Giuseppe Maurizio Piscopo racconta Massimo Venturiello e il suo primo romanzo “La sartoria di Adis Abeba”

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Il teatro è una malattia, come l’amore; il teatro è amore. Chi lo abita lo sa e mai al mondo vorrebbe guarirne. ( M. Venturiello)
Nei tempi di pandemia molti artisti hanno prodotto delle opere straordinarie. Massimo Venturiello ha scritto un libro prezioso dal titolo “La sartoria di Addis Abeba”. Venturiello è la memoria storica del teatro italiano. E’ un attento osservatore dell’animo umano, dei paesaggi, delle sfumature, talvolta è un entomolgo.
Ecco una sua descrizione:
-“Come succede a una formica, quando procedendo nella sua direzione, ne incontra un’altra ed entra in contatto con lei. Per un breve istante la sfiora, l’annusa, comunica con lei, ci scambia informazioni, cibo e fluidi e tutto questo nell’istante di una specie di rapido bacio; poi, subito dopo, riprende il suo cammino portandosi dentro qualcosa dell’altra”…
L’ultimo giorno della rassegna internazionale “Più libri più liberi” nella Sala Polaris della Nuvola, a Roma, il grande attore e regista Massimo Venturiello, alla presenza di un qualificatissimo pubblico ha presentato il suo libro “La sartoria di Addis Abeba”, edito dalla Casa Editrice Ensemble.
In questo lavoro ho colto straordinari aforismi:
“L’ironia è il modo migliore per affrontare la vita”, “Le persone che si sognano di notte bisognerebbe chiamarle di mattina”, “Mi piace abitare in teatro, il set mi annoia”, “Le parole certe volte non bastano”, “ Se vuoi conoscere un attore devi guardarlo quando mangia”, “Le cose più belle della vita sono quelle che ci sfiorano soltanto”, “ Il teatro mi viene incontro è la mia ancora di salvezza “Solo un popolo di artisti poteva dare vita a Napoli”(…)
Nel sarto di Addis Abeba, 200 pagine si leggono tutte d’un fiato, con vero trasporto, c’è molta poesia raccontata da sapienti mani. E’ una sorta di viaggio in molte città del mondo, Napoli, Parigi, Mosca, Adis Abeba, c’è anche tanto cinema. Mi ha colpito molto il ricordo del film di Leos Carox “Gli amanti del Pont Neuf”, interpretato da Jiulette Binoche che si innamora di un clochard, così come ha lasciato il segno la descrizione di un set in Russia a 40 gradi sottozero in mezzo alla neve.
Racconta Venturiello: “Un pomeriggio vidi morire un uomo sul set, un camionista della troupe. Stava uscendo dalla sua cabina di guida, quando si era accasciato sulla neve e non si era più rialzato. Il suo cuore aveva ceduto a quel freddo intenso, credo fossero quaranta gradi sotto zero. Due gli attori che avrebbe scelto un regista russo per un film io e Fabio e la scelta è caduta su di me”. L’attore in questo libro ci fa riflettere, ci fa capire che La vita dell’attore non è fatta solo di luci, trucco e parrucco, ma da grandi sacrifici fisici. I dolori e le angustie l’attore li scopre solo alla fine di ogni spettacolo e non si lamenta e quando si trova di notte al ristorante per un momento si rilassa… Il libro racconta con poesia e dolcezza la caduta delle Torri gemelle, l’elezione di Papa Wojtyla, l’arrivo dei Beatles in un cinema di Roma e la fortunata trasmissione tv in bianco e nero del maestro Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi”… Il libro è raccontato alla maniera teatrale di Venturiello, vi ho letto una certa malinconia per il mestiere del padre quello del sarto.- “Mio padre racconta Massimo cuciva di notte i vestiti per me e mio fratello. La sartoria di Adis Abeba con la vetrina dei suoi vestiti cuciti a mano, verrà distrutta da un bombardamento e quella bomba segnerà le scelte della mia famiglia e il mio destino di attore”…
La sartoria di Addis Abeba rappresenta il debutto letterario per Massimo Venturiello attore di primissimo piano nel panorama italiano e internazionale. Alla fiera del libro di Roma, con una sala gremita, ne ha parlato con il critico Nicola Fano, suo grande ammiratore, che gli ha posto delle domande interessantissime alle quali ha risposto in maniera genuina toccando corde ricche di sentimento e di vita vera. “Recitare è vivere! L’attore cambia città ogni giorno ha detto Massimo”. Alla presentazione hanno partecipato due bravissimi attori Ludovica Bove e Stefano De Santis che hanno letto delle pagine scelte, suscitando emozioni e curiosità nel pubblico attentissimo . Questo è un libro particolare e intenso da leggere in famiglia nelle feste di Natale. C’è tanto teatro e molti spettacoli che Venturiello ha realizzato nel corso della sua carriera artistica. Non nascondo l’emozione quando in alcune pagine ho letto del mondo dei barbieri delle suonate di chitarra e mandolino, ho pensato subito ai ricordi di Barberia, all’orchestrina della Compagnia popolare favarese di cui ho fatto parte, che ha animato tante serate. In teatro molti pensavano che fossimo vecchi barbieri. E’ stato uno spettacolo che ha riscosso grande successo ed ha girato i maggiori teatri italiani ed è un peccato che si sia fermato per la pandemia… Mi ha colpito molto la narrazione con le processioni, la banda di paese, le campane che si parlano fra di loro, i ceri, le candele, i Santi, i bambini, i vecchi, le feste religiose e i giuochi pirotecnici.
