Ritratti: L’ultimo organaro della Sicilia Maurizio Piscopo incontra Filippo Cimino.

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Filippo Cimino è l’ultimo organaro della Sicilia che fa parte dei beni immateriali dell’Unesco dal 2007. E’ un compositore, uno studioso della fonica dell’organo a canne, un sognatore, un visionario che sta lavorando per la realizzazione di una scuola che tuteli questa grande arte che rischia di scomparire per sempre. Il suo scrittore preferito è Luigi Pirandello, mentre il musicista che ama alla follia è Johann Sebastian Bach. Nella fabbrica che si trova nella zona industriale tra Aragona- Agrigento il tempo si è fermato. Qui insieme al fotografo-scrittore Salvatore Indelicato ho vissuto un’emozione che mi sono cucito addosso, ho avuto la sensazione di riascoltare per un momento la voce della Montagnina che cantò l’Ave Maria di Schubert nel giorno mio battesimo, nella chiesa madre di Favara, come mi ha raccontato mia madre. Quell’organo è stato bruciato. Per me è come se avessero bruciato l’ infanzia con i suoi ricordi… Credo, che questa sia più di un’intervista, una sorta di viaggio nell’arte organaria con il suo grande significato nella cultura europea e del mondo.

-Quando nasce il primo organo e chi l’ha costruito?

Il primo organo, l’Hydraulos nasce nel III° sec. a C. Fu inventato da Ctesibio, fondatore della scuola meccanica di Alessandria, di fatto un ingegnere. Oltre alle testimonianze letterarie, iconografiche ed archeologiche che stanno a confermare le notizie tramandate dagli scrittori classici, la prima testimonianza romana dell’organo idraulico si riscontra nelle Tuscolane di Cicerone.

Nell’anno 757, si racconta che l’imperatore dell’Impero Romano d’Oriente, Costantino, donò un organo al re dei Franchi Pipino il Breve, identico a quello che Bisanzio utilizzava già da qualche secolo. Cinquanta anni più tardi il Califfo di Bagdad regalò uno strumento simile a Carlo Magno. Nel 1931 ad Aquincum (Ungheria) furono rinvenuti i resti di un piccolo organo del 228 d.C. la cui data è incisa su una piastra. L’organo nel corso dei secoli ha avuto una notevole evoluzione.

…, anche il sommo Dante dedicò alcuni passi della Divina Commedia all’organo ed alla sua polifonia (Purgatorio C.IX, Paradiso C.XVII).

-L’organo è una macchina meravigliosa che continua ad affascinare e ad incantare ingegneri, cultori dell’arte e musicisti di ogni parte del mondo…

L’organo è l’unico tra tutti gli strumenti musicali ad essere legato indissolubilmente all’Arte, alla Cultura ed alla Sacralità. Penso che la risposta la si può ricavare da un aforisma di un celebre scrittore francese del XIX secolo:

“L’organo è senza dubbio lo strumento che possiede maggior grandezza, audacia e magnificenza di quant’altri ne inventò l’ingegno umano. In esso abbiamo, per modo di dire un’orchestra completa. Quando ubbidisce a una mano esperta riesce ad esprimere tutto. Più si ascoltano le sue gigantesche armonie e meglio si capisce che nulla, quanto questo terreno concento di centinaia di voci, può riempire la distanza tra l’uomo genuflesso e un Dio nascosto al di là della lampada che arde nel santuario” (H.Balzac )

-Quanto tempo occorre per costruire un organo?

Per la realizzazione di un organo è necessario l’elaborazione di un progetto, redigere il piano di lavoro e definire compiutamente in ogni particolare architettonico, strutturale, fonico ed impiantistico l’opera da realizzare la cui creazione identitaria è ispirata a modelli, stili, decori e tecniche che costituiscono gli elementi tipici del patrimonio organario storico siciliano. Come l’eccellente binomio: Marco Enrico Bossi e Carlo Vegezzi-Bossi, abbiamo avuto la fortuna di essere coadiuvati da grandi personaggi come W. Van de Pol (fu docente Conservatorio di Perugia), M° Luigi Celeghin (fu docente del Conservatorio S.Cecilia di Roma) ed oggi il celebre M° Diego Cannizzaro, docente d’organo presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “V. Bellini” di Caltanissetta che, da parecchi anni presta la sua costruttiva collaborazione. Pertanto, mediamente dalla progettazione all’opera compiuta, (strumenti per usi liturgici) viene impiegato un tempo massimo di dodici mesi.

-Nel quindicesimo secolo nei paesi europei c’erano già diverse scuole organarie. Qual era la situazione in Italia?

