Ritratti: pittori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Totò Calò

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Nella mia vita ho conosciuto molti pittori, tutti originali e con personalità diverse. I pittori sono artisti speciali che non si perdono d’animo, hanno occhi particolari, riescono a vedere cose che gli altri non immaginano, riescono a guardare lontano, riescono a leggere la luce dell’universo, smontano le certezze acquisite, riescono a immortalare tutto il mondo in un solo quadro. Quando ho incontrato Totò Calò ho avuto la netta sensazione di conoscerlo da sempre. Totò parla con gli occhi ed esprime una Sicilia dal cuore antico. E’ stato un arricchimento averlo incontrato mentre dipingeva il capo della squadra mobile Boris Giuliano al muro della legalità. Secondo la moglie Giusy Megna una gentilissima signora, che dipinge benissimo e fa parte di pittori del muro della legalità, il marito si è sempre prodigato per la famiglia. Il suo maggiore difetto è quello di stare molto tempo al telefono, ma non rinuncerebbe mai alla pittura. I lavori domestici sono distribuiti equamente. Totò si occupa prevalentemente del giardino di casa e dei lavori manuali. Ha una grande passione per l’elettronica e raccoglie oggetti antichi che mostra con orgoglio alle nipotine che stravedono per i nonni. Secondo Vincenzo Roberto Gatto, Totò è un artista che sa ascoltare, quando ha visto i miei quadri mi ha incoraggiato ad esporli. Per me è una specie di scopritore di talenti. La testimonianza di Caterina Trimarchi- “ Ho conosciuto Totò Calò al Circolo Auser Leonardo Sciascia di Palermo dove, da alcuni anni, aveva attivato un laboratorio di pittura. Decisi di frequentarlo perché dipingere è stata, da sempre, una delle mie più grandi passioni.

Sin dal primo approccio, capii che avrei imparato tanto da lui! Oltre alle sue innegabili competenze in ambito pittorico, quello che mi ha colpito maggiormente è stata la sua umiltà e la pacatezza nel relazionarsi con noi, mai come “Maestro”, ma come un buon amico che ti aiuta e ti consiglia senza farti mai pesare gli errori. Non so come faccia… ma riesce, quasi sempre, a far venire fuori il meglio delle persone… credo che sia per questo che è rispettato e stimato da tutti. Dopo qualche anno mi invitò a frequentare la Cala, dove i pittori dell’Associazione CalaPanama dipingevano en plein air ogni sabato. È stato proprio qui che ho mosso i primi passi nel mondo artistico palermitano. Ho partecipato alle prime mostre, alle estemporanee, ai progetti artistici per alcuni murales e, cosa non meno importante, ho conosciuto un bel gruppo di pittori con i quali ho da subito instaurato rapporti di collaborazione e di amicizia. Sento una profonda gratitudine nei suoi confronti perché conoscerlo mi ha dato la possibilità di aprire finalmente quel cassetto dove custodivo da sempre il sogno di diventare una pittrice”.

Totò Calò è il presidente dell’Associazione Internazionale Calapanama che è nata nel 2021 a Palermo. Totò ha 73 anni. L’ho conosciuto l’11 luglio di quest’anno, durante la realizzazione del muro della legalità. Me l’ha presentato Caterina Trimarchi la mia collega storica alla scuola Giovanni Ingrassia. Sono rimasto colpito per la sua pacatezza, per la saggezza e per l’attenzione all’ascolto. Il suo è uno sguardo delicato, ricco di molti silenzi che esprimono più di mille parole… Una delle caratteristiche peculiari di molti siciliani è che sanno parlare anche con il silenzio…Ecco cosa mi ha confidato Totò Calò a proposito del suo disegno sul muro della legalità: “In Boris Giuliano mi ha colpito il metodo innovativo di questo poliziotto nel condurre le indagini contro la mafia. Leonardo Sciascia è uno dei miei scrittori preferiti, ne “Il giorno della civetta” è stato molto esplicito nella classificazione dell’Umanità”. Ma andiamo a conoscere più da vicino Totò Calò.

