Ritratti: giornalisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Roberto Gueli

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Roberto è uno dei giornalisti italiani più amati dal pubblico, è un personaggio che accoglie tutti con un sorriso. Mostra attenzione e disponibilità all’ascolto. Nel tempo libero legge di tutto, libri, giornali, riviste, va in palestra, gioca a calcio a 7 con gli amici. Ama molto il padel. E’ una persona che ti mette immediatamente a tuo agio, ha il senso dell’umorismo. E’ l’emblema del personaggio sportivo che sa accettare la sconfitta della squadra del cuore senza rompere il televisore. Quella fra il calcio e gli italiani è una grande storia d’amore che ha una lunga e orgogliosa tradizione e un’immensa importanza nella cultura popolare del Bel Paese. E’ la grande passione degli italiani che da sempre fanno scuola in questo sport che ha un largo seguito a livello mondiale. Molte sono le figure importanti del calcio italiano e internazionale, con i grandi calciatori che hanno fatto sognare gli italiani nella coppa UEFA, negli stadi e in Tv. Conosco Roberto da molti anni. L’ho incrociato nella mia strada, agli esordi della mia esperienza artistica nella sede Rai di via Cerda, in Viale Strasburgo e poi come Presidente dell’ordine dei giornalisti di Sicilia. Ci siamo spesso confrontati e i suoi consigli mi hanno aiutato a crescere. Ma andiamo a conoscerlo più da vicino.

-Quando inizia la tua carriera giornalistica?

La mia carriera giornalistica comincia subito dopo la scuola superiore, mentre frequentavo l’università, ho cominciato a lavorare in una emittente molto conosciuta a Palermo: TeleRegione. Tanta esperienza con colleghi di redazione come Guido Monastra, Salvatore Geraci, Rino Cascio, Fabio Geraci. Grazie al settore tecnico e ai dirigenti sono cresciuto molto. Contemporaneamente ho scritto per i quotidiani La Sicilia e il Corriere Dello Sport. Tante collaborazioni anche con altre emittenti. Il 7 gennaio del 92 è cominciata la mia avventura in Rai con il primo contratto alla Tgr Sicilia.

-Da che cosa nasce la tua passione per lo sport?

La passione per lo sport nasce sin dall’infanzia, l’ho sempre avuta nel sangue come ho avuto nel sangue la voglia di fare il Giornalista. Sin da bambino ho avuto le idee chiare e poi per fortuna ho realizzato il mio sogno. Ho fatto il giornalista sportivo e non solo, ed oggi sono dirigente della RAI. Posso dire che tanta fatica è stata ripagata.

-Perchè è così importante svolgere attività sportive sin da piccoli?

Lo sport a mio avviso è il sale della vita come recitava uno slogan… l’attività fisica è fondamentale. Ai giovani va detto chiaramente che lo sport, la scuola, e le attività ricreative sono le cose più importanti. L’attività fisica serve anche alla mente. Poi, se c’è anche competizione, il carattere si può formare meglio.

-In quali luoghi del mondo sei stato per le manifestazioni sportive?

Il mio lavoro mi ha portato in giro per l’Europa, grazie al Palermo calcio che ha giocato in più stagioni in Europa League: Inghilterra, Germania, Cipro, Spagna, Svizzera, Russia. Con il Ciclismo ho seguito due giri d’Italia, come inviato di Rai Sport, ho girato in lungo e in largo la penisola. Poi non dimenticherò mai l’esperienza ai mondiali di atletica in Francia e alle olimpiadi invernali a Torino. Certamente dimentico molti Stati dove sono stato come inviato.

-Il calcio a Palermo non è solo la squadra, è un rito, una tradizione quasi una preghiera. Nell’ora della partita ci si scorda di tutto e anche il grande traffico di Palermo si ferma per un pò…

A Palermo il calcio è una religione, una fede laica che coinvolge tutti. Le fortune e le disgrazie della squadra di calcio racchiudono un’intera popolazione non solo palermitana, ma anche i tanti emigrati nel mondo. Oggi il Palermo lotta per tornare in serie A dopo tanti anni, speriamo che possa accadere senza incidenti di percorso. Inzaghi è una bellissima squadra e ci auguriamo che la promozione possa arrivare presto.

-Hai lavorato nelle storiche trasmissioni di “Tutto il calcio minuto per minuto”, “Domenica Sprint”, “Dribbling”, “La Domenica sportiva”. Mi puoi raccontare un ricordo di queste esperienze indimenticabili?

Ogni servizio, ogni radiocronaca, ogni telecronaca scatenava in me un’emozione grande. Da bambino facevo tutto questo in casa, in maniera artigianale, ed essere arrivato a farlo ufficialmente e professionalmente mi inorgoglisce molto. Ho sempre ascoltato i consigli dei colleghi più grandi, facendoli i miei. Poi i fatti raccontati dal vivo, per me sono i migliori, senza barriere e soprattutto raccontando ciò che accade.

-Chi è il giocatore a cui sei più legato da profonda amicizia?