Tra il XV ed il XVIII secolo si assiste ad una profonda evoluzione tra le scuole europee nel campo organario, in particolare in Germania, gli aspetti, sicuramente legati al fenomeno musicale ed anche all’influenza dalla Riforma Luterana. Uno dei maggiori esponenti del barocco musicale fu il celebre e geniale J.S.Bach, sperimentatore dell’accordatura circolante su tutte le 24 tonalità maggiori e minori mirabilmente applicata nei due volumi del Clavicembalo ben temperato, strutturato ciascuno i 24 coppie di preludi e le fughe.

Si pensi che già nel 1550 a Luneburg (Sassonia) esisteva un organo a tre tastiere e pedaliera mentre in Italia nel 1700 si costruivano ancora organi ad una tastiera, pedaliera scavezza dotati al massimo di una decina di registri.

-E in Sicilia in modo particolare?

Nel XV secolo, l’organo in Sicilia, come nelle varie regioni d’Italia, è composto di un somiere a tiro, mantici a cuneo, dotato di una tastiera di 45 tasti con la prima ottava in sesta e una pedaliera ridotta di 8 note sempre unita al manuale. La disposizione fonica è molto chiara basata su di un Principale da 8 piedi, Flauti mentre la piramide del Ripieno completa fino alla Vigesimasesta. Il Pedale non ha registri propri. Gli organari che in questo periodo operarono in Sicilia, ricordiamo: De Blundo, Scarlata, Occhipinti, Corica , essi costruirono numerosi organi in tutta l’isola di cui alcuni andarono perduti, altri abbandonati ed ancora pochi sono quelli funzionanti.

-Come si restaura un organo e quando tempo occorre per rimetterlo in sesto?

Nel campo del “restauro storico filologico” le linee che guidano le scelte progettuali negli interventi conservativi evidenziano come sia necessario interpretare, in primo luogo, il bene storico come una struttura costituita da molteplici tipologie costruttive; in secondo luogo riconoscere l’incidenza, nel processo evolutivo, della trasformazione che i fatti e le epoche hanno prodotto su ogni elemento costruttivo.

Ho restaurato molteplici organi monumentali custoditi rispettivamente nella Cattedrale di Trapani, nella Cattedrale di Palermo, Chiesa San Francesco d’Assisi Trapani, Chiesa Madre di Licata e molti altri e possiamo dire che abbiamo impiegato un tempo massimo anche di 28 mesi.

-So che in Sicilia gli organari erano molto diffusi e che ci sono più di 1500 organi nelle chiese…

L’arte organaria siciliana ha rappresentato “scuola” di ragguardevole interesse organologico sin dall’inizio de! XIV secolo per le qualità costruttive foniche, meccaniche ed architettoniche degli strumenti e che, pertanto riveste interesse pubblico di valore rilevante la conservazione delle caratteristiche salienti e costituenti “la scuola organaria siciliana”; che nel territorio della Regione Sicilia si conserva a far dal XVI secolo, uno straordinario patrimonio organario, a volte in condizioni di integrità formale, altrove difficilmente reperibile; che la salvaguardia di questi beni musicali è pertanto un dovere verso un’eredità di valore inestimabile, legata quindi all’arte, alla cultura al sentimento e all’identità religiosa delle comunità. Quindi, il patrimonio culturale è l’eredità di un popolo, è la memoria tangibile e intangibile di ciò che l’uomo ha creato e trasmesso e continua a creare e trasmettere ai posteri.

-Si trovano organi di una certa importanza a Monreale, Palermo, Sciacca, Mazara, Caltagirone, Catania…

La Sicilia è dotata di strumenti di interesse storico-artistico, romantici-orchestrali e strumenti monumentali sinfonici. Non è facile citare i più importanti, tanti sono gli strumenti in tutto il territorio siciliano, ma cito alcuni ben sapendo di ometterne tanti altri importanti: Duomo di Messina (organo Tamburini), Duomo di Monreale (Ruffatti), Cattedrale di Palermo (organo Tamburini), Casa Professa di Palermo (organo Tamburini), Chiesa S.Tommaso di Canterbury Marsala (organo Cimino).

Importanti organi di interesse storico-artistico sono custoditi nella Chiesa della Gancia di Palermo, autore Raffaele La Valle, gli organi della cattedrale di Cefalù costruiti da Raffaele ed Antonino La Valle, gli organi di Baldassare di Paola della Chiesa Badia Grande di Trapani, l’Organo del Gattopardo (anonimo) Chiesa Madre di Palma di Montechiaro (AG), l’organo Andronico 1735 della Chiesa di S.Michele Arcangelo di Mazara (in restauro) ed altri ancora.

