Nella vita gli artisti prima o poi fanno la stessa strada e si incontrano , mi disse un giorno Dario Fo a Milano. E’ quello che è successo con Giovanni Volpe che ho incontrato la prima volta a Grotte per la presentazione del suo libro “Tonino” insieme all’editore di Medinova Antonio Liotta e la seconda al Teatro Pirandello di Agrigento per la serata dedicata ai Fratelli Li Causi con la prima del libro “Vitti ‘Na Crozza La storia e la musica dei fratelli Li Causi” ed un concerto diretto da Tom Sinatra insieme ai musicisti Franco e Davide Li Causi, Mimmo Pontillo, Mario Vasile e Antonio Zarcone.
Giovanni Volpe ha curato una splendida regia ed una storica conduzione. Dopo questi incontri ci siamo confrontati ed abbiamo progettato un lavoro per il futuro. Giovanni è un artista che ha grande esperienza, che ha studiato i classici che segue il Cinema d’Autore da una vita. E’ un intellettuale a tutto tondo ed ha una straordinaria qualità: l’umiltà e ti mette subito a tuo agio.
-Quanti sono i registi italiani che rispondono al nome di Giovanni Volpe?
Domanda bizzarra. Cosa vuoi che ti dica, so di essere omonimo di altri registi che però non conosco, capita anche a me che Google mi riporti a qualcuno di loro… mal comune mezzo gaudio…
-Che cosa fa la differenza tra te e gli altri registi?
Questa è davvero impegnativa come domanda. Ogni regista ha una sua visione, o almeno dovrebbe averla. Visione che è frutto di tantissime componenti acquisite negli anni, con gli studi, le letture, le visioni, le esperienze, le rabbie, le gioie. Io rincorro la verità sapendo che difficilmente la raggiungerò. Una mia verità che è figlia di una visione del mondo che è mia e che mi sono formato e alimento costantemente. Non sono in virtù di ciò chiuso in compartimenti stagni, lascio fruire la lettura delle cose della vita e le elaboro “artisticamente” in cose da dire. In tal senso leggo il divenire sociale, politico, storico, filosofico. Ecco se devo definire una mia forma drammaturgica per eccellenza la lego proprio al divenire, già in passato ho elaborato appunto questo concetto di una drammaturgia del divenire a proposito di alcuni miei spettacoli teatrali, in particolare penso ad Angelo. Quante volte un uomo, realizzato al Teatro Nuovo e poi al Ciak di Milano, In ogni pozzo c’è l’acqua realizzato al Pirandello di Agrigento e infine Il risveglio dell’umanità nell’indimenticabile ciclo dell’Alba nel Parco della Valle dei Templi di Agrigento.
-Cosa è più importante per te il teatro o il cinema?
Vuoi più bene a Mamma o a Papà? Mi sono nutrito e attinto a entrambi. Sono mezzi espressivi certamente diversi, ciò che li può accomunare è quella visione di cui parlavo prima se riferibile ad uno stesso autore. Penso a Luchino Visconti, a Pier Paolo Pasolini a Emma Dante: un loro film, così come un loro spettacolo teatrale, sono indiscutibilmente firmati da una visione d’autore che è loro, che li rende unici. Io ho studiato, studio e studierò sempre, sia il Cinema che il Teatro e inserisco in questa idea di studio anche l’idea di piacere. Il piacere che si prova quando si studiano opere d’arte. Non dirò della necessità di immediatezza del Teatro e della complessità del Cinema. Il Teatro nasce dal testo, dalle prove e poi dall’impatto che l’happening ha con il pubblico. Il Cinema nasce dalla sceneggiatura, dalle riprese, dalla capacità di leggere le location, volti degli attori con le lenti giuste e nei tempi giusti, ma il lavoro maggiore arriva dopo, al montaggio, nel momento del confezionamento finale. Insomma, li amo entrambi, ma frequento di più il Teatro, fare Cinema ha costi spesso proibitivi soprattutto per chi come me non può che essere indipendente e non sempre per scelta propria.

-Quando nasce la tua passione per l’arte?
Da sempre, da ragazzino era la musica la mia chimera, dai dieci anni in poi fu il cinema e a seguire il Teatro. Sono comunque sempre rimasto fedele alla musica, tutto ciò che ho fatto al Cinema e al Teatro sono sempre stati il frutto di una ricerca in cui ero spinto dall’ascolto forsennato di musica, spesso ascolto Rachmaninov, il Jazz e il Blues.
-Qual è l’ultimo libro che hai letto e l’ultimo film che hai visto a cinema?
Ultimamente ho accresciuto il mio interesse per alcuni autori scomodi: ho finito da poco di leggere due opere di Karl Krauss. Al cinema invece l’ultimo film che ho visto è stato Freaks Out di Gabriele Mainetti e non mi è dispiaciuto affatto.
-Cosa pensi del cinema trasmesso in Tv poi visto con televisori di cento pollici in assoluta solitudine?
La penso come Fellini: anche no. O meglio se il film lo vedi da un blu-ray o da un dvd, potrebbe anche andar bene se proprio non puoi uscire; se devi vederlo spezzettato dalla pubblicità, Rai o private che siano, anche no, appunto.
-Il covid ci ha cambiati di dentro, niente abbracci niente baci. Fino a quando durerà che non potremo stringerci nemmeno la mano…
No, il covid non ci ha cambiati dentro. Il covid è una malattia e in quanto tale va combattuta. Prendere delle precauzioni è necessario, appartiene alla profilassi, non darei alla mancanza di contatti letture diverse da questa. No, proprio no. Se poi si era buoni o carogne, altruisti o egoisti, conviviali oppure orsi, il covid non c’entra nulla.
-A Favara si dice vaiu a dugnu a manu o mortu… Credo che ora non sia più possibile!
La solidarietà e la pietas hanno infinite possibilità di essere espresse a prescindere dallo scambio di una stretta di mano.