Gli amici sono tanti, i conoscenti centinaia. Il calciatore con cui ho un’amicizia familiare si chiama Pietro De Sensi ed è stato un terzino del Palermo negli anni 90, ricordato dai tifosi come testina d’oro perché riusciva a realizzare tanti goal di Testa, pur essendo un difensore puro. Con la moglie Teresa, con la sua famiglia e il figlio Vincenzo c’è un profondo legame che va oltre il rapporto tra Ex Calciatore e Giornalista.

-Com’è cambiato il calcio rispetto al tempo che stiamo vivendo ?

Dal mio calcio ad oggi è cambiato tantissimo. Oggi è tutto è legato al denaro e ai diritti televisivi. Prima c’era tutto questo, ma c’era anche tanta umanità e voglia di contatto con i tesserati per svolgere il nostro lavoro, che faceva da filtro nei confronti del lettore o del telespettatore. Oggi non si guardano più gli allenamenti, blindati, e il calcio è a pagamento, praticamente sempre su piattaforme e sui siti. Bisognerebbe tornare più ad un’umanità che negli anni passati c’era.

-Nella tua carriera hai ricevuto importanti premi, il Premio Francesco Zuccalà”, il Premio Coni per il giornalismo e Panathion per solidarietà e sport. A quale ti senti più legato?

Sono legato a tutti i premi, perché quando ti chiamano per comunicarti la consegna di un riconoscimento, evidentemente qualcosa hai fatto. Ovviamente, quelli che hai inorgogliscono molto e sono grato alle giurie. I premi non sono un traguardo ma uno stimolo per far sempre meglio.

-Sei stato Presidente dell’ordine dei giornalisti siciliani e Presidente dell’Ussi Unione Stampa Sportiva, come hai vissuto questi importanti traguardi?

Ho svolto questi ruoli col massimo impegno, senza guardare al tempo che gratuitamente sottraevo al mio lavoro e alla mia famiglia. Ho ridato visibilità sia all’Ordine che all’Unione Stampa Sportiva. Ho cercato di rispondere e parlare con tutti i colleghi. La categoria è in grande affanno. Chi oggi ricopre i ruoli di vertice, si ritrova a cercare soluzioni rapide perché i giovani oggi non sono tutelati e il Giornalismo rischia di morire. Le divisioni non servono, negli ultimi anni è ciò che più di negativo possa esserci.

-Hai scritto quattro libri sulla storia di Palermo calcio e la biografia ufficiale del presidente rosanero Renzo Barbera di cui volevi realizzare un docufilm…

Ho scritto Libri di Sport con il collega Paolo Vannini in più di un’occasione per raccontare le gesta dei colori rosa nero, sia della prima squadra che della primavera. Inoltre, ho scritto la biografia autorizzata dalla famiglia Barbera del grandissimo Renzo, figura iconica della città.

-Perché il docufilm su Renzo Barbera non si è ancora fatto?

Resta un sogno che spero di realizzare. C’erano tutti i presupposti per farlo poi non si è riusciti per via di coperture finanziarie, per mettere in piedi un progetto che comunque è sempre attuale. Un docufilm su Renzo Barbera sarebbe doveroso come uno su Maurizio Zamparini, altro presidente Storico Rosa Nero. Due figure ingiustamente dimenticate dalla città.

-Puoi fare un bilancio sui giochi olimpici invernali del 2026 che si sono appena conclusi, che cosa resta di Milano Cortina?

È stato un evento bellissimo. Olimpiadi e Paralimpiadi hanno dimostrato che l’Italia c’è dal punto di vista tecnico e dal punto di vista strutturale. Medaglie su medaglie che hanno fatto gioire gli italiani e hanno dimostrato all’intero mondo che gli atleti azzurri sono sempre i migliori.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Da quasi 10 anni faccio parte della direzione della Tgr e spero di farne parte ancora per molti anni. Informazione di prossimità è fondamentale. Per quanto riguarda i progetti, restano sempre legati al Giornalismo e alla famiglia Rai a cui appartengo dal 7 gennaio del ‘92.

 

 

 

Biografia

Roberto Gueli è giornalista dal 1988. Dal ’92 iscritto nell’albo dei professionisti. Ha lavorato in varie televisioni private regionali (Teleregione, Canale 21, TeleSicilia, TeleScirocco Trapani, Antenna Sicilia) e collaborato con vari quotidiani (La Sicilia, Corriere dello Sport, Resto del Carlino) e con l’agenzia nazionale Italpress.

Dal 7 gennaio 1992 ha cominciato la sua carriera in Rai alla Tgr Sicilia dove è stato conduttore, redattore, capo servizio e poi capo redattore dal 2015 al 2018 quando è stato nominato Vicedirettore nazionale della testata e poi condirettore.

 

Roberto Gueli, palermitano 57 anni, è stato confermato nella squadra di direzione della Tgr, diretta da Roberto Pacchetti, di cui fa parte dal 2018. La decisione è arrivata dopo l’ultima seduta del consiglio d’amministrazione dell’azienda. Gueli seguirà il prodotto editoriale della Tgr Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata. Inoltre, avrà la responsabilità delle rubriche nazionali “Il settimanale” e “Mediterraneo”. Tra le deleghe anche il comparto radiofonia ed i rapporti con Rai Sport e GR sport oltre alle media partners della testata.