovo punto di ritrovo per gli appassionati della lettura. Come sta andando questa esperienza?

– Come dicevo all’inizio mi piacciono le sfide e l’apertura del caffè letterario è una di queste. Parlando con i lettori è venuto fuori come ricordassero con affetto gli eventi e le atmosfere della storica libreria, sembrava proprio che ci fosse una sorta di nostalgia. Era tempo di ridare alla città un luogo di incontro dedicato agli amanti del libro dove potersi incontrare e confrontare. Proprio per questo ci piace intendere Parentesi come un luogo aperto ad accogliere le iniziative culturali e pronto alla collaborazione con altre realtà tra cui ovviamente le altre case editrici indipendenti siciliane.

– La classe politica in fatto di libri e di cultura è stata e continua ad essere inadeguata e lontana?

– Purtroppo nelle ultime tre legislature in Sicilia abbiamo avuto ben quattordici assessori alla cultura. Questo avvicendarsi di nomi non consente di poter sviluppare progetti continuativi e strutturati non solo per quello che riguarda il libro ma anche tutto il mondo dell’arte in generale.

– In un’intervista sull’Espresso ho letto: “Il libro appartiene a quella generazione di strumenti che una volta inventati, non possono essere più migliorati, come la forbice, il martello, il coltello, il cucchiaio, la bicicletta”. Cosa pensi in proposito?

– Sicuramente è così, per quanto esista adesso la possibilità di leggere il libro in formato digitale, che come casa editrice stiamo sperimentando, la sostanza rimane la medesima.

– Cosa succede se Dio si mette a scrivere?

– Dio ha già scritto, i dieci comandamenti sono suoi se non ricordo male. Nel caso di una seconda edizione Kalós si candida per la pubblicazione, agenzie letterarie permettendo.

– Jorge Luis Borges afferma che non è stato Dio a creare il mondo, ma sono i libri ad averlo creato…

– Non so se è stato Dio a creare il mondo, sicuramente però un libro è in grado di creare dei mondi. Non a caso una delle frasi che ci rappresenta è “Il posto più bello in cui sono stato è dentro un libro”.

– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro molte delle energie saranno concentrate su Parentesi letteraria, progetto in cui crediamo molto. Dal punto di vista editoriale vogliamo sempre di più essere percepiti non solo come casa editrice di riferimento per quello che riguarda la conoscenza e la promozione del patrimonio siciliano, ma anche affermarci come casa editrice a livello nazionale. Per fare questo centrali sono pubblicazioni importanti come “Arte in Sicilia” del prof. Sergio Troisi, un volume monumentale che racconta e condensa la storia dell’arte della regione dalla preistoria ad oggi. Inoltre abbiamo inaugurato la collana di narrativa oltre lo stretto con “La stella spezzata” coniugando il racconto del territorio con un’ambientazione non siciliana. L’obiettivo più ambizioso è accrescere la capacita di Kalós di creare opportunità di lavoro per i nostri giovani attualmente spesso costretti a emigrare.

Biografia

Nato a Palermo il 10 agosto 1959, terzo di tre figli.A lla morte del padre nel 1983, interrompe gli studi di ingegneria e subentra nella gestione dell’impresa di famiglia.

Nel 1987 entra nel mondo della sanità lavorando per una multinazionale e due anni dopo fonda Intermedica che ancora oggi dirige. Nel 2018 rileva la storica casa editrice Kalós, affiancando le due attività.