Ritratti: Maurizio Piscopo incontra Rosario Manganella

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Conosco Rosario Manganella da 50 anni. L’ho osservato sin dall’inizio con le sue passioni, per la musica: è stato il primo presentatore elegante del complesso gli Evasi, era un’idea originale che colpiva la fantasia dei giovani di allora. E poi la sua passione per la cultura, la politica per il paese per il suo paese. In tutti questi anni quando tornavo da un viaggio lo incontravo in piazza tra la gente, lo ascoltavo nei comizi, l’ho visto sorridente con la fascia tricolore di sindaco. Rosario aveva coronato il sogno di diventare primo cittadino di Favara, un obiettivo di grandissima responsabilità. In questa intervista ci porta per mano nel paese che ama profondamente e ci fa scoprire le difficoltà e anche le soddisfazioni che ha avuto nella sua lunga esperienza.
Rosario Manganella è nato nel secolo scorso: oggi ha 74 anni; insegnante in pensione, ha dedicato tutta la sua vita al sociale ed alla politica e, per 38 anni si è dedicato alla professione più bella del mondo: quella del maestro di scuola elementare, anni dedicati, soprattutto, ai bambini diversamente abili. Nel 1975 e nel 1980 viene eletto consigliere provinciale; Nel 1976 e nel 1986 si candida alle regionali, ottenendo, in entrambi i casi, nella sola Favara, oltre 6000 voti, ma non viene eletto per l’imperante sistema del centralismo democratico. Dal 1975 e per alcuni anni è il capo degli abusivi per necessità contro la politica dei governi di centrosinistra di allora che avevano legiferato una pesantissima oblazione per sanare le case costruite senza licenza edilizia. Memorabile la manifestazione del 26 marzo 1986 con diecimila persone ad ascoltare il suo comizio di Piazza Olimpia (ora Piazza Don Giustino.) Impegnato sempre in politica, nel 2011 diventa sindaco di Favara, carica che onorerà fino al giugno del 2016. Sul piano culturale ha fondato il Centro Culturale Renato Guttuso, il Centro Studi Antonio Russello e l’Istituto Studi e Ricerca Calogero Marrone, dei quali è stato il primo presidente.
-Favara è uno dei paesi più difficili della Sicilia. Da alcuni scrittori è stato definito la metafora del mondo…
Credo che, specialmente, in questo periodo, un pò tutti i Comuni d’Italia, ma, soprattutto, quelli meridionali stanno vivendo un momento molto difficile. La causa prima, a mio avviso, è da ricercare nelle difficoltà finanziarie delle Autonomie Locali, dovute ai tagli dello Stato e della Regione che hanno compromesso fortemente lo stesso concetto di governo della cosa pubblica. Come si dice dalle nostre parti senza sordi missa un si nni canta! Nel Mezzogiorno, inoltre, bisogna fare i conti con la povertà in forte aumento e con il mancato pagamento dei tributi locali. A Favara, a ciò si aggiunge una forte evasione fiscale che, unita all’errore grossolano dell’ultima Amministrazione comunale di dichiarare, appena eletta, il dissesto finanziario che ha amplificato la grave crisi finanziaria dell’Ente. Condivido pienamente il giudizio di quanti sostengono che Favara è la metafora del mondo: mai definizione è stata così azzeccata!