-Quando inizia la tua avventura con l’arte?

Il primo approccio con l’arte l’ho avuto in terza elementare, ero avanti di un anno, avevo solo sette anni quando iniziai a dipingere!

-Il maestro De Castro, in una delle sue lezioni, parlò di Garibaldi e ci invitò a partecipare ad un concorso di disegno a premi che doveva rappresentare l’eroe dei Due Mondi. Il disegno, che realizzai a casa, lasciò un dubbio al maestro che, non credendo che l’avessi fatto io, chiese a mia madre chi mi avesse aiutato, ma rimase allibito quando apprese che era tutta farina del mio sacco!

-Cosa ricordi del maestro De Castro, che citi sempre nelle interviste?

Ricordo benissimo questo maestro, non potrei mai dimenticarlo… perchè è lo stesso che in quinta elementare disse a mia madre, al mio cospetto: questo bambino deve andare alle medie! In quegli anni, dopo le elementari, si poteva accedere alle scuole di avviamento professionale, ma, per il ginnasio, era necessario fare degli esami di tutte le materie e necessitava l’aiuto nella preparazione di un professore. Al diniego di mia madre (per motivi economici), il maestro disse: Non si preoccupi signora, nei ritagli di tempo lo preparo io! Superai gli esami e a 9 anni entrai nel mondo delle medie. Fu proprio quell’anno che cominciai a dipingere! A scuola andavo a piedi per risparmiare i soldi dell’autobus e poter comprare i colori ad olio. Incisiva nella mia formazione di studente la figura dell’insegnante di lettere della scuola media XXVII Maggio la Prof.ssa Leonardi… una donna eccezionale che fece uscire il meglio di me!

-Quanti eravate in classe in quegli anni?

Eravamo appena 16 alunni in prima media, ma completammo il ciclo in 12. Durante le ore di educazione artistica dipingevo ad olio nella sala dei professori, per non creare scompiglio al resto della classe. Nello stesso periodo partecipai alla mia prima estemporanea nei locali della Standa di via Ruggero Settimo dove ricevetti un premio dal Mago Zurlì, un giocattolo che conservo ancora. Poi ebbi “10” in educazione artistica che non ebbe altro seguito negli studi futuri perchè scelsi quelli tecnici.

– So che lavori il legno e costruisci i giocattoli per i bambini…

Mio padre era ebanista, lavorava alla DUCROT, i cui capannoni fanno parte dei cantieri culturali della Zisa, la sera e le domeniche a casa costruiva tutti i mobili necessari, dal soggiorno alla camera da letto, cucina, porte e perfino una ghiacciaia. I frigoriferi allora non erano di uso comune. Io, bambino, ero il suo aiutante. I mestieri si imparano da piccoli. Ricordo… quasi me ne dimenticavo, che dopo la prima comunione, nel periodo estivo trovai sistemazione da un intagliatore di legno, l’artista Amato, in via Whitaker vicino al luogo di lavoro di mio padre. Adesso dedico la conoscenza che ho acquisito sulla lavorazione del legno per costruire giocattoli per le mie nipotine.

-Sono felici i pittori di oggi?

I pittori, quelli veri, sono travagliati, credo che al massimo possono essere appagati…non felici. Se per felicità si intende il raggiungimento della perfezione. Un vero pittore non potrà mai essere felice, poiché la pittura deve trasmettere delle emozioni che la perfezione non potrà mai raggiungere.

-Perché I pittori del passato si incontravano a Montmartre?

Montmatre era la periferia della città parigina, vicino il Moulin Rouge, dove i locali offrivano intensi divertimenti che allettavano gli artisti rivoluzionari “in tutti i sensi” e quindi l’incontro e la permanenza di molti artisti nella famosa località bohèmienne avvenne in modo del tutto casuale.

