La settimana scorsa pur essendo a Palermo mi sono sentito a Parigi, al boulevard du Montparnasse dove si fa ancora la fila per il cinematografo. Con mia grande gioia ho visto il film “Per tutta la vita” di Paolo Costella interpretato da Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Carolina Crescentini, Claudia Gerini, Pamela Villoresi, Fabio Volo. E’ un film straordinario da non perdere, scritto da mani sapienti e diretto con grandissima professionalità. Una storia strepitosa, poetica con una raffinatissima ironia. Un film da vedere a cinema e che merita un Premio Speciale.
A Palermo ho scoperto che il giorno in cui i palermitani vanno in massa a cinema è la domenica pomeriggio. Domenica pomeriggio ho scelto di vedere anch’io questo film che mi ha fatto sognare tutto il tempo. Quando sono uscito dalla sala 2, un gruppo di persone mi ha chiesto una impressione a caldo. Alla risposta, alle mie parole di entusiasmo e lode, un gruppo di persone che ha ascoltato attentamente, si è precipitata alla cassa per fare il cambio del film che aveva scelto prima e che iniziava alla stessa ora. Fino a questo momento non ho avuto la fortuna di incontrare il regista e sceneggiatore genovese. Ho visto solo qualche foto e mi ha dato l’impressione del ragazzo della porta accanto che ti accoglie con un sorriso e ti mette subito a tuo agio. A Paolo Costella poniamo alcune domande per conoscerlo meglio.

-Quando nasce la sua passione per il cinema?
Ai tempi del liceo, tenevo una rubrica sul quotidiano di Genova “Il Lavoro” in cui presentavo le rassegne nei cineclub della città, e intanto giravo i miei primi super 8.
-Qual è il primo film che ha visto da bambino?
Una comica con Stan Laurel e Oliver Hardy. Almeno questo è il ricordo che mi è rimasto impresso nella memoria.
-Lei ha raccontato spesso il tema dell’amore e del matrimonio. Con questi temi ha fatto riflettere sulle contraddizioni del mondo contemporaneo? Forse voleva comunicare qualcos’altro?
La coppia mi sembra un tema che ne comprende tanti altri e che mi permette di indagare tanti temi cercando sempre un punto di vista diverso. Il motivo per cui due persone si scelgono e decidono di vivere tutta una vita, o un tratto della propria vita, insieme a un suo simile continua a sembrarmi uno dei misteri più affascinanti del nostro modo di intessere relazioni.
-Che cos’è per lei il cinema?
Un modo per vivere la vita, che mi consente ogni tanto di nascondermi dietro altre storie, altre volte di scoprire aspetti che altrimenti non avrei modo di conoscere.
-Quali sono i suoi registi di riferimento?
Partendo da lontano, Erich Von Stroheim; poi John Cassavetes, Woody Allen, Roman Polanski, Lars Von Trier…
-Chi è l’autore che ama maggiormente?
Werner Herzog e il suo cinema estremo, di sfida, contro tutto e tutti.
-Oggi su Repubblica il maestro Nicola Piovani ha lanciato un appello per salvare il cinema in via di estinzione. Ed io aggiungo, invece di promuovere Tv a 75 pollici per rimanere più soli a casa, bisognerebbe riaprire le sale cinematografiche anche quelle dei paesi più sperduti, con un contributo statale. Andare a cinema è sempre stata una festa di tutta la famiglia, una festa da vivere insieme e in cui si sta con gli altri. Il film va visto senza interruzioni, è un rito collettivo. Qual è il suo pensiero in proposito?
Che è anche il mio modo di intendere il cinema, ma credo che per chi è nato e cresciuto nell’era digitale le cose siano diverse; il cinema è un’arte strettamente connessa con la tecnica, nelle modalità di realizzazione e in quelle di fruizione, e penso che tutti noi che amiamo il cinema dobbiamo avere la capacità di reinterpretarlo nella sua evoluzione e viverlo nel presente. Salvaguardare il rito della sala è un obiettivo importante, almeno quanto quello di esplorare i nuovi modi in cui guardare le storie che si raccontano con immagini.
-Quali consigli si sente di dare a quel giovane che vorrebbe intraprendere il mestiere del regista?
Di guardare e leggere tanto e poi dimenticare tutto e cercare quello che ci somiglia e ci rappresenta di più e portare avanti con determinazione la propria visione delle cose.
-Da che cosa nasce la crisi del cinema italiano?
Da parte di chi ci governa l’incapacità di regolamentare il sistema come hanno fatto da molti anni con successo in altri paesi, basti pensare alla Francia; da parte di chi fa i film il poco coraggio nello sperimentare, sia in scrittura, che nella realizzazione, a partire dalla scelta del cast.