-Sei stato sindaco di Favara dal 13 maggio 2011 al 21 giugno 2016. Che ricordo hai di questa esperienza?
Fare il Sindaco è stato sempre il mio sogno: sognavo di poter aiutare la mia Città natale a rialzarsi, a diventare un paese normale a trasformarla in una cittadina moderna, pulita, ordinata, rispettosa delle regole, con un ceto impiegatizio sempre pronto a rispondere alle esigenze dei miei concittadini. Ma sognavo anche una Città che rivoluzionasse appieno le condizioni del suo ricco centro storico, abbandonato, fatiscente a seguito dell’abbandono delle vecchie abitazioni (cammara e dammusu), per spostarsi nelle nuove abitazioni “i quartini”. Ma per fare questo occorreva l’aiuto della Regione, una nuova legge dell’ARS che salvaguardasse la storia di questi centri, che scommettesse su come si può fare nuova architettura, una nuova urbanistica, salvaguardando l’esistente. Malgrado i mei ripetuti interventi sul presidente della regione sono andati a vuoto: non è nemmeno bastata la triste tragedia della morte di due bambine, avvenuta nel 2010, schiacciate dal crollo della loro povera casa per cambiare le cose.
Conservo, comunque, un bel ricordo della mia esperienza amministrativa, a partire dal rapporto umano, continuo e costante con i miei concittadini.
-Perché è così difficile amministrare Favara? Sono forse i politici che sono inadeguati o i cittadini che non vogliono le regole?
Favara è vero è un Comune difficile da amministrare, ma attenti perché il problema riguarda tantissimi altri Enti Locali, con ciò non voglio dire che il fenomeno sia generalizzato, ma sicuramente è più esteso di quanto si pensi. In verità, il livello politico-culturale, negli ultimi anni, si è molto abbassato.
Prima le sezioni di Partito erano una vera e propria scuola di formazione, adesso invece, tutto è cambiato. I politici hanno le maggiori responsabilità, ma i cittadini dovrebbero vagliare meglio il candidato da votare con scrupolo e coscienza, ma spesso non è così.
-Favara ha dato i natali a illustri personaggi: il barone Mendola, Gaetano Guarino, Gaspare Ambrosini, Antonio Russello, Calogero Marrone, ed altri. Nessuno di questi personaggi ha un luogo, un museo, uno spazio da visitare. Perché c’è questo vuoto?
Favara è uno dei centri che, nel passato, ha dato i natali a illustri personaggi che sono diventati patrimonio dell’intera collettività, non solo locale. Fatta eccezione per il barone Antonio Mendola – ma ci ha pensato lui! – con la maestosa biblioteca, oggi comunale, tutti gli altri, in effetti non dispongono di nulla. A Gaetano Guarino, il primo sindaco eletto democraticamente, dopo la dittatura fascista e assassinato da una congiura politico-mafiosa, gli è stata intitolata una via secondaria ed una lapide, nella via dove è stato assassinato, molti anni dopo. Un’altra targa è stata collocata nella casa dove fu portato dopo l’assassinio, durante la mia sindacatura; ad Ambrosini, solo una via e, per iniziativa di privati cittadini, un’Associazione culturale; ad Antonio Russello un Centro Studi, una via e una targa nella casa natale, mentre ero Sindaco; a Calogero Marrone, da primo cittadino, ho fatto erigere una stele in Piazza della Pace e con altri amici ed associazioni abbiamo creato l’Istituto Studi e Ricerca Calogero Marrone. Mi verrebbe da dire nemo profeta in patria.
-Da tempo a Favara tutto sembra chiuso a chiave. Girando per il paese sono visibili le case che cadono a pezzi e che hanno come memoria storie di degrado e di abbandono.
Credo che il problema dei problemi a Favara sia proprio questo: un centro antico, non vorrei chiamarlo nemmeno storico, che cade letteralmente a pezzi, provocando, purtroppo, in qualche caso, anche vittime innocenti. L’abbandono di questa parte della città è figlia della speculazione edilizia e delle aree edificabili. che ha portato i favaresi ad avere una casa più decente, ma in quella che una volta era la periferia. Ribadisco un concetto già espresso all’inizio di questa intervista: la Regione deve dotarsi di una buona legge per il recupero dei centri antichi, o storici come vogliamo chiamarli che riguarda tutto il territorio siciliano. A Favara c’è un buon esempio: basta guardare a quello che stanno facendo il notaio Andrea Bartoli e sua moglie, Antonio Alba, Michele Vitello, Nicola Costanza, Linda Minio ed altri.


