Nel sud Italia la presenza dei cantastorie trova una sua grande espressione artistico-culturale nelle voci di Otello Profazio, Orazio Strano, Vito Santangelo, Ciccio Busacca, Rosa Balistreri, Nonò Salamone ed altri cantastorie.
Negli anni ‘70 a Roma ho incontrato Otello Profazio. Me l’ha presentato Antonio Zarcone. In quel periodo Profazio era il responsabile di una collana discografica della Fonit Cetra. La sua conoscenza ci ha permesso di pubblicare il primo Lp, dal titolo Tolì Tolì. Con Otello abbiamo mantenuto sempre i contatti e da qualche anno gli chiedevamo di scrivere la prefazione per un libro di prossima pubblicazione, dal titolo “Quando la gente cantava Tolì Tolì, la storia e la musica del Gruppo Popolare Favarese”. Era entusiasta e felice che ci siamo ricordati di lui. Abbiamo rimandato l’incontro di settimana, in settimana, in Calabria, insieme ad Angelo Pitrone, a causa delle sue condizioni di salute. Siamo riusciti appena in tempo a registrare una sua testimonianza.

Ecco un passaggio significativo della sua prefazione:
“Conosco Antonio Zarcone e Maurizio Piscopo da moltissimi lustri, dall’inizio della loro carriera. Provengono da Favara un paese “malandrino”, di cui si è detto e scritto molto, che ho trovato sempre molto accogliente. Più volte ho cantato in piazza Cavour con loro ed il pubblico è rimasto entusiasta. Mi ha colpito molto e incuriosito la personalità di questi due ragazzi che hanno dato tanto alla musica popolare della Sicilia. Un giorno, il 26 novembre del 1978 li ho visti in Tv, prima del Tg1, in uno speciale di Cesare Emilio Gaslini trasmesso dalla sede Rai di Corso Sempione a Milano. Un programma dal titolo: “Incontro con il gruppo popolare favarese”. Erano solo in due, ma facevano per cento, si sono scambiati gli strumenti, la chitarra, la fisarmonica, il mandolino, hanno cantato con grande trasporto e sentimento, serenate e canzoni di dolore e di “spartenza”, hanno raccontato la Sicilia della ragione e del sentimento come solo loro sapevano fare”(…)

Con Otello ci siamo incontrati più volte, a Milano, al Folk Studio a Roma, presso la sede Rai di Palermo, nelle tournèe per gli emigranti in Cile, Argentina, Germania e in diversi paesi della Sicilia e della Calabria. Era nato a Rende, in provincia di Cosenza, il 26 dicembre 1934. Viveva a Pellaro, frazione di Reggio Calabria.

