Menfi : Macaluso, nel ricordare Sebastiano Tusa, denuncia la pirateria archeologica nel Mediterraneo

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Convegno-denuncia a Menfi in occasione del ricordo di Sebastiano Tusa, già assessore regionale ai Beni Culturali e Soprintendente del Mare per la Sicilia. L’incontro è servito, a distanza di quasi un quarto di secolo, a denunciare come un sottomarino straniero abbia potuto fare razzia di beni archeologici sommersi.

Sala piena all’auditorium della biblioteca comunale, in occasione dell’incontro pubblico per la presentazione del libro “Sebastiano Tusa” edito da Angelo Mazzotta, scritto a più mani con il coordinamento di Valeria Li Vigni Tusa, vedova dell’archeologo scomparso in un incidente aereo in Etiopia nel 2019.

In apertura, i saluti della sindaca Marilena Mauceri e del presidente della “Associazione Contrada Fiori Puccia”, Ivan Barreca, hanno sottolineato il ruolo del WWF nel contesto menfitano.

Il presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, Giuseppe Mazzotta, ha coordinato i lavori introducendo l’intervento del relatore principale, il dottor Domenico Macaluso, ispettore onorario dei Beni Culturali della Regione Siciliana. Il tema trattato dal relatore, responsabile scientifico del settore mare del WWF Sicilia Area Mediterranea, ha avuto per il titolo “Menfi estate 1997- Attacco nucleare- La sottrazione di patrimonio archeologico nello Stretto di Sicilia della Nuclear Research-1”.

Macaluso, ricercatore subacqueo, scopritore nel Mediterraneo del complesso vulcanico “Empedocle”, ha raccontato del recupero dei reperti archeologici nel mare di Menfi, oggi esposti al Palazzo Pignatelli, e del rapporto in queste operazioni con l’amico Sebastiano Tusa, primo Soprintendente del Mare della Sicilia e poi assessore regionale ai Beni Culturali, nella lunga battaglia per preservare dalle ruberie i beni sommersi.

Sono state esposte le vicende legate alle azioni di pirateria archeologica nello Stretto di Sicilia, svelando i tanti retroscena riguardanti il sommergibile nucleare della Marina Usa “Nuclear Research-1” sotto la guida di Robert Ballard, che ha fatto razzia di tanti reperti archeologici, si parla di 115 oggetti, nel mare Mediterraneo e in particolare nello stretto di Sicilia, della comparsa del sommergibile emerso nelle acque antistanti la spiaggia di Porto Palo di Menfi nel luglio del 1997 e delle successive indagini.

E’ stato lanciato un pressante appello, con l’auspicio del recupero all’Italia di questi beni razziati per una esposizione permanente nel luogo più deputato del Mediterraneo per la sua centralità come la Sicilia, oppure Malta, Pantelleria, Lampedusa o Menfi che anch’essa potrebbe essere candidabile ad ospitare in struttura museale i beni trafugati.

A denunciare l’ increscioso episodio fu Domenico Macaluso, chirurgo di professione, in seguito alla scoperta dei significativi siti e reperti archeologici ed autore, assieme a Gaetano Allotta” del libro “Archeologia Marina e Diritto del Mare”. Ma dopo tanto “silenzio diplomatico”, l’episodio di recente ha trovato spazio anche nella pubblicazione della Soprintendenza BB.CC. di Agrigento “Antiquarium del mare”.

“Il 19 luglio 1977 – racconta il riberese Macaluso – il Tg1 della Rai annunciava che sul format Linea Blu sarebbero state mostrate in esclusiva, immagini subacquee del Canale di Sicilia riprese da un sommergibile nucleare americano: protagonista Robert Ballard, il noto oceanografo americano, famoso per aver ritrovato la corazzata tedesca Bismark ed il transatlantico Titanic.Le immagini spettacolari in realtà erano sconvolgenti: il pur sofisticato ma sempre meccanico, braccio di un robot, stravolgendo ogni riferimento stratigrafico e contro ogni più elementare linea guida per effettuare uno scavo archeologico sottomarino, prelevava reperti dal sito di un antico naufragio, per deporle in un cesto metallico … come in supermercato”.

A questo punto sono in tanti a chiedersi, e non solo il Macaluso e il WWF diretto da Giuseppe Mazzotta, di avanzare la richiesta di restituzione dei beni archeologici trafugati.