Palermo è una città ancora da scoprire. Qualche mese fa ho avuto la fortuna di conoscere la giornalista Rosa Di Stefano e visitare il Palazzo del Poeta, in un angolo meraviglioso della città, dietro la posta centrale di via Roma, proprio nel cuore della capitale della cultura. Quel giorno ero in compagnia dello scrittore Vito Lo Scrudato, l’erede di Leonardo Sciascia, per la presentazione di un suo libro nella rassegna un tè con l’autore, un progetto ideato e condotto con grande eleganza da Rosa, che si occupa di innovazione della cultura nei saloni di una dimora storica. Sono rimasto affascinato per il gusto e la raffinatezza del luogo restaurato da sapientissime mani. Nel Palazzo sono presenti oggetti che fanno parte della storia di Palermo, un vecchio pianoforte con una partitura vissuta, una radio di straordinaria bellezza che ha fatto compagnia alle serate di donna Franca Florio. Il Palazzo del Poeta è un luogo sofisticato, contemporaneo e accogliente, in cui la storia del palazzo vive nella contemporaneità del presente. Un ambiente, intimo e allo stesso tempo aperto alla condivisione degli spazi comuni, curati da una luce particolare e da preziosi dettagli. In questo storico palazzo, c’è la vita di Rosa, i suoi sogni, la sua musica, la sua bellezza, l’incontro con il mondo della Cultura. Rosa nel Palazzo del Poeta è riuscita a creare un salotto francese, nella più parigina delle città siciliane. E’ un luogo che ti strega, se entri una volta nel palazzo ti viene la voglia di ritornarci … E dire, che quel giorno, Vito Lo Scrudato non mi ha dato il tempo di preparami, suona il campanello e con determinazione mi dice: “scendi con la fisarmonica che ti porto in un posto bellissimo che ci vogliono occhi per vederlo”! Quel giorno mi colpì molto la bellezza e l’intelligenza di Rosa Di Stefano, la ragazza che vorremmo incontrare una volta nella nostra vita. Ma andiamo a conoscere Rosa da vicino…
-Chi è Rosa Di Stefano, puoi descriverti?
Una donna tenace ma fragile, che forse nasconde dietro uno scudo inossidabile e con attenta riservatezza segrete sofferenze. Mi chiedo quante donne rimangono in silenzio quando le loro parole, i loro sogni, la loro tenacia potrebbero orientare le scelte del mondo verso la bellezza e l’umanità.

-Che bambina sei stata?
Ipercinetica ma con due genitori molto intelligenti che sono riusciti a far canalizzare tutte le mie infinite energie in attività culturali e fisiche. Così, dopo l’orario scolastico, sin dall’età di quattro anni, la mia vita è stata un felice ed intenso susseguirsi di corsi di teatro, di pianoforte, di nuoto, di danza, di canto e anche di floricultura. La cosa che mi è rimasta di questa fase “ipercinetica” della mia vita è che ancora oggi, lavoro su tre fronti diversi in contemporanea. Avrò ancora forse qualche piccola quantità di energia da smaltire?
-Le persone hanno le Tv di 75 pollici, li hanno illusi dicendo che hanno il cinema in
casa, in realtà sono più soli di prima, in compagnia di programmi scadenti. Cosa pensi di tutto questo?
Sono facciate artificiali che nascondono mondi vuoti.
-Quando nasce l’iniziativa culturale un tè con l’autore?
Come “topo di biblioteca” ho assistito a centinaia di presentazioni di libri, in molte delle quali, purtroppo (e mi dispiace anche doverlo ammettere), ho dormito profondamente per libri che poi, invece ho amato immensamente. Da questa mia angoscia nel non poter comprendere come sia stato così difficile comunicare la bellezza dei contenuti di un determinato romanzo, ho deciso di mettermi in gioco in prima persona e iniziare a raccontare le emozioni che mi scaturiscono alla fine della lettura di un testo. Quindi, attorno ad una tazza calda di tè, iniziamo i nostri incontri conoscendo subito l’autore, con il quale si instaura un rapporto confidenziale fin da subito. Devo dire, che mi sono imposta delle regole: un’accurata selezione dei testi in primis e quella che per ogni cartellone non si ripete mai lo stesso genere e che gli autori non devono sostenere alcun costo. Dai romanzi, alle poesie, i racconti, le storie d’amore, alle autobiografie struggenti, presento gli autori selezionati in molteplici percorsi: appassionate interviste, momenti musicali, teatrali e con supporto video. Gli autori delle mie rassegne li ho amati tutti, nessuno escluso.
