“Volevo fare la ballerina” (cit. Pedi Tunni)

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Quante volte ci siamo ritrovati a chiedere ad un bambino: ”Cosa vuoi fare da grande?”
E da questa domanda si scatena sempre l’immaginazione di tutti. C’è chi vuole fare il pilota di Formula 1, chi l’astronauta, chi l’avvocato, chi il meccanico.
Ma io come rispondevo a questa domanda? Cavolo, mi sto sforzando di ricordare qualche dettaglio nascosto negli angoli più reconditi della mia mente, ma non viene fuori proprio niente.
Ma l’avrò avuta qualche passione da piccola? Ero incline a qualcosa in particolare?
Aspettate, forse ero brava a creare oggetti, forse mi dilettavo come Muciaccia con la colla vinilica e la carta igienica? No, lo escludo. Ero quella che cu la manu manca aveva difficoltà a tenere in mano le forbici.
Allora forse mi stavo appassionando al pianoforte? Ah no, quello era mio fratello che il tempo di riuscire a suonare l’Inno alla Gioia e la sigla di Beautiful abbandonò il suo sogno da “pianista sull’oceano”.
O era la chitarra? Adoravo mio cugino mentre suonava la chitarra e spesso me la mettevo in mano e iniziavo a strimpellare. Ma anche lì avrei dovuto montare le corde al contrario (ricordate la manu manca?)
E mentre sono qui a scervellarmi seduta alla mia scrivania su cosa abbia mai sognato di fare da piccola, con la coda dell’occhio vedo una foto appesa in camera. Mi giro per guardarla meglio. La mia mente si apre come se fossi di fronte ad una delle più importanti scoperte scientifiche del nostro secolo.
Volevo fare la ballerina! Nella foto indosso il tutù bianco e le scarpette, abbracciata a mio nonno soddisfatto della sua piccola Carla Fracci. Ma come mai avevo rimosso questa passione? Volevo fare la ballerina. Appunto, volevo ma non lo sono. Adesso mi tocca analizzare il perché della fine prematura della mia carriera artistica. Cosa ha impedito la mia ascesa al balletto? Perché ho fatto solo un saggio e poi ho appeso le scarpette al chiodo?
Ed ecco riaffiorare i ricordi. Ricordi tutt’altro che piacevoli. Ad essere sincera inizio pure a grattarmi, una sorta di orticaria, di rifiuto. Non volevo fare la ballerina. Ancora mi innervosisco mentre indosso i collant, e se penso alla scomodità del tutù, mi rendo conto che è stato più il tempo che ho passato ad aggiustare il body che si infilava nelle mutande che quello passato sulle punte. Sicuramente la mia carriera non decollò perché a otto anni preferii la pasta al forno alla danza classica. “Nonostante la mole si muove bene” sentii dire un giorno. Se ricordo bene poco tempo dopo cercai sul vocabolario cosa si intendesse per “mole”. Ho capito il senso di quella frase e continuai a preferire la pasta al forno. E poi da una capace di slogarsi una caviglia da ferma cosa ci si può mai aspettare?
Quindi bambini, seguite le vostre passioni, cimentatevi in qualche sport o disciplina artistica, ma allo stesso tempo non rimaneteci male se vi doveste rendere conto che non ci siete proprio portati. Non abbiate paura di deludere i vostri genitori. Si può sempre cambiare strada.
Forse la mia è quella di prendere una penna in mano e cercare di strappare un sorriso a qualcuno? E grazie all’invenzione della penna per mancini la mia manu manca non mi metterà più i bastoni tra le ruote.

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