-Qual è la sua opinione sulle fiction e le nuove forme del documentario?
Le fiction della tv generalista accusano un ritardo ancora troppo grande rispetto a quelle che si producono da anni in altri paesi; quelle prodotte dalle piattaforme vivono l’ambiguità tra l’inseguire un modello più internazionale e conservare un pubblico locale; più in generale dobbiamo affiancare alla legge inesorabile degli algoritmi (che inducono a produrre solo quello che è già di gradimento per il pubblico), una spinta creativa originale e specifica nostra: A questo proposito, le possibilità che le docu serie offrono è molto interessante.
– Il cinema italiano ha una storia che ha influenzato i registi americani e non solo. Noi abbiamo avuto grandissimi registi, Fellini, Visconti, Rosi, De Sica, Blasetti, Damiani, Petri, Scola, Monicelli, Risi, Pasolini, Cavani, Bertolucci, Antonioni…
È vero, i manuali di scrittura e di regia, solo per fare un esempio, sono tratti dall’esperienza del nostro cinema del passato. Questo precedente dovrebbe ricordarci che non è solo seguendo l’esempio di film e serie degli altri paesi ma confidando nella nostra creatività che possiamo continuare ad avere un ruolo nel cinema internazionale, e parlo di cinema non solo italiano ma anche europeo.
-Che fine ha fatto Cinecittà?
Vive delle grandi produzioni, cinematografiche o televisive che siano; e l’aumento della produzione seriale, con la possibilità di costruire in teatro ambienti in cui girare per tante settimane, crea una interessante opportunità di ripresa.
-Film a colori e film in bianco e nero. Istruzioni per l’uso.
Bianco e nero o colore, ma anche le tante possibilità che il digitale offre, sono tutte occasioni da esplorare con curiosità, ma dovrebbe essere sempre la storia a richiedere soluzioni tecniche e non il contrario.
-Il suo film “Per tutta la vita” è straordinario e pone la domanda sul significato della vita di coppia e le diverse strade che possono prendere le relazioni… Sono argomenti di grande attualità raccontati con la precisione e la raffinatezza dello scrittore. Dove ha tratto l’ispirazione per scrivere la sceneggiatura di questo film insieme a Paolo Genovese e Antonella Lattanzi?
Dalla realtà (la notizia di una coppia che ha scoperto di essere stata sposata da un finto prete l’ho letta in un trafiletto di cronaca anni fa) e dalle nostre chiacchiere: spesso infatti le storie che raccontiamo nascono dalla curiosità che noi per primi abbiamo di esplorare temi che ci riguardano perché li abbiamo vissuti o perché vorremmo viverli. L’importante poi è trovare un punto di vista il più possibile originale affinché anche chi guarda sia interessato a seguirne gli sviluppi.
-Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Un film da regista che sto montando, “Vicini di casa”, con Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni, che. Ancora una volta mi permette di indagare le tante sfumature del rapporto di coppia. E un film da sceneggiatore, “L’ordine del tempo”, liberamente ispirato all’omonimo libro di Carlo Rovelli, che sarà diretto da Liliana Cavani.

Biografia
Dal 1982 al 1988 collabora come giornalista pubblicista per diversi quotidiani e riviste con articoli su televisione, cinema e costume.
Dal 1984 lavora come sceneggiatore, casting directore aiuto regista per Carlo Verdone, Enrico Oldoini, Christian De Sica e Marco Ferreri.
Tra le sceneggiature, per il cinema: “Bellifreschi” (1987), “Bye bye baby” (1987), “La carne” (1990, presentato in concorso alla 44ª edizione del Festival di Cannes), “Ricky & Barabba” (1992); e, per la televisione,la serie “Dio vede e provvede” (1996).
Nel 1998 scrive e dirige la serie “Dio vede e provvede 2”, a cui segue la miniserie “Il Commissario Raimondi”.
Nel 1999 la prima regia per il cinema, “Tutti gli uomini del deficiente” (1999), di cui è anche sceneggiatore.
Nel 2001 collabora con Laura Betti alla regia di “Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno”, presentato alla 58ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Nel 2003 scrive il soggetto “La voce di mia madre”, pubblicato nel volume “Premio Sacher per soggetti cinematografici” a cura di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, edito da Cinemazero.
Nel 2005 scrive e dirige il documentario “La libertà di Jaana” sulle prigioni aperte in Finlandia.
Negli anni che seguono cura la regia di “Amore con la S maiuscola” (2002), per la tv scrive e dirige la serie “Fratelli Benvenuti” (2010) e“Natale a 4 zampe” (2012) e, per il cinema, “A Natale mi sposo” (2010), “Baciato dalla fortuna” (2011) e “Matrimonio al Sud” (2015).
Nel 2016 scrive (insieme a Paolo Genovese, Filippo Bologna, Paola Mammini e Rolando Ravello) la sceneggiatura di “Perfetti sconosciuti”, regia di Paolo Genovese, presentato in concorso al 15°Tribeca Film Festival (dove ottiene il premio come Migliore Sceneggiatura), Miglior Film e Migliore Sceneggiatura ai David di Donatello.
Con Gabriele Muccino scrive “A casa tutti bene” (2018) e “Gli anni più belli” (2020), entrambi diretti dallo stesso Muccino.
Per Paolo Genovese scrive (insieme allo stesso Genovese e a Rolando Ravello) “Supereroi” e (insieme anche ad Isabella Aguilar) “Il primo giorno della mia vita”.
Nel 2020 scrive per Liliana Cavani (insieme alla stessa Cavani e a Carlo Rovelli) la sceneggiatura de “L’ordine del tempo”, liberamente tratto dall’omonimo libro di Rovelli.
Nel 2021 scrive (con Antonella Lattanzi e Paolo Genovese) e dirige “Per Tutta la vita”.
Le foto di Paolo Costella e la locandina sono di Andrea Miconi.