-Cosa ti hanno detto quando hai organizzato il tuo primo evento? Qual è stata la critica peggiore e l’incoraggiamento più sincero?
Accade spesso che una critica sia più onesta e utile di una lode sperticata quanto falsa. Le critiche peggiori sono quelle degli ignavi, che sono un pò come taluni pressappochisti che si autoproclamano critici d’arte: “Non so fare ciò di cui tu sei capace, ma una mia parola può distruggere il tuo lavoro”. Ci sono poi persone che mantengono saldo il timone dell’onestà intellettuale. Le loro critiche sono benvenute anche quando sono severe, ma questo è un grande dono: quando aiutano ad avere consapevolezza delle nostre derive, esse sono capaci di tramutare gli errori e i dolori in fondamenti di crescita, come i cerchi del tempo nel tronco di un albero.
Per quanto riguarda le lodi, in genere sono false e interessate. Provo a starne alla larga come faccio con le cassate di ricotta: dolci fino alla nausea e pericolose per la linea del corpo, come lo sono certi elogi che soddisfano soltanto il nostro ego e avvelenano l’onestà del cuore”

-La moda e la bellezza in un Paese “strano” come il nostro…cos’è la bellezza, dove vive?
Mi chiedo fino a che punto questa domanda sia provocatoria. Tanto per cominciare bisognerebbe intendersi sui termini. Per capirci, la bellezza non è un valore assoluto ma cambia con le epoche, con l’esperienza, con la cultura. Forse sarebbe più appropriato parlare di armonia, di coscienza di quanto il mondo sia meraviglioso perché espressione di equilibrio, di purezza, di ciò che forse impropriamente chiamiamo bellezza. In questo senso, la bellezza può cambiare ciascuno di noi e dunque, in ultima analisi, il mondo. A patto che essa sia diffusa, condivisa, che diventi parte di ciascuno di noi.
-Quanto tempo c’è voluto per restaurare Il Palazzo del poeta? Puoi raccontarmi della difficoltà più grande che hai vissuto.
Cinque anni lunghissimi con molteplici difficoltà e non soltanto economiche. Difficoltà ancor più ardue da superare riguardano i rapporti che ho avuto, mio malgrado, con alcune imprese edili le quali, piuttosto che lavorare seguendo una linea progettuale definita dai tecnici competenti, hanno trovato sempre soluzioni inedite per intralciare e rendere complicato ciò che era semplice. Così ho cambiato per ben tre volte tre squadre di operai, con una perdita economica e di tempo non indifferente. In questo mondo alla rovescia il supporto della mia famiglia è stato prezioso, mi ha emotivamente sostenuto e agevolato pensando che il mio coraggio non doveva andare perso perché avrebbe dato vita ad una imprenditoria sana e, dico io, forse “visionaria”. La più emozionante sorpresa è stata ricevere il premio “Donna Attiva” riconosciuto dalla Camera di Commercio di Palermo ed Enna, proprio l’anno di apertura di Palazzo del Poeta. Apertura che trova la data del 14 febbraio 2019 come primo reale giorno della sua presentazione ufficiale. Palazzo del Poeta, è un pezzo del mio cuore.
-Il titolo di un libro da cui attingi la forza di non mollare : c’è un personaggio letterario che simboleggia il senso della tua scelta?
Difficile trovare un unico riferimento. Le nostre scelte sono complesse e attingono alle nostre esperienze, a ciò che siamo come a ciò che vorremmo essere, alla nostra fisicità e al nostro desiderio di trascendenza. Ci sono però archetipi che indicano la via della tenacia e della fede. Penso a Penelope, che scioglie i nodi della tela intessuta durante il giorno per temporeggiare sperando che lo sposo ritorni. O agli uomini-libro di Ray Bradbury, ciascuno dei quali conserva la memoria di un testo letterario in un mondo in cui la lettura è un delitto e i libri sono arsi per strada, come nella Berlino nazista. La resistenza verso leggi ingiuste può passare anche dalla libertà di leggere, che può essere rivoluzionaria e destabilizzante al pari della tenacia di Antigone, che intende seppellire il fratello ucciso contro l’arroganza brutale del potere. E non per nulla, sono le donne a fare assai spesso la differenza, ciò che trasforma un granello di sabbia in una perla.