-Perché la nostra provincia non riesce a decollare?
Dovrei cominciare da dove e da quando? Unità d’Italia? Beati Paoli? Gattopardi e Iene? Piano Marshall? La DC e il PCI? Cosa nostra, vostra, loro? Siamo però cambiati, non ancora del tutto, stiamo cambiando, una strada è stata intrapresa. Sono fiducioso.
-Che cosa salverà il mondo la bellezza o la cultura?
La cultura. Quella cultura che saprà riconoscere la bellezza anche dove sembra non essercene e invece ce n’è tanta, tantissima. La bellezza non conforme, non omologata, non ostentata, spesso povera e nascosta e non per colpe proprie.
-I siciliani pagano le colpe degli altri o le loro colpe?
In un sistema politico serio mai la colpa sarebbe da addebitare ai popoli. Nella politica dei Giusti non può valere il principio “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”. È una questione di pari opportunità, di garanzia di diritti fondamentali per tutti, nessuno escluso.
-Cosa pensi del cinema girato in Sicilia e sulla Sicilia?
Capolavori della cinematografia mondiale sono stati girati in Sicilia e assai spesso da registi non siciliani. La Sicilia è un set a cielo aperto in esterni e sede di tante oscure trame in interni. Di certo tanto buon cinema è legato ai rapporti strettissimi tra cinema e letteratura.
-Chi sono i tuoi scrittori di riferimento?
Tra gli italiani di certo Elio Vittorini e Vincenzo Consolo, ma è noto anche il mio amore per Sciascia, Pasolini e Guido Morselli. Per gli stranieri su tutti Gabriel Garcia Marquez. Fare poi le classifiche ti costringe a scegliere e in questo campo è meglio essere liberi da scelte.
-Tu stesso sei autore , di TONINO di che cosa parla questo romanzo?
Già, grazie al grande Antonio Liotta e alla sua Medinova il mio romanzo ha visto la luce editoriale. Tonino racconta la storia di un’amicizia disperata perché l’ambito sociale e storico nel quale si realizza è tale. Nei lunghi mesi, anni, in cui ho scritto, credevo di scrivere un trattamento, che è la scrittura che sta alla base di una sceneggiatura e quindi di un film, poi la storia mi ha preso la mano e alla fine ho lasciato che diventasse un romanzo. Un sofferto e amato romanzo le cui sofferenze non sono di certo finite, pensa che è uscito il 9 marzo 2020, primo giorno di lockdown ragion per cui abbiamo potuto fare poche presentazioni e pochissima promozione ma grazie al passaparola e alla possibilità di acquistarlo online sta avendo lusinghieri riscontri.
-Nel tuo romanzo appunto citi Pirandello, Verga e Sciascia.Cosa hanno in comune tra loro e con la tua sicilianità?
In comune tra loro e con me hanno un giustificato pessimismo che con Sciascia diventa disincanto. Hanno in comune la rabbia di una vita ingabbiata nella forma che per Pirandello sta tutta nella convenzione sociale, per Verga sta nell’origine sociale di nascita che comunque sia cristallizza per difetto e per Sciascia sta nell’azione politica attraverso la quale il potere pensa solo al potere a prescindere dall’etica o dalla morale e il fatto che la Sicilia si fa sempre più metafora di una condizione esistenziale comune sempre più a tutti.

-I tuoi registi di riferimento…
Ovviamente altri ce n’è che mi piacciono sia italiani che stranieri, ma giacché parli di riferimento allora cito: Visconti per Rocco e i suoi fratelli, Rosi per Salvatore Giuliano, Antonio Capuano per Pianese Nunzio 14 anni a maggio. Per gli stranieri metto, per tutti, il coreano Kim Ki Dukper il suo bellissimo Pietà.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Per il Teatro sto lavorando a un progetto a cui tengo tantissimo e del quale al momento non vorrei dire altro se non che è tratto da un’opera di Krauss e che coinvolgerà maestranze di rilievo di questa provincia a sottolineare che la sinergia tra artisti ha e avrà sempre valore assoluto. Per il Cinema volentieri invece dico che sto girando già da un mese e ne avremo ancora per tre settimane, un film come attore che l’unica controindicazione che ha è che mi costringe a tenere una barba lunga, folle e anarchica e che oramai vive di vita propria. È l’opera prima di un grandissimo fotografo, mio amico da sempre, Franco Carlisi che con questo suo film Non sai quanti nomi ti ho dato stupirà per bravura, intensità di emozioni e capacità tecniche. Sono felice che mi abbia coinvolto e auguro a lui e al film una lunghissima vita.
Biografia
Giovanni Volpe è nato a Grotte (Agrigento) il 6 marzo 1962. Autore, regista attore. Laurea Magistralis in lettere- tab XXIV Discipline dello spettacolo. Regia conseguita con 110 e lode presso la Facoltà di Scienze Umanistiche –Dipartimento dello Spettacolo- Centro Teatro Ateneo- Università degli studi “La Sapienza” di Roma, discutendo una tesi Sperimentale di Regia con il Prof. Ferruccio Mariotti. E’ autore di svariate sceneggiature e di oltre venti spettacoli teatrali; ha all’attivo cinquantasei regie e dieci regie cinematografiche tutte indipendenti delle quali due sono lungometraggi; ha ricoperto da attore, diversi e svariati ruoli, per diverse produzioni. Suoi spettacoli sono stati rappresentati in diversi teatri italiani. Tonino è il suo primo romanzo pubblicato con la Casa Editrice indipendente Medinova di Antonio Liotta.