-Tu sei il presidente dell’Associazione CalaPanama. Com’è nato questo progetto e quali sono gli obiettivi che volete raggiungere?

L’idea di riunirci alla Cala nasce nel 2014 da Nino Gambino che lavorava all’autorità portuale. Abbiamo ottenuto l’autorizzazione per un nutrito numero di pittori, ma, all’inizio, oltre me e Gambino, gli assidui erano: Manlio Amico, Daniela Verduci, Loredana Troia, Francesca Oliveri, Giusy Megna, Serafina Maria Costa, Vincenzo Gatto, Giovanni Messina, Mariella Ramondo, Angela Sarzana ed il poeta Francesco Federico. In modo saltuario si affiancavano altri. Il nome CalaPanama nasce da Antonella Spina, in arte Kater Pillar, che vedendoci dipingere alla Cala, rimase affascinata e consigliò di personalizzarci. Il gruppo era in continua evoluzione: alcuni pittori si ritiravano, altri subentravano… ogni giorno ci si affiatava sempre di più e poi il sodalizio dei Calapanama cominciò ad avere una certa notorietà, anche per una serie di articoli giornalistici scritti e pubblicati in Italia e in Australia, scritti da turisti che ci frequentavano.

-Quando nasce l’idea di far nascere un’Associazione?

Nel 2021nasce l’idea di costituirci in Associazione con 11 soci fondatori. Attualmente il direttivo è formato da me, Presidente, Caterina Trimarchi vice presidente ed addetta stampa, Aurelio Cartaino segretario, Domenico Guzzetta tesoriere e Mariella Ramondo alle pubbliche relazioni. Come Associazione cominciammo a realizzare alcuni murales tra cui l’ormai noto “Muro della legalità”.

-Cosa si propone l’Associazione Calapanama?

I nostri obiettivi sono rivolti alla rivalutazione dei quartieri periferici, alla riqualificazione ed abbellimento del centro storico e dei quartieri che hanno di bisogno di particolare attenzione da parte delle istituzioni cittadine, per non entrare nel baratro e nel degrado. E’ nostro obiettivo dedicare il nostro amore per l’arte, con grande attenzione verso i disabili, in modo particolare ai bambini e alla salvaguardia dell’ambiente. Credo che i CalaPanama nel futuro potranno diventare un movimento, è nostra intenzione aumentare il numero dei nostri associati con persone che possano dare notevoli contributi alla nostra crescita.

-Chi sono i tuoi pittori di riferimento?

Gli impressionisti. Da Monet a Manet, da Degas a Renoir a Pissarro. William Turner ha anticipato l’impressionismo… Ho visto quasi tutte le sue opere nei musei londinesi. La pittura è luce…luce che disturba il nervo ottico, che si quieta con il buio. Se data con maestria e dosata sapientemente ottiene l’effetto piacevole come quando si ammirano i tramonti, le valli, le maestose montagne o le bellezze del corpo umano… Per questo uno dei miei riferimenti è senz’altro Michelangelo Merisi più noto come Caravaggio.

-Tra le tue passioni c’è l’esperienza delle radio a valvole?

Dopo le medie frequentai l’istituto tecnico industriale con indirizzo “Elettronica”, un anno di università alla facoltà di Fisica. Avevo voglia di indipendenza e mi trasferii a Milano con l’intenzione di lavorare e continuare gli studi universitari. Allora avevo 20 anni. Trovai subito lavoro ma questo impegno non mi permetteva di studiare. Preferii fare il servizio militare subito così da togliermi un peso che mi avrebbe tormentato. I componenti elettronici che si studiavano in quel periodo erano le valvole ed i transistor. Diventai esperto di questi componenti e dei circuiti elettronici di cui facevano parte. Iniziai a fare riparazioni di radio e televisori. Da precisare, che in seguito, parallelamente al mio lavoro principale, ho gestito un laboratorio di riparazioni prima a Domodossola poi a Palermo. Superate le valvole mi dedicai al restauro di apparecchi valvolari.