-So che scrivi splendide poesie e avrei voluto iniziare l’intervista con i tuoi versi…
Non esageriamo. Io non scrivo poesie. Metto parole, ci provo, alle emozioni, alle visioni che a volte mi arrivano. Una che amo molto è “Come Preghiere”, nata dall’ispirazione scaturita osservando l’installazione di poesie che ho “costruito” nel lucernario del chiostro del Palazzo del Poeta. Qui le pagine di poesie volano, come sospese nel vuoto, come preghiere verso il cielo.
COME PREGHIERE
Come preghiere rivolte al cielo, dimensione divina, luogo o condizione ove le terrene e fugaci passioni umane si frantumano in perenni astri d’incanto. O come le lacrime che gli angeli versano e che giunte sulla terra mutano sterile roccia in pianura, sentieri asciutti in ruscelli, distese desolate in giardini di delizia: così le parole, come petali al vento si alzano verso le stelle o scendono dal firmamento a fecondare i cuori di chi ha animo di raccoglierle per nutrirsi del loro nettare.
-Cosa sfugge agli uomini del nostro tempo dei cambiamenti delle donne?
Le donne non sono cambiate come ritiene gran parte degli uomini. In verità hanno sempre avuto una marcia in più anche se mortificata da chi avrebbe preferito avere al fianco solo figure succubi, schiave o bambole da relegare a ruoli subordinati, che non mettessero in dubbio il presunto primato del maschio dominante.
Certo, non vi è dubbio che rispetto al passato vi è una percentuale di donne che possiede maggiore consapevolezza di se stesse e delle proprie capacità e questo si scontra inevitabilmente con una visione arcaica che molti uomini continuano a coltivare anche quando nascondono con ipocrisia il terrore di mostrarsi non all’altezza delle proprie partner. La violenza e il sopruso, non necessariamente fisici, nascono da questa incapacità di ammettere i propri limiti. Cosa che una donna può fare senza per questo sentirsi minacciata.
L’unico modo per fermare la violenza, in tutte le sue forme, è smettere di parlare di uomini e di donne, che è già cosa occultamente discriminante, ma iniziare a parlare finalmente sempre e soltanto di persone. Con i loro limiti e le loro capacità.

-Al Tg1 e in altri programmi Rai, hai parlato delle spose bambine, un fenomeno di grande attualità di cui si parla poco. Hai pensato e prodotto un progetto raffinatissimo per sensibilizzare le nuove generazioni verso un tema purtroppo diffuso e poco conosciuto.
Trentatremila matrimoni ogni giorno, ovvero 1375 all’ora in una qualsiasi parte del mondo: è il numero di unioni tra minori che, come si sa, sono vietate ufficialmente da ogni Paese. Ad oggi ci sono circa 700 milioni di spose bambine, tra dieci anni la cifra potrebbe arrivare a 800 milioni. A livello globale, è stato stimato che esistono 12 milioni di bimbe sposate prima del tempo.
SALMODIA è racconto e carezza, versi e amore, disperazione e violenza. E’ un omaggio alla bambina ma la narrazione della donna è anche un pesante atto d’accusa.
Il progetto è volto proprio a raccontare “dolcemente” questa terribile realtà.
Quattro minuti di ninna nanna dolce e straziante che portano lo spettatore a conoscere questo male sociale, raccontato da una madre con la poesia visionaria di Lucilla Trapazzo. Nel video interpretato dalla stessa poetessa, si accompagna la bambina, dalla leggerezza dei giochi alla vita che improvvisamente diventa torbida, rossastra, senza la protezione della madre che – apparendo e sparendo -, ha subito la stessa violenza prima di lei. La “bimba cannella” si affloscerà come un fiore spezzato proprio sotto la corolla, con i petali che cadono senza vita. Racconto nel racconto, le musiche di Marco Di Stefano, leggono, cuciono, mettono in contatto, trovano nuovi rivoli e angoli in cui rifugiarsi.
Un progetto che amo visceralmente, che ha ruote grandi e che ancora merita di essere raccontato.
-Cosa salverà il mondo la bellezza, il cinema, la letteratura o la moda?
Il cinema – certo cinema – la letteratura – certa letteratura – possono veicolare questo amore per la bellezza ma sono soltanto strumenti. Per quanto riguarda la moda, devo dirti che semplicemente non mi interessa. Con il termine moda si indica in statistica il valore che compare più frequentemente. E quando la maggioranza va in una certa direzione, in genere, per me, ha torto.

