Ribera: Nella diga Castello l’acqua della traversa Gammauta

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Da ieri mattina l’acqua della traversa Gammauta di Palazzo Adriano ha cominciato la discesa nella diga Castello di Bivona per caduta naturale. Si riaccende la speranza per migliaia di agricoltori del comprensorio di Ribera che la utilizzano per scopi irrigui e per tutte quelle popolazioni dei comuni agrigentini del versante centrale del territorio che ne beneficiano per uso civile e potabile, grazie all’uso del potabilizzatore di Santo Stefano Quisquina.

In mancanza delle piogge, che continuano ancora a scarseggiare non solo in provincia, ma in tutto il territorio isolano, quest’acqua che viene travasata, senza alcun pompaggio, è solo una piccola boccata di ossigeno perché attualmente vengono trasferiti circa 200 metri cubi al secondo nella diga bivonese da un invaso posto in territorio palermitano da cui l’Enel ha prodotto energia elettrica, secondo un protocollo d’intesa della durata trentennale tra l’ente e la Regione Siciliana.

Agricoltori e popolazioni continuano a sperare che l’invaso Gammauta, dalla capacità, se pieno, di circa mezzo milione di metri cubi, continui a riempirsi con l’acqua del ricco bacino imbrifero del fiume Sosio-Verdura. Una volta ferma la produzione di energia elettrica, l’acqua, in una fase drammatica di siccità e di emergenza idrica, potrà andare a buon fine per la pregiata agricoltura (agrumeti, pescheti ed oliveti), ma soprattutto dovrà soddisfare la sete di alcuni comuni agrigentini dove l’erogazione dell’acqua potabile è stata già razionata e dove diversi sindaci hanno già pubblicato ordinanze per invitare i cittadini a risparmiare quanta più acqua possibile, evitando i possibili sprechi.

Il consorzio di bonifica AG 3 ha fatto in una settimana ogni possibile sforzo per riparare con l’impiego di uomini e mezzi le perdite che sono verificate nella canalizzazione dell’adduttore Gammauta-Castello che non veniva utilizzato da alcuni anni e che per la pressione idrica ha registrato numerosi scoppi e perdite. L’acqua nella giornata di oggi dovrebbe arrivare nella diga Castello.

La drammaticità della situazione del bacino del fiume Sosio-Verdura è data dal fatto che nella parte agrigentina del territorio, sotto la centrale elettrica di San Carlo dove non vi sono sbarramenti, per la copiosità delle sorgenti, l’acqua se ne va a mare inutilizzata per agricoltori e popolazioni. Nei decenni scorsi c’erano diversi sistemi di pompaggio, a Poggio Diana per il laghetto Gorgo, a “Tragaleggi” per la diga Castello e a Prizzi per l’invaso Raia. Gli impianti sono stati abbandonati e negli anni sono stati oggetto di furto delle costose apparecchiature. In migliaia si chiedono se l’acqua del Sosio-Verdura che oggi va a mare si possa ancora con destinazione agli usi che ne deriverebbero, specie in tempi di crisi idrica.