Ritratti: pittrici del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Simonetta Genova

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Ogni artista dei Calapanama è un mondo da scoprire… Ne ho conosciuti alcuni di questi pittori estrosi, ognuno di loro mi ha affascinato per il particolare mondo interiore, per la grande voglia di vivere l’arte e condividerla per la costruzione di un mondo migliore. Lo stile di pittura di Simonetta Genova perlopiù è informale a metà strada fra l’astratto e il figurativo. Simonetta preferisce i colori molto vividi e i forti contrasti. Ama dipingere sulle tele grandi che sono le uniche in grado di contenere i suoi gesti irruendi. Ama molto le estemporanee, perché il brivido dell’estemporaneo, secondo l’artista, poi è seguito da una bolla di meditazione. Simonetta dipinge i suoi sogni e il mondo visto da lei in modo fantasmagorico, colorato e a volte un po’ inquietante. Ma andiamo a conoscere Simonetta Genova da vicino.

-Quando hai iniziato a dipingere?

Intorno all’adolescenza: ricordo il dipinto che realizzai ispirata dai meravigliosi versi de ”La Ballata del Vecchio Marinaio” di Samuel Taylor Coleridge.

-Pittori si nasce o si diventa?

Qualunque risposta è possibile. Nel mio caso, credo di esserci nata, ma lo sono anche diventata con un percorso personale.

-Quale memoria conservi della tua esperienza infantile, ricordi il primo disegno?

Non ricordo il primo disegno, ma ho perfetta memoria del fatto che adoravo i colori intensi dei ”lampostil”, e detestavo le più innocue – ma di certo più sbiadite – matite colorate. Non ero a mio agio coi pastelli a cera, che lasciavano intravedere la carta e si spezzavano di continuo.

-Quali sono gli elementi delle tue opere pittoriche?

Forti contrasti, colori vivaci, linee di impatto, sfondi a macchie, simbologie originali.

-C’è mai stato un momento nella tua vita in cui hai detto: da domani non dipingerò più?

Un’assurdità per me! Piuttosto il contrario: dopo la pandemia ho deciso che non avrei smesso mai più e avrei anzi utilizzato ogni goccia di energia della mia vita per dipingere sempre e comunque.

-Cosa provi dopo che hai finito un quadro?

Diverse sensazioni. Orgoglio. Tristezza perché è finito il rapporto con quella tela. Gratificazione perché sono riuscita a rappresentare i miei sogni. A volte insoddisfazione per una riuscita diversa dalle mie intenzioni iniziali.

– I grandi pittori siciliani nelle loro tele hanno rappresentato la Sicilia: Guttuso, Giambecchina, Caruso, Madè ed altri. Perché c’è tanta Sicilia nei quadri dei pittori siciliani?

Perché la Sicilia è miccia per l’immaginazione, soggetto contraddittorio, emozione viscerale, cromia spettacolare.

-Puoi commentare questa frase: “I pittori non muoiono mai…

Immagino sempre che le mie tele un giorno saranno osservate senza che io possa più raccontarle, come amo tanto fare. Ma so che parleranno agli occhi e all’anima di qualcuno anche quando non ci sarò più…

-Quali sono le qualità che deve possedere un buon pittore?

Passione, tecnica, pazienza, umiltà. Se poi parliamo del genio, è colui che con totale abbandono sa entrare in contatto con il Sé, cioè con l’Uno che lo circonda. Quello che si fa docilmente strumento dell’Energia superiore.

– Secondo te gli Artisti sono felici?

Sono esseri umani, dunque possono essere felici e/o infelici. L’importante è che abbiano il desiderio di esprimere la loro interiorità. Ho constatato che le mie tele trasmettono agli altri quello che sono.

-Perché i pittori del passato si incontravano a Parigi?

I pittori si incontrano per stare insieme ad anime sorelle, avere compagni con cui confrontarsi, sostenersi a vicenda, realizzare progetti. L’artista non è necessariamente un solitario.

-Chi sono i tuoi pittori di riferimento?

Riferimenti (e non modelli) che suscitano il fuoco della mia passione sono Hopper, Van Gogh, Magritte. Inoltre – non è un riferimento – ma mi accorgo con stupore che a volte creo ombre alla Sironi.

-Quali sono le tue passioni nel tempo libero?

Frequento tutti i tipi di attività creative: mi si può trovare a recitare, a presentare un libro, a cantare, a danzare il flamenco, a scrivere una poesia, a intrecciare un cesto di vimini, a costruire un tamburo sciamanico, a creare con la lana, a realizzare di sana pianta un quaderno rilegato a mano…

-C’è un sogno che avresti voluto realizzare?

Incredibilmente, ho avuto il dono di realizzare quasi tutte le mie aspirazioni di vita, fra cui quello diventare pittrice.

-Qual è la città che vorresti visitare?

Ne ho conosciute molte in giro per il mondo, ma mi piacerebbe visitare Pechino una bellissima città nella parte centro settentrionale della Cina.

-Cosa rappresentano i pittori di Calapanama nella tua vita ?

Un pensiero che scalda il cuore di gioia. Una fortuna che mi riempie di gratitudine. Uno degli incontri più importanti della mia vita.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Organizzare mostre personali con temi originali. Resta per il momento nel cassetto l’idea di pubblicare un libro di poesie o di favole da me illustrato.

Biografia

Nata a Palermo nel 1966 da genitori attempati, Simonetta Genova ha vissuto in un crogiolo di generazioni che hanno lasciato tante impronte diverse. Cresciuta nella circostanza frequente in cui la scelta del liceo artistico era considerata ”sconsigliabile”, si è dedicata alla sua seconda passione, le lingue straniere, per diventare poi docente di inglese alla scuola media superiore. L’arte le scorre nelle vene da sempre, e nel 2016 inizia a prendere lezioni di disegno e di pittura. Durante gli ultimi strascichi della pandemia, nel 2021, incontra il gruppo di pittori ”CalaPanama”, insieme al quale realizza tuttora mostre collettive, opere a più mani, estemporanee en plein air, maxi-tele e murales. Collabora con diverse associazioni di artisti e partecipa a tutte le iniziative del gruppo di carnet de voyage Sketchcrawl Palermo. Ha vinto il secondo premio all’estemporanea Terrasini in Love del 2025 ed ha al suo attivo personali come: Tra Serio e Faceto, Cibus, Stilnovo 2025, Sulle Ali dell’Umanità.