-Ti sento parlare spesso di Domodossola.Cosa ti lega a questa bellissima città del Piemonte?

Dopo le prime esperienze lavorative nel settore elettronico, prima a Palermo, poi a Newport in Inghilterra e Pomezia, arrivò il posto fisso in ferrovia come Capo tecnico nel settore elettrico/elettronico. Destinazione Domodossola. Ci rimasi quindici anni, dal 1974 al 1989. Questa mia lunga permanenza mi ha obbligato ad un confronto con varie culture, la Svizzera era a soli 20 km. Credo che questa esperienza abbia inciso molto sulla mia formazione. Domodossola era il centro di una geografia magnifica, poche centinaia di chilometri ed eri in Francia, in Svizzera, in Spagna, in Austria, in Iugoslavia. In quel periodo da camperista viaggiai molto con la famiglia che si era creata. Domodossola mi ha dato tanto anche nel campo della pittura, che non ho smesso mai di praticare. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi professionisti ed in Piemonte il detto “Il proprio cacciavite avvita meglio di quello degli altri” per fortuna non è preso in considerazione come in Sicilia.

-E’ vero che molti siciliani parlano con il silenzio?

Credo che non sia solo un sentimento dei siciliani. Nella vita di tutti il silenzio può ferire più delle parole. Rispondere con il silenzio a chi cerca ingiustamente di screditare è il modo migliore che si possa fare. Come dice un mio caro amico…fatti una risata, ovvero una risata vi seppellirà, celebre frase del’ottocento apparsa sui muri di Parigi attribuita all’anarchico Michail Bakunin. Specialmente nei social che sono diventati come cortili con le finestre aperte… alcuni non fanno altro che scaricare le loro frustrazioni e si trasformano in “leoni da tastiera”… ma sfortunatamente per loro, non cambia nulla. Alle persone non interessa sapere se Tizio o Caio hanno avuto un diverbio col soggetto che scrive. I rapporti sono personali ed anche le valutazioni. Bisogna tenere sempre presente che spesso chi cerca di screditare rimane vittima… e la storia ce lo insegna!

-Totò Calò e il mondo dei treni. Cosa rappresentano nella tua vita? Li hai dipinti qualche volta?

Per me la ferrovia è stata come una mamma. Mi ha permesso di vivere dignitosamente ed amo i treni e tutto il mondo ferroviario. Come pittore ho dato un mio contributo. Nel 1981 in occasione del 75° anniversario del traforo del Sempione, a Domodossola, collaborai con l’ufficio mostre di Roma per allestire delle scene sul posto. Ebbi la fortuna di conoscere il Presidente Pertini, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e l’allora ministro dei trasporti Luigi Scalfaro. In Sicilia ho realizzato dei Murales nelle stazioni ferroviarie di Termini, Cefalù, Marsala, Villarosa ed un pannello nella stazione metropolitana Orleans. Ho anche dipinto diversi quadri sul tema ferroviario.

-Totò Calò e i bambini Quali storie racconti per avere la loro attenzione ?

Non ho avuto la fortuna di essere un maestro, però ho compreso la grandissima importanza della figura dell’insegnante, fondamentale per lo sviluppo socio-emotivo e cognitivo dei bambini. Dopo oltre mezzo secolo ricordo ancora quelli che hanno lasciato il segno nella mia vita e che ho cercato di imitare. Quando sono con i bambini li coinvolgo nella pittura…loro sono affascinati da quest’arte. Li interesso pure con qualche piccolo gioco di prestigio. Mi piace molto raccontare favole che invento al momento, naturalmente sempre con un lieto fine! So che nel tempo qualcuno si ricorderà di me!

