Ritratti: Scrittori del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Gaspare Agnello

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I giovani hanno sempre molto da apprendere dai vecchi. Preciso, che per me la parola vecchio ha il significato di una persona dai capelli bianchi che ha una grande esperienza da trasmettere alle nuove generazioni. I vecchi vanno sempre ascoltati in religioso silenzio. Gaspare Agnello è uno di loro. Rappresenta la memoria storica della Sicilia e sa ridere di se stesso e del tempo che ha vissuto. Con grande interesse ho letto la “Terrazza della Noce” che consiglio di leggere ai siciliani e non solo.
E’ un testo caratterizzato da semplicità e leggerezza, dal quale viene fuori la Sicilia letteraria che si affaccia e si confronta con il mondo. Leggendo il libro si vive una emozione speciale: è come se stare seduti accanto a Sciascia, Consolo, Bufalino, Peppino Leone, Ferdinando Scianna e Angelo Pitrone. In questa intervista ogni tanto Gaspare mi tira le orecchie e mi dice che le domande sono difficili, impegnative. Poi lo immagino sorridente e risponde. E’ un piacere leggerlo. A trent’anni dalla scomparsa di Leonardo Sciascia, il grande scrittore viene qui ricordato in maniera intima e personale.


Allora Gaspare Agnello era un giovane preso da ideali di giustizia, libertà e progresso, è stato tra i fondatori del premio letterario Racalmare città di Grotte, presieduto dallo stesso Sciascia. La “Terrazza della Noce” racconta il grande scrittore agrigentino da un punto di vista personalissimo, ancorchè privilegiato. In quella casa terrazza- quella della grande casa di campagna della Noce – Agnello insieme a Leonardo Sciascia ha trascorso molti pomeriggi d’estate, condividendo con lo scrittore di tenace concetto momenti di intimità, intense discussioni letterarie, politiche ed ha avuto il privilegio di sedergli accanto. Il libro è la storia di un’antica e profonda amicizia.


Matteo Collura nella prefazione ha scritto:- “ Sono gli anni in cui Agnello mette a punto ricordi personali e testimonianze per farne un libro che possa trovare posto tra i tanti che all’autore del “Giorno della Civetta” sono stati dedicati, un posto che credo ci sia già, perché coloro che hanno amato Sciascia, soprattutto quelli che l’hanno conosciuto, di questo scritto apprezzeranno la passione, l’affetto, la sincerità”.
Gaspare Agnello, anche se ha amato sempre la lettura, è arrivato alla critica letteraria in tarda età e cioè dopo il suo intenso rapporto con Leonardo Sciascia, Consolo, Bufalino, Collura, Ferlita e tanti altri. Ha ideato e diretto la trasmissione televisiva su TVA intitolata “Un libro…per amico” e attraverso questa ha intervistato decine di scrittori italiani e stranieri tra cui i premi Nobel Orhan Pamuk, Kazuo Ishiguro, M.Vargas Llosa.
Ha scritto sul Corriere dello Sport, su L’Avanti!”, sulle pagine culturali de La Sicilia e su tante altre riviste. E’ presidente dimissionario del Centro Studi Antonio Russello. Ha in cantiere una monografia su Antonio Russello.
– Quando hai conosciuto Leonardo Sciascia?:
Ho conosciuto Sciascia nel 1955 perché insegnavamo nello stesso circolo didattico di Racalmuto e Grotte. Poi l’ho incontrato in occasione di fatti politici, ma la vera frequentazione nacque nel 1982 quando Sciascia divenne Presidente del Premio Racalmare ed io ero il suo braccio operativo.


– Ci sono ancora i maestri nel nostro Paese?
Pasolini e Sciascia sono morti. Il pittore milanese Alessandro Nastasio, che ha fatto la copertina del mio libro ha disegnato la “Terrazza della Noce” con una sedia vuota e questo dice tutto. Se poi volessi sapere se esistono maestri nei nostri paesi ti dico che ormai i paesi sono cambiati. Non ci sono più i circoli, non ci sono più i giovani perché emigrano subito o