-L’organo di Favara è stato bruciato… C’è qualche speranza di recuperarlo o è finito per sempre?

Non è il primo organo ad essere divorato dalle fiamme per esempio, ricordiamo la storia dell’incendio dell’organo della Chiesa di St. Eustache a Parigi, un evento incidentale distrusse una monumentale testimonianza dell’arte organaria francese.

-Qual è la storia dell’importantissimo organo di Favara?

L’organo della Chiesa Madre di Favara fu costruito da Pacifico Inzoli di Crema ed inaugurato nel 1897, stesso autore del grande organo della Chiesa Madre di Licata. Ricordo che durante il restauro presso la nostra fabbrica, fu riscontrato una importante modifica al somiere del tipo a pistoni/meccanico caratteristica innovativa per quell’epoca, la modifica consisteva nell’aggiunta del canale del Ripieno, possibile solo su questo tipo di somiere. Ben poco si può fare per fermare le fiamme che di momento in momento attaccano tutta la struttura lignea dell’organo e fondono le canne di stagno e di piombo. Purtroppo nessun recupero è possibile, dalle ceneri sicuramente il ricordo di questo strumento rimarrà per lungo tempo nella memoria dei Favaresi.

-Qual è la musica che si suona con l’organo oltre a quella squisitamente religiosa?

La Musica Religiosa è quella che si ispira ai testi delle Sacre Scritture, deve richiamare Dio, i Santi ed ispirata da sentimenti religiosi. La Musica Sacra è quella che viene composta per il servizio divino, cioè per le celebrazioni religiose. Vi è, tuttavia, un corposo repertorio che è figlio del Romanticismo che ha sviluppato forme musicali organistiche sul modello delle sinfonie e dei poemi sinfonici per orchestra.

-Gli organi sono stati sempre un elemento essenziale delle cattedrali e delle chiese più importanti del mondo…

Quante volte siamo entrati nelle grandi Cattedrali e siamo rimasti incantati dalle armonie dell’organo e, cercando con lo sguardo da dove provenisse quel soave suono e siamo rimasti sorpresi della maestosità dello strumento e dell’architettura.

Verso la fine del IX secolo l’organo è entrato nelle chiese come parte integrante delle celebrazioni liturgiche. L’organo rientra a pieno diritto in quella concezione secondo la quale la liturgia terrena è immagine della liturgia celeste. “Come in cielo, così in terra”. (dalla relazione dell’organo nella storia della chiesa e della liturgia di Marco Ruggeri)

L’organo : “È un eco del mondo invisibile, è la voce della Chiesa di Cristo” (Lamennais)

-Che notizie mi puoi dare del cinquecentesco organo custodito nella chiesa di San Francesco di Castelbuono, che mantiene ancora l’accordatura spagnola?

Il M° Diego Cannizzaro docente di organo presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “V. Bellini” di Caltanissetta, attraverso concerti, pubblicazioni e conferenze ha fatto conoscere agli studiosi di arte organaria il valore di questo straordinario strumento reputandolo storicamente tra i più importanti di Italia. Costruito nel 1547, è allo stato attuale degli studi ancora anonimo ma, oltre all’intrinseco valore storico, è importantissimo per essere accordato col rarissimo temperamento “Salinas I”, temperamento realizzato dal grande musicista cinquecentesco Francisco Salinas. Nato a Burgos in una data compresa tra il 1513 e il 1518, si trasferì in Italia nel 1538, dapprima a Roma e nel 1553 a Napoli. Lo ritroviamo in Spagna nel 1563, organista della cattedrale di Leon ed infine, nel 1567, titolare della cattedra di musica presso l’Università di Salamanca, dove morì nel 1590. Francisco Salinas è passato alla storia per il suo monumentale trattato diviso in sette libri, di cui si riporta il titolo per esteso: DE MUSICA Libri septem. Nei sette libri vengono trattati tutti gli aspetti concernenti la musica e nel III libro Salinas affronta il problema dell’accordatura degli strumenti descrivendo il temperamento degli organi (ed altri strumenti ad accordatura fissa) e degli strumenti a corde (lira, vihuela, liuto): per i primi propone tre forme differenti del “tono medio” con toni uguali e semitoni differenti, per i secondi descrive un temperamento con semitoni uguali che è simile al moderno temperamento equabile. L’organo di Castelbuono è probabilmente l’unico organo al mondo accordato col Salinas I.

-Chi sono gli organari più importanti della Sicilia?