-La vita è fatta per stare tutta in un libro, qual è il potere di un libro?
In fondo, siamo tutti come dei libri aperti, che si fanno leggere dal pubblico, con la nostra vita quotidiana e quando parliamo con la gente, quando esprimiamo un concetto o condividiamo un’emozione, è raccontarci, è definirci, è comunicare la propria identità, è sentirci, esattamente come quando si legge un libro. Da qui la frase: “Noi respiriamo i libri che abbiamo letto”.
-Cosa provi quando incontri una donna bellissima?
Ritornando alla mia visione di bellezza, a volte non mi accorgo di avere davanti una donna bellissima o bruttissima. Sento le vibrazioni che riverberano nella mia pelle e da lì classifico, donne con cui posso avere empatia e donne con cui non l’avrò. Se poi vuoi che risponda necessariamente ad una “domanda provocatoria” legata esclusivamente all’aspetto estetico, allora ti dico che osservo una persona bella nei suoi equilibri, con la stessa forma di stupore e ammirazione conoscitiva con cui si osserva un’opera d’arte ma senza soffermarmi più di tanto.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro, continuerai con la cultura?
“La cultura è ciò che rimane quando dimentichiamo tutto ciò che abbiamo letto”, cito Skinner. Continuerò la strada della cultura, senza mai perdere di vista, ovviamente, il mio lavoro primigenio, ovvero la ricettività, che mi ha permesso di poter investire in cultura in questo lungo periodo.
Credo che la cultura sia il sedimento che ci portiamo dietro dal momento in cui iniziamo a osservare il mondo ed è un meraviglioso strumento che si affina e migliora man mano che lo usiamo. La cultura è un utensile che ci dà la chiave di lettura del mondo e degli uomini.
Ciò detto, non vi è dubbio che un donna possa incontrare difficoltà aggiuntive rispetto ad un appartenente al sesso maschile, non fosse altro che per i pregiudizi e le diffidenze di una società costruita ‘a misura d’uomo’ nel senso più deleterio del termine e non con riferimento all’abbattimento di barriere architettoniche. Sono le barriere della mente quelle più ardue da superare e più difficili da spezzare. Più complicato rompere un pregiudizio che un atomo, scrisse Einstein. Se poi hai scelto di vivere su una terra meravigliosa e difficile come questa, la difficoltà può talora diventare pesante, specie se confronti la bellezza e l’armonia di cui è capace la nostra isola con l’incuria volgare, l’ignoranza colpevole, il disprezzo brutale che ci circonda.
L’unica arma che abbiamo contro la barbarie è la cultura. Perciò provo a piantare il mio piccolo seme, sperando che diventi una quercia in grado di dare ossigeno al respiro di qualcuno che forse nemmeno conoscerò mai. Non ho altre armi oltre a questo messaggio di speranza. E cos’è la speranza se non uno spirito femminile?

Biografia
Nata a Palermo il 16 settembre del 1976, giornalista destination manager, responsabile comunicazione e addetta stampa della Federalberghi Palermo e altre realtà di arte. Rosa è stata direttore responsabile di alcune riviste nazionali di turismo e ancora oggi scrive per alcune testate. E’ direttore artistico della fondazione di alta cultura “Gianbecchina” di Gangi, proprietaria di un palazzo del ‘600 nel centro storico di Palermo ( Palazzo del Poeta ), che ha trasformato in dimora storica con residenze di lusso e luogo di cultura. Il suo impegno costante è investire in progetti che diffondano cultura, coinvolgendo dagli under 18 ( come la collettiva “Toccami”- l’assenza di un abbraccio diventa arte), agli over 65. Tanti progetti creativi legati anche alla sensibilizzazione di mali sociali, come la produzione del video “Salmodia, ninna nanna per la sposa bambina” che parla del dramma delle spose bambine e che ha avuto un riconoscimento dell’ordine dei giornalisti e la rassegna letteraria “Un tè con l’autore” per la presentazione di nuovi progetti editoriali della poesia, ai romanzi, ai racconti. Ma la sua vera passione la trovate tra le sue mura domestiche, mentre suona il pianoforte o cucina per la sua famiglia… che per lei sono motivo continuo di ispirazione per la nascita di nuovi progetti creativi!
Le foto di Rosa Di Stefano sono di Duilio Scalici.