-Riavvolgendo il nastro della tua vita, rifaresti le cose che hai fatto?

Sicuramente! Ritengo che la mia vita, tra alti e bassi è stata meravigliosa. Mi sono sempre innamorato del bello ed enfatizzo tutte le persone che hanno qualcosa da dire… qualche delusione capita, anche se ci rimango male cerco di non drammatizzare.

-C’è un sogno che vorresti realizzare?

Vorrei vedere la mia città tutta colorata come alcune città messicane, ricche d’opere d’arte, (comunque possiamo dire che Palermo possiede un bel patrimonio artistico di cui andare fieri, con i cittadini col sorriso sulle labbra)…A me piacciono le persone leali, non piacciono i furbi che cercano di sopraffare e ingannare gli altri.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Con i pittori di CalaPanama che è la mia seconda famiglia, stiamo elaborando un progetto per dare visibilità positiva ad una borgata della città. E’ arrivato il momento che alle periferie venga riconosciuto il giusto inserimento nel contesto urbano e non, per far sì che escano da quella sorta di rassegnazione all’emarginazione a cui sono costretti da sempre

Biografia

CALO’ SALVATORE (TOTO’) nasce a Palermo dove vive ed opera in via Antonio Raccuglia 19.Frequenta il corso libero di nudo e la scuola d’incisione presso l’Accademia Belle Arti di Palermo. Ha avuto esperienze artistiche ed esposizioni personali in diverse città italiane ed estere, importante la sua permanenza nella Valle d’Ossola per quasi tre lustri dove ha frequentato pittori di formazione impressionista della Valle Vigezzo (Valle dei pittori n.d.r.). E’ autore di murales nelle stazioni ferroviarie di Termini (PA), Cefalù (PA), fermata metropolitana Orleans (PA), Marsala (TP), Villarosa (EN), nel comune di Vallelunga (CL), Balestrate (PA) , Ballarò mercato di Palermo. Con i Calapanama, direttore artistico nel muro della Legalità, Ciccio Ingrassia e Santa Rosalia al Capo(PA). Ha dipinto pannelli per l’ospedale Civico di Palermo col gruppo degli Ecofuturisti. Partner dell’Associazione ALAB (conta solo nella città di Palermo 90 laboratori di artigianato artistico). Socio fondatore dell’associazione CalaPanama, gruppo che tutti i sabato mattina dipinge in en plair alla Cala (porto turistico) di Palermo. Attualmente ne è Presidente. Ideatore con Mariella Ramondo del progetto ARTMEMORY, cento cravatte d’artista in memoria di vittime di mafia, mostra itinerante. Ha al suo attivo moltissime collettive e personali anche oltre oceano: Città del Messico e Stati Uniti. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private di diverse città ed hanno avuto sempre ottime recensioni da parte dei critici più autorevoli del panorama artistico non solo nazionale.

Detti dai pittori famosi:

“Ti puoi considerare famoso quando i tuoi quadri sono stati rubati al museo”. (Toon Verhoeven), Il mondo dei pittori ha sempre un grande fascino. “Io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore”. (Claude Monet).

Il lavoro di un pittore non finisce col suo quadro:finisce negli occhi di chi lo guarda (Alberto Sughi).

Solo quando non abbiamo paura iniziamo a creare ( J.M.W. Turner).

L’unica volta in cui mi sento vivo è quando dipingo ( Vincent Van Gogh).

“Ogni artista intinge il pennello nella propria anima, e dipinge la sua stessa natura nei suoi quadri” (Henry Watd Beecher).

Il pittore è sempre un poeta. Se non è poeta, non è pittore. (Ignazio Buttitta).

Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni (Vincent Van Gogh).

Ho imparato a dipingere come Raffaello; adesso devo imparare a disegnare come un bambino (Pablo Picasso).

L’arte consiste in limitazione,. La parte più bella di ogni dipinto è la cornice (Gilbert Keith Chesterton)…