Ritratti: Attori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Totò Cascio

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Era il 1988. A Chiusa Sclafani era da poco arrivata la primavera. La maestra Giglio dopo aver chiamato l’appello disse che quel giorno in classe ci sarebbe stata una sorpresa. Dopo un’ora il bidello bussò alla porta e introdusse il fotografo e la sorella del regista Peppuccio Tornatore. Stavano cercando il bambino protagonista di un film sulla Sicilia.

Per la mia generazione Totò rimane e rimarrà un mito. E’ il bambino che si innamora del cinema e lo vive intensamente. La sua recitazione nel film “Nuovo Cinema Paradiso” ha commosso milioni di persone in tutto il mondo. Quel sorriso, quelle battute, la verità dell’infanzia, quell’immagine di una Sicilia vera e sognante legata al fascino del cinematografo che a Palermo e a Parigi raggiunse un successo ineguagliabile, è tutta racchiusa negli occhi di Totò e in quella storia che Peppuccio Tornatore con un gusto ed una raffinatezza fuori dagli schemi ha saputo tramandare al cinema di tutto il mondo.

Tutti siamo stati bambini e il bambino interpretato da Totò è Tornatore da piccolo, con i suoi sogni e la spensieratezza nella Bagheria poetica del fotografo Mimmo Pintacuda. Salvatore Cascio, detto Totò, è il bambino protagonista di “Nuovo Cinema Paradiso”, l’indimenticabile capolavoro di Giuseppe – che lui chiama affettuosamente Peppuccio – Tornatore, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero quindici anni dopo Amarcord di Federico Fellini.

Dopo questo film – che nel ’91 gli ha procurato il prestigioso Premio BAFTA – Totò ha continuato a lavorare sia con Tornatore ( ha partecipato a “Stanno tutti bene”, con Marcello Mastroianni), che con registi del calibro di Pupi Avati e Duccio Tessari. Tutto ciò fino al 1999, anno in cui ha firmato il suo «ultimo film». Dopo di che, si può dire che Totò Cascio scompare.

Perché? Ai giornalisti che lo incalzano non vuole dire la verità, preferendo far credere che il cinema si sia dimenticato di lui. È stata invece una grave malattia – la retinite pigmentosa con edema maculare – che gli ha procurato una perdita progressiva, irreversibile e quasi totale della vista e l’ha fatto rinunciare a quella che era una carriera promettente e radiosa.

Oggi, a 42 anni, Totò Cascio ha trovato la forza e la voglia di raccontare la sua esperienza in un libro che è insieme memoir cinematografico e racconto di formazione e di rinascita. Grazie alla sua fede, al suo coraggio e alla consapevolezza acquisita, ora può tornare a vivere una vita degna di essere vissuta ed è questo il suo “Nuovo Cinema Paradiso 2.0”, dice scherzando. Così, rinato, lancia un segnale a chi è nella sua condizione: non nascondetevi, anzi imparate ad accettarvi. «Senza accettarsi, ci si porta dentro l’avversario più feroce. Me lo disse anche Andrea Bocelli: “Totò, non è un disonore”. Sono state parole illuminanti.»

Il libro “La Gloria e la Prova” è stato scritto a quattro mani con l’amico Giorgio De Martino. E’ un libro delicatissimo, che tutti dovremmo leggere per la freschezza e gli insegnamenti che vi sono contenuti. E’ un testo da proporre soprattutto ai giovani di oggi, che certe volte si perdono nelle loro fragilità e fanno fatica a rialzarsi. E’la bellezza che fiorisce nel dolore e nella sofferenza. “Più grande è il dolore più grande è il vivere ha scritto Victor Hugo ne “I Miserabili”.

Ho sempre creduto in questo ragazzo, l’ho seguito in tutti questi anni, ho chiesto notizie ai miei amici che si occupano di cinema, agli amici di Chiusa Sclafani, ho pregato per lui quando ho saputo che stava per perdere la vista. La sua storia ha segnato profondamente la mia generazione, è il racconto di tutti i siciliani che continuano a fantasticare con il cinema, che ha rallegrato la nostra vita ed ha portato un momento di spensieratezza nei paesi della provincia siciliana fino agli anni settanta.