Raffaele La Valle è sicuramente considerato uno dei maggiori esponenti dell’organaria siciliana del tardo Cinquecento, Giacomo Andronico, Baldassare Di Paola, Francesco La Grassa che si distinse per aver costruito il monumentale Organo dotato di tre consolle famoso in tutto il mondo, è custodito nella Chiesa di San Pietro a Trapani, poi vi sono i Laudani & Giudici ed i Polizzi. Gli ultimi organari del XX secolo come da R.E.I.S. Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, credo che siano i Fratelli Cimino.

-Attraverso la storia degli organi si può raccontare e percorrere l’intera storia europea e la storia organaria del mondo?

Sicuramente, molteplici furono coloro che si cimentarono nello studio e nella costruzione di organi sempre più perfetti e coevi con le correnti artistiche, letterarie e musicali che influenzarono anche l’organo. Il Cecilianesimo fu un movimento musicale che si diffuse soprattutto in Italia, Francia e Germania tra il XIX ed il XX secolo che riformò la musica sacra nella Chiesa Cattolica. Anche l’arte organaria fu interessata di questo movimento. Seguendo le indicazioni del “Motu Proprio” di S. Pio X, abbandonarono la timbrica orchestrale ottocentesca e si orientarono verso foniche morbide, che inducessero alla meditazione. Così come nel resto d’Italia, anche in Sicilia gli organari Laudani & Giudici ed i Polizzi abbracciarono la corrente del “Cecilianesimo”.

In Europa vi sono stati grandi organari e la testimonianza delle loro opere possono ancora ammirarsi. Un organo che mi ha sorpreso ed affascinato per la sua imponenza, maestosità è custodito nella Sint-Bavokerk in Haarlem (Noord-Holland) costruito nel 1735. Un altro esempio artistico si trova nella Stiftskirle a Roggenbur (comune tedesco di 2.720 abitanti) costruito nel 1761.

-E’ stato mai fatto un censimento sugli organi in Sicilia?

Alcuni musicologi, musicisti e cultori, hanno documentato gli organi presenti in alcune Diocesi della Sicilia. Durante la mia attività di Ispettore Onorario dei beni culturali, ho presentato il “Progetto Catalografico del Parco Organario Siciliano” ratificato allora dal Dirigente Generale pro-tempore del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, importante iniziativa che coinvolgeva le Soprintendenze BB.CC.AA. territoriali, le Varie Diocesi della Sicilia musicisti e cultori. Non ha avuto successo forse non è stato motivato abbastanza?.

-E’ straordinario sapere che in Sicilia ci sono 1500 organi un numero maggiore rispetto a quelli esistenti in Germania?

La Sicilia detiene un vasto ed invidiabile patrimonio organario storico, maggiore di quello tedesco ma normalmente non si coglie l’effettivo valore di questi strumenti che sono spesso lasciati a marcire nelle cantorie come inutili orpelli del passato. Servirebbe un enorme sforzo di sensibilizzazione per far comprendere la preziosità di questo inestimabile patrimonio

-In Sicilia sono arrivati i maggiori studiosi di organo di tutta l’Europa?

La Sicilia ha attratto grandi studiosi di organo. Alla fine degli anni ’70 del XX secolo, Oscar Mischiati visitò molti organi siciliani attratto dalla singolarità costruttiva dei più antichi. Anche in tempi recenti in Sicilia sono venuti studiosi dall’estero: cito Lee Lovallo, professore alla National University di California (USA) che una quindicina d’anni fa ha trascorso un mese intero in Sicilia per studiare gli organi storici e che pubblicò al ritorno un saggio memorabile intitolato “Sicily, the island of a thousand organs”. Sempre qualche anno fa, il famoso organista Guy Bovet organizzò un viaggio alla scoperta degli organi siciliani e con lui vennero una ventina di organisti svizzeri.

-Con la legge 44/85 le ditte di organi specializzate hanno lavorato molto. Cosa si è potuto fare?