-Che cosa hanno in comune Favara e Varese?
Hanno in comune un eroe: Calogero Marrone, favarese di nascita e cittadino varesino di adozione, il quale nel 1931 lascia Favara per sfuggire ai soprusi dei fascisti locali che gli chiedono di iscriversi al Partito Nazionale Fascista e, al suo rifiuto, inventando una falsa accusa lo fanno arrestare. A Varese, Marrone, da capo dell’Ufficio anagrafe e carte di identità, salva centinaia di ebrei e di antifascisti, falsificando i dati delle loro carte di identità. Per questo viene arrestato e poi condotto nel campo di sterminio di Dachau, dove muore il 15 febbraio 1945, all’alba della Liberazione. Tra i due Comuni, sponsor l’Istituto Marrone e l’Anpi è stato sottoscritto un gemellaggio in onore del Nostro. Il rapporto tra Varese e Favara va sempre più intensificato.
-Sull’appassionante storia di Calogero Marrone il regista Mauro Campiotti realizzerà un film. A che punto sono le riprese?
Il regista Mauro Campiotti ed il produttore Mario Nuzzo hanno intensamente lavorato per immortalare su pellicola un film che ricordasse la storia di Calogero Marrone, individuando come attore protagonista il siciliano Enrico Lo Verso. Tutto faceva presagire che le riprese sarebbero incominciate, inizialmente in Sicilia, Favara compresa, subito dopo l’estate, ma, a causa di un errore procedurale, la Regione Sicilia non ha potuto concedere il proprio contributo, facendo così saltare tutto. Adesso bisogna aspettare il nuovo anno per poter ripresentare una nuova istanza di finanziamento, sperando che la Rai (che già aveva assegnato un proprio contributo) riconfermi tale decisione.
-So che ti sei speso molto e in prima persona sulla figura di Marrone. Come mai fino a questo momento non è stata aperta una sede?
La nostra è un’Associazione di volontariato e non ha, purtroppo, non gode di finanziamenti esterni. Le diverse iniziative che facciamo da sei anni a questa parte sono rese possibili, grazie al contributo dei soci e di qualche sponsor. Abbiamo chiesto al Comune di offrirci una sede dove poterci incontrare e coinvolgere molta più gente.
-Ho scritto più volte sui cinema di Favara, ho cercato di sollecitare la ristrutturazione e la riapertura del Supercinema. Ma fino a questo momento non è successo niente…
Non è facile e me ne rendo conto, tra l‘altro, purtroppo, in un paio di occasioni l’ex Supercinema, dove da ragazzo andavo a vedere qualche film, ha preso fuoco, distruggendo quel poco che era rimasto dopo tanti anni di abbandono. Malauguratamente abbiamo perso una buona occasione per acquistare il Supercinema. La Regione Sicilia aveva approvato infatti nel 1988/9 una legge che concedeva ai Comuni un contributo del 95% per l’acquisto di sale cinematografiche con almeno trenta anni di vita. Favara c’entrava perfettamente. All’epoca io ero vice sindaco ed assessore alle finanze, con Totò Puma sindaco e, dunque, mi sono attivato per ottenere il contributo regionale. Ho contattato i proprietari, i quali dovevano soltanto darci una piantina ed una relazione che dimostrasse l’anno di nascita del Supercinema: ho aspettato inutilmente due anni, ma quei documenti, non so perché, non sono mai arrivati. Negli anni successivi la legge non è stata rifinanziata e così abbiamo perduto una ghiotta occasione.
-Favara è una città del cinema: qui sono stati girati quattro film importanti il più noto è senz’altro il Cammino della Speranza di Pietro Germi del 1950. Il turismo deve partire dalle storie che hanno fatto conoscere nel mondo questo paese…
Sono d’accordo con questa tua idea: il cinema può trainare lo sviluppo di questa Città, partendo proprio dalla storia di questa comunità, dalle sue peculiarità, dalle bellezze nascoste e da quelle che sono immediatamente visibili, dalle contraddizioni insite in un territorio che negli ultimi 50 anni è profondamente cambiato, nel bene e nel male.
-Favara paese di emigranti: prima si partiva con la valigia di cartone per terre assai lontane. Oggi partono i nostri figli per le Università del nord e probabilmente non ritorneranno più in Sicilia.
Favara, purtroppo, resta un paese di emigrazione, prima si emigrava per disperazione e per il lavoro, per campare, con le rimesse, le famiglie numerose e povere e per farsi una casa decente; adesso si va al Nord ed anche all’estero per migliorare le proprie condizioni di vita, per salire la scala sociale. Oggi partono gli studenti che frequentano le migliori Università di Europa, ma anche docenti, medici, ingegneri, architetti, insomma il ceto medio desideroso di farsi avanti. Il problema riguarda noi che restiamo, i genitori, che impotenti, assistono alla fuga dei loro figli, molti dei quali non torneranno più nella loro terra natia.
-Che cosa ha sbagliato la politica a Favara e soprattutto in Sicilia?
Non ha sbagliato solo la politica regionale e quella locale: ha sbagliato, soprattutto, lo Stato che non ha investito nel Mezzogiorno, favorendo le aziende del Nord, aumentando, così, il divario tra Sud e Nord del Paese. E’ il sistema delle autonomie locali che è in crisi, così come lo Statuto Autonomistico Regionale ha fallito l’obiettivo per cui era nato, prima ancora che nascesse la nostra Carta costituzionale.

-Alla luce della tua esperienza di politico “navigato” quali consigli ti senti di dare al sindaco che verrà per dare lustro ad un paese che è stato quasi “abbandonato”?
Non voglio dare nessun consiglio, ma Il Sindaco che sarà eletto fra qualche mese avrà tante gatte da pelare: situazione finanziaria e igienico-sanitaria, personale, centro storico, viabilità, palazzetto dello sport e piscina comunale, ville e giardini, etc. Gli consiglio soltanto di non perdere il rapporto fiduciario con i cittadini.
-Qual è il peggiore difetto dei favaresi
Quello che non si vede!
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
A 74 anni suonati non ho più progetti per il futuro. Continuerò a coltivare le mie passioni: il sociale, la cultura, le associazioni che ho fondato e che sento fortemente mie. Spero tanto di poter stare vicino a mia moglie, ai miei nipotini che vivono fuori dalla Sicilia, alle mie figlie ed ai loro consorti.


-E della politica degli ultimi anni cosa pensi?
In questi ultimi anni mi ha profondamente deluso: ho dato al mio Partito, il PCI, PDS, DS, e PD 60 anni della mia vita, gli anni di tutta una vita, ora i rapporti politici ed umani si sono interrotti.
Capita sempre così. Non serbo rancore verso nessuno, ma non mi sarei mai aspettato un trattamento così speciale, quasi unico.Ma con la politica non ho chiuso definitivamente: continuerò a difendere la mia Città ed i miei concittadini, se fosse ancora necessario.