Ritratti: musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Giuseppe Grippi

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Ho avuto il piacere di incontrare Giuseppe Grippi il 27 luglio del 2020 al Palazzo Marchetti di Salina-Malfa (Isole Eolie), in un concerto. In quell’occasione ha eseguito le variazioni Goldberg BWV 988 di Bach. Le variazioni Goldberg in sol maggiore sono state composte dal grande compositore tedesco Johann Sebastian Bach. Si tratta di un’aria con trenta variazioni di notevole difficoltà tecnica nonché espressiva, che seguono un complesso itinerario matematico e contrappuntistico. Inizialmente l’opera fu concepita per clavicembalo con due manuali. Anche nell’esecuzione pianistica l’opera non perde il suo fascino intramontabile. Ascoltare Giuseppe a Salina per me e per il pubblico è stata un’esperienza indimenticabile, le persone erano così entusiaste che alla fine si sono alzate in piedi in una solenne ovazione. Grippi è un pianista, appassionato di letteratura e poesia, studia filosofia e dedica molta della sua attività professionale all’insegnamento del pianoforte.

Ama gli animali – in particolare cani e gatti – e preferisce tendenzialmente i luoghi non affollati. I giardini lo fanno sognare, così come i tramonti. Siciliano d’origine, veneziano acquisito. Appassionato della buona cucina, ma non particolarmente ferrato ai fornelli. Ha un forte legame con il mare. Beve il caffè rigorosamente amaro e preferisce il salato al dolce. Supereroe preferito? Platone. Ma andiamo a conoscerlo più da vicino.

-Quando è iniziata la tua avventura nel mondo della musica?

In pochi sanno che in realtà ho intrapreso i primi passi nel mondo della musica con il ballo liscio che era molto praticato nel territorio siciliano degli anni ‘90. Avevo circa 4 anni. Ballavo la polka e la mazurka figurata. I miei genitori si accorsero che c’era in me una particolare sensibilità musicale e all’età di 7 anni cominciai a studiare seriamente il pianoforte.

-Musicisti si nasce o si diventa?

Credo entrambe le cose.

-Come sarebbe stata la tua vita se non avessi incontrato il pianoforte?

E’ una domanda che mi pongo spesso. La scelta dello strumento è qualcosa di contingente. Avrei potuto scegliere qualsiasi altro strumento. Non si conoscono – e infine amano – che le cose con cui entriamo in contatto e che ci affascinano. Probabilmente è stato il pianoforte a conquistarmi in quella fase della vita e ancora continua a farlo. In un mondo possibile, scomodando Leibniz, se non avessi incontrato il pianoforte, forse sarei diventato uno scrittore.

-Puoi descrivere il pianoforte della tua vita?

Il mio primo strumento non fu un vero e proprio pianoforte, ma una pianola Bontempi il cui ricordo si è un pò sbiadito nel tempo. E’ stato quello strumento a farmi scoprire per la prima volta il mondo che si nasconde tra le linee e gli spazi di un pentagramma. Ci si innamora per gioco.

-Qual è il primo brano che hai eseguito ?

Uno dei primi brani che ho eseguito pubblicamente è stato il valzer op. 69 n. 2 di Chopin.

-Come si vive a Venezia?

Sono personalmente innamorato di Venezia. Essendo una città fuori dall’ordinario, ha i suoi pregi come i suoi difetti. Spesso è assalita dai turisti e bisogna programmarsi bene con i tempi per gli spostamenti. Nonostante ciò, è una città capace di cambiare forma, colore, profumo, perfino suono. I tramonti veneziani non si scordano facilmente. Venezia è come la musica: è un’immagine del tempo.

-Giuseppe Grippi in famiglia…

La mia è una famiglia come tante altre. Ho una sorella, due nipoti e una cagnolina che si chiama Laika. Vivono tutti in Sicilia. Non sono un figlio d’arte, anche se in casa è stata sempre presente la cultura musicale. Mio padre si dilettava a suonare la batteria. Ricordo ancora che ascoltavamo le audiocassette del batterista Tullio De Piscopo in macchina durante i viaggi, oltre i Notturni di Chopin. Fu mia madre a spingere l’acceleratore sulla mia istruzione musicale.

-Cosa senti prima di andare in scena, prova ad immaginare quello che succede nella tua mente?

Prima di entrare in sala, sento una forte tensione che si dipana lentamente quando comincio a suonare. E’ come alzare un sipario e ritrovarsi improvvisamente nudi. Provo delle emozioni diverse da quelle maturate in fase di studio: si tratta probabilmente della chimica che si crea col pubblico. Allo stesso modo, cerco di tenere sotto controllo il lavoro interpretativo che mi sono prefissato di condividere, provando a non cadere nel baratro del caos emotivo. E’ un lavoro di autocontrollo psicofisico.

-I musicisti sono considerati i grandi benefattori dell’umanità, condividi questa affermazione?

Più che essere benefattori, i musicisti dovrebbero essere sostenuti in un mondo in cui si sta ignorando progressivamente il valore della cultura. Il ruolo del musicista è quello di ricordare agli altri la necessità di conservare e vivere questo patrimonio culturale ed intellettuale di cui tra l’altro l’Italia è stata per secoli grande fautrice.

-Qual è la città dove vorresti suonare?

La città dove vorrei suonare è la città interiore del pubblico, quella in cui si ha voglia di abbandonare il mondo per immergersi nella propria intimità. Non esiste altra città per un artista. Oggi si sta perdendo la capacità di ascolto degli altri e di se stessi. Abbiamo spento le nostre proprietà percettive. Vorrei suonare sempre nella sinestesia delle città interiori.

-Se Dio fosse un pianista che musica suonerebbe?

La musica di Johann Sebastian Bach.

-Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?

Cortot, Horowitz, Cziffra, Pletnev, Volodos, Argerich.

– Qual è l’attualità di Chopin?

Chopin è riuscito attraverso le sue composizioni a esprimere poeticamente la voce umana con indefinite sfumature di colore difficilmente circoscrivibili all’interno di rigidi schemi metrici. C’è una libertà interna alla melodia che non solo è complicato rendere in maniera naturale da parte dell’esecutore, ma che è altresì indice di uno sguardo verso un’umanità più autentica. Penso che questa ricerca intima della cantabilità umana sia un aspetto dell’attualità del compositore polacco.

-Hai ricevuto molti premi nel corso della tua carriera, cosa provi quando ricevi un premio?

Gratitudine e motivazione nel fare sempre meglio.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho dei concerti in fase di programmazione a Palermo, Isole Eolie, Venezia, Londra, ma c’è altresì una vita da vivere: non avremmo altrimenti nulla di nuovo da comunicare. Provo a lasciare che la vita mi sorprenda, come se fosse la prima volta. Uno dei progetti ancora irrealizzati? Fare il cammino di Santiago.

Biografia

Giuseppe Grippi (1993), pianista e docente di pianoforte presso i conservatori italiani. Si è diplomato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (2015) sotto la guida di Benedetto Lupo. Ha vinto primi premi assoluti in concorsi nazionali e internazionali. E’ Borsista Bayreuth 2019 dell’Associazione Richard Wagner di Venezia. Ha tenuto concerti solistici e cameristici in Italia (Roma, Palermo, Agrigento, Mantova, Venezia, Padova, Brescia, Ravello) e all’estero (Berlino, Ossiach, Anversa). Alcune sue esecuzioni sono state trasmesse dalla RAI e da Classical Planet nell’ambito del Festival Euroclassical, con registrazioni live streaming di opere di Brahms e Schumann.

Le foto di Giuseppe Grippi sono di Matteo Trevisan.