Poi il cinema si è spento come una languida candela e le sale cinematografiche dei paesi sono state chiuse lasciandoci più soli con le Tv di 65 pollici, dandoci l’illusione di avere il cinema in casa. Ma il cinema è un rito collettivo da vivere insieme agli altri nel buio della sala e senza nessuna interruzione.

Desidero iniziare questa intervista con una domanda che parte da molto lontano.

-Totò credi in Dio ?

Credo in Dio e credo negli angeli. Vorrei dire ai giovani, se potete non nascondete mai il vostro dolore, non vergognatevi di piangere né di chiedere aiuto, perché non è sinonimo di debolezza, viceversa è un atto di coraggio.

-Cosa è successo quando è arrivato Peppuccio Tornatore nella tua classe?

All’inizio ho avuto paura. Pensai che fosse il dottore per il vaccino. Scappai e mi rifugiai in bagno.

-Cosa provi quando ripensi all’esperienza di “Nuovo Cinema Paradiso”?

E’ stata un’esperienza bellissima. Rappresenta il mio biglietto da visita. E’ qualcosa di straordinario anche se sono passati 34 anni da allora, continuo a provare orgoglio e felicità.

-Come era Peppuccio Tornatore nella veste di regista?

Era esigente e rigoroso sul set, affettuoso e gioioso quando finiva una scena. L’amico che tutti vorremo incontrare. Mi ha insegnato tante cose utili nella vita!

-Cosa ti ha insegnato?

Che bisogna sempre combattere per ciò in cui si crede, proteggere e difendere le proprie idee come un guerriero. In fondo la qualità ripaga sempre.

-C’è qualche battuta di Nuovo Cinema Paradiso che ti è rimasta nel cuore?

“Qualunque cosa farai amala come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddru.

Ora che ho perso la vista ci vedo di più”!

-Cosa rappresenta per te Tornatore?

E’ la faccia della regione e dell’Italia intera. Ha saputo valorizzare l’Arte, il territorio ed ha raccontato una Sicilia che non è solo mafia e malaffare. Ha saputo rinnovare il cinema d’Autore nel mondo.

-Cosa provavi quando veniva presentato un nuovo film al quale avevi recitato?

I film si inauguravano con un pianto e finivano con un pianto ed una malinconia che mi portavo addosso e non la esternavo a nessuno per una settimana.

-Quando hai scoperto di avere problemi con la vista?

A otto anni in terza elementare presso la scuola Giampiero Ballatore. La maestra si accorse che per leggere alla lavagna dovevo alzarmi dal banco e avvicinarmi alla cattedra.

-Per molti anni ti sei allontanato dal mondo del cinema. A qualcuno avevi confidato che il cinema ti aveva dimenticato?

Nessuno si era dimenticato di me né il cinema né il pubblico.

-Dove sta Dio?

Dio lo si cerca più facilmente nel dolore. La vita è una corsa verso l’eternità.

Ha scritto Peppuccio Tornatore:-

«Il mio piccolo Totò, stregato da una sala cinematografica, aveva smesso di essere bambino,

ma senza perdere l’innocenza del suo modo di vedere le cose. Al contrario, il non poterle più vedere gli regalava il dono di guardare lontano.

 

Biografia

Salvatore Cascio, detto Totò, (Palazzo Adriano, 1979), per il suo ruolo in Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, ha vinto il British Academy of Film and Television Arts, il più giovane di sempre a ricevere il prestigioso premio. Negli anni successivi partecipa a Diceria dell’untore di Beppe Cino, C’era un castello con 40 cani di Duccio Tessari, Stanno tutti bene ancora di Tornatore, Jackpot di Mario Orfini e Festival di Pupi Avati nel 1996. Incide un 45 giri con Fabrizio Frizzi dal titolo L’orso. La sua ultima apparizione risale al 1999 con Il morso del serpente di Luigi Parisi. Poi, dopo un’assenza di 16 anni, nel 2014 è tra gli interpreti di Protagonisti per sempre di Mimmo Verdesca, premiato al Giffoni Film Festival come miglior documentario e per la prima volta, racconta le esperienze e le scelte che hanno caratterizzato la sua carriera e la sua vita di attore bambino.