In una nota del 17 ottobre 2018 che ho scritto nella qualità di presidente dell’Accademia Organistica Siciliana all’Ufficio del Gabinetto dell’Assessorato Regionale BB.CC. e I.S. facevo riferimento che la Regione Siciliana, vanta forme e condizioni particolari di autonomia tra le quali la competenza legislativa primaria sulla salvaguardia dei beni culturali (ari 14, lett. n, St.), e la titolarità delle relative funzioni amministrative ed esecutive che, in forza dell’art. 20 St. ricadono sul Governo Regionale;

il protocollo d’Intesa, stipulato nei 2010. “Per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni di istituzioni ed enti ecclesiastici con interesse culturale”, sottoscritto dal Presidente

Regione Siciliana e dai Presidente Regione Ecclesiastica Sicilia, viene a costituire il

principale riferimento normativo, per la programmazione e la gestione congiunta del patrimonio culturale ecclesiastico presente nell’Isola, evidenziando “l’ingente quantità e l’altissima qualità dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad Enti ed istituzioni Ecclesiastiche nell’ambito della Regione Siciliana”, oltre a essere strettamente interconnessi con la storia, la tradizione e cultura di Sicilia, soprattutto costituiscono un “patrimonio determinante e peculiare perla memoria storica della Regione ed in essa dello Stato e della Chiesa”;

che la Regione Siciliana considera le attività musicologiche e musicali un servizio di rilevante interesse culturale e sociale (art.1 L.R. n.44/85} e a tale scopo favorisce la ricerca la conoscenza e l’ampia divulgazione della cultura musicale nei proprio territorio;

che promuove il restauro di strumenti musicali antichi e/o dì valore storico (ari. 11 L.R,’ n.44/85); che per quanto attiene i! restauro di organi antichi dì proprietà di enti morali e/o ecclesiastici o di enti pubblici, assume di rilevante importanza, sia per l’aspetto organologico che musicologico, in quanto attività strettamente alle vicende musicali, letterarie ed artistiche nei secoli nell’ambito dei territorio regionale.

Se potessimo renderci conto di quanti organi esistono nella nostra isola ed immaginare l’immenso valore artistico-culturale del nostro vasto ed invidiabile parco organario siciliano, bene, credo che la risposta non dovrei darla io.

-Treviso è considerata la città degli organi ma ne possiede solo 6…

Beh, farei qualche riflessione, possiede pochi strumenti del XVIII secolo come il Nacchini, Callido e Serassi ma, ciò che la rende importante è la ricorrenza del Festival Organistico.

– E’ vero che le case discografiche più importanti registrano dal vivo con gli organi siciliani?

Certamente, molteplici incisioni come i brani del Capocci eseguiti dal M° Cannizzaro sono state realizzate sulle mie opere.

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scuola, Ricerca, Valorizzazione

Il mio desiderio è realizzare il progetto “Empedocle” racchiude una serie di azioni, dalla Catalogazione alla Valorizzazione, dalla Didattica alla Ricerca e soprattutto (divenuto attuale), quello di poter destinare lo strumento alla “ Missione di Pace nel Mondo” .La musica ha un linguaggio universale, quello di trasmettere con la sua melodia la Concordia tra i Popoli.

Biografia

Filippo Cimino nasce ad Agrigento nel 1954. E’ sposato padre di tre figli. Ha progettato, diretto ed eseguito con il fratello (scomparso nel 2016) la progettazione e la realizzazione di molteplici opere manufatti d’arte organaria in tutto il territorio della Sicilia. Ha restaurato organi. E’ perito ed esperto d’organi, organaro, restauratore ed ha eseguito ricerche e composto musica per organo. Ha restaurato organi antichi di enorme valore storico ed ha fornito agli organari semilavorati/accessori per organo dal 1995. Nel 2004 ha collaborato con il maestro Celeghin (docente presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma ed ispettore del Mibact), il restauro del monumentale organo della cattedrale di Trapani, nonché la costruzione dell’organo “Stella Maris” Cimino opera 23. Ha coordinato i tecnici dello staff nelle attività complementari per la fabbricazione o il restauro di opere d’arte organaria . Ha svolto attività di ricerca, sperimentazione e didattica sia nel campo della fisica-acustica che nella conservazione dei beni storici. Ha introdotto l’uso di tecnologie innovative nell’evoluzione tecnico-fonica dell’organo supportate da nuove strumentazioni di diagnosi, utensili e da una solida cultura si musicologica che tecnico-scientifica. Ha eseguito gli studi

sull’acustica delle canne di legno sia quadrangolari che triangolari e perfezionato le scale foniche. Un lavoro veramente rivoluzionario mai eseguito prima.

Un ringraziamento al Maestro Diego Cannizzaro docente di organo presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “V. Bellini di Caltanissetta”

Si ringrazia Salvatore Indelicato per le fotografie, per avermi fatto conoscere Filippo Cimino un testimone del nostro tempo, un personaggio da ringraziare e per avermi introdotto nella grande e nobile arte organaria, legata indissolubilmente alla storia culturale italiana nel mondo. Si ringrazia lo scrittore Enzo Sardo per i suoi preziosi consigli.