Nel libro c’è molta vita, quella della gente vera, l’arte dell’attore e i suoi antichi segreti. Il teatro- ha detto Massimo è la vita degli altri. Il libro è pieno di incontri e di figure femminili. Una bellissima ragazza Cinzia telefona di notte. Alle sei del mattino lascia una busta in albergo con una sua fotografia. Quella ragazza in foto non è più così,- dirà Cinzia a Massimo- quella è una foto di qualche anno fa, sono molto cambiata fisicamente. Massimo all’inizio non sa cosa pensare, sarà lei stessa a confidarle che ha un cancro ed ha voglia di parlare con qualcuno che possa ascoltarla. Questo cambia tutta la prospettiva della narrazione. La vasca si ghiacciò improvvisamente…


Venturiello ha un grande rispetto per tutte le donne e soprattutto per la malattia. Dalle sue parole si percepisce che anche lui ha conosciuto la sofferenza. Sono pagine toccanti di una estrema delicatezza e sensibilità, che affrontano il tema della condivisione e del dolore vissuto dagli altri…
Massimo attraverso il teatro ha vissuto in prima persona molte vite, si è immedesimato ed ha sofferto. Da sempre ha una grande attenzione per l’animo femminile che riesce a leggere e a cogliere anche nei dettagli più complessi.
C’è una grande attenzione ed un profondo rispetto per gli zingari e la loro cultura. “Fare l’attore- ha detto Venturiello, rispondendo al critico Nicola Fano, in fondo è un’occasione privilegiata con una sensazione di fugacità, un pozzo di parole che hanno il sapore in prima persona di inutilità come la vita stessa”… La storia di questo libro parte da molto lontano dalla sartoria in terra africana in cui suo padre sperava di costruire il porto sicuro dove far approdare quella ragazza che, da ben quindici anni lo stava aspettando in un paesino del Cilento. E’ un omaggio alle sue origini e alle città che lo hanno accolto, in Italia e nel mondo, sin da quando bambino, è arrivato a Roma con la sua famiglia. E’ un inno d’amore profondo e vibrante alla sua professione, l’attore, e al Teatro, che tutto permea, tutto coinvolge e sconvolge, tutto guarisce. Un libro per tutti da leggere con attenzione parola di Maestro!
Biografia
Massimo Venturiello ( Rocadaspide 1957) è un attore e regista teatrale e doppiatore italiano noto al grande pubblico per avere interpretato Cesare Carrano nella serie “Distretto di polizia 6”. Al cinema ha recitato in moltissimi film: “Good Morning Babilonia” dei fratelli Taviani, “Marra Kesch Express” di Gabriele Salvatores, “Ravanello Pallido” e “La terra” di Sergio Rubini. In teatro ha interpretato vari ruoli sempre da protagonista “Gastone”, “La strada”, “Il borghese gentiluomo” con Tosca. E’ stato attore e regista nello spettacolo Barberia di Gianni Clementi con la Compagnia Popolare Favarese. Per questo spettacolo nel 2014 al teatro “Luigi Pirandello” di Agrigento ha ricevuto il Premio Pietro Germi alla carriera
Dal 2014 è direttore della sezione teatrale del laboratorio di alta formazione della Regione Lazio “Officina Pasolini”. La sartoria di Addis Abeba è il suo primo romanzo.