Molto conosciuto in Italia e all’estero. Ha pubblicato 25 album: uno di questi, ‘Qua si campa d’aria’, ha ottenuto un notevole successo e il disco d’oro per aver venduto più di un milione di copie, primato mai raggiunto per un’opera cantastoriale. In questa canzone, i versi, macigni scagliati contro i potenti, costituiscono un alto contributo civile alle “Questioni meridionali! “Qua si campa d’aria”, vero e proprio manifesto della canzone d’autore calabrisi. Un testo inciso nel 1974 ma senza età, una sorta di distillato di ironia. Ecco un passaggio:
“Il Sud è ‘nu paese bello assai… Siamo genti felici e stracontente, non abbiamo bisogno mai di niente”, “Il Sud è proprio un vero paradiso… Se vuoi morir, devi morire ucciso! “, “È al Nord che si beve e che si mangia, e c’è bisogno d’evacuar la pancia… Qui invece – ve lo dico in confidenza – non la sentiamo, no, quest’esigenza. E non mi capisco con quale causale ogni città ci fanno un ospedale. Tutta roba inutile!Qua si campa d’aria!”…
Otello Profazio, rappresenta la memoria storica ed enciclopedia vivente dell’etnoantropologia musicale del Sud, è considerato, anche dai suoi colleghi, il “Principe dei cantastorie”. Fin da giovane ha sentito prorompente il bisogno, diventato poi necessità, impegno civile, di raccogliere e divulgare il patrimonio etnomusicale del Sud; di tutto il Sud e non solamente della Calabria (dove è nato), o della Sicilia (di cui è considerato, a ragione, degno rappresentante), ma della Basilicata, Lucania. In oltre 40 anni di attività e di ricerca ha scritto, scovato e riscritto innumerevoli canti e documenti canori che ha catalogato per temi e che costituiscono il suo archivio personale. Moltissime le canzoni pubblicate in numerosissimi dischi dove reinterpreta la storia del Sud, o meglio, ne canta la controstoria! Tutte le sue canzoni, anche quelle che al primo ascolto potrebbero sembrare “allegre”, “leggere”, o “scandalose”, sono canti di protesta, di lotta “poetica”, di analisi critica della realtà sociale, espressi con l’uso della satira, arma molto pericolosa nelle sue mani, contro i potenti, quelli “che avrebbero dovuto fare” per il Sud e “non hanno fatto”! Vincitore del premio Pitrè, il più alto riconoscimento culturale siciliano, Profazio dedica gran parte dell’anno all’attività concertistica in Italia e all’estero, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, Svizzera, Germania, dove è molto conosciuto, apprezzato e richiesto. E’ inoltre autore di commenti musicali di famosi film (tra cui L’amante di Gramigna del 1968 diretto da Carlo Lizzani, Delitto d’amore del 1974, diretto da Luigi Comencini…) e di sceneggiati televisivi Storie dell’emigrazione diretto da Alessandro Blasetti, nonché di numerosi programmi radiofonici e televisivi che, negli anni ’70, hanno dato lustro e rianimato una tradizione culturale che stava scomparendo. Per oltre 15 anni ha tenuto una rubrica settimanale, “Profaziate”, sul quotidiano “la Gazzetta del Sud”. Fino ad oggi ha pubblicato 4 libri di Profaziate.

Ha rielaborato e reinterpretato molte canzoni della tradizione calabrese e meridionale (Sicilia, Puglia e Basilicata) e le poesie in lingua siciliana di Ignazio Buttitta. Molto conosciuto in Calabria e Sicilia, ha partecipato a trasmissioni radiofoniche negli anni sessanta e settanta. Nel 1964, durante la trasmissione televisiva Questo e quello, condotta da Giorgio Gaber, cantò insieme ad Enzo Jannacci, Silverio Pisu, Lino Toffolo e lo stesso Giorgio Gaber la canzone di Pietro Gori Addio a Lugano. Era considerato uno dei cantanti dialettali più importanti del meridione. Ha scritto ballate di satira politica. E’ considerato un aedo di un meridionalismo ironico e mai rassegnato, l’Omero della Calabria. Le sue musiche raccontano storie strepitose, pezzi di vita che affondano le radici nella sua terra, ma anche nei tanti sud del mondo. Ha amato, studiato e divulgato le tradizioni popolari e il dialetto calabrese. Ha all’attivo diverse pubblicazioni con Roberto Leydi, Michele Straniero, Luigi Lombardi Satriani, Diego Carpitella, ed ha musicato brani dello scrittore Saverio Strati. E’ considerato un ricercatore delle musiche e delle culture popolari. Profazio ha lasciato un patrimonio immenso di memorie e documenti. Ha cantato il brigante dell’Aspromonte Peppe Musolino, Governo italiano, Il lamentu pi la morti di Turiddri Carnivali, I pirati a Palermo di Ignazio Buttitta. Con la scomparsa di Otello Profazio la Calabria e l’Italia perdono un mostro sacro della musica e della cultura popolare. Il 23 luglio 2023, all’età di 88 anni, è morto all’ospedale di Reggio Calabria, dove era ricoverato da 2 giorni per problemi cardiaci. Diversi giornali gli hanno dedicato le pagine culturali. Con Otello scompare l’ultimo cantastorie del sud Italia.
Si ringraziano Salvatore Indelicato, Angelo Pitrone e Antonio Zarcone per le ricerche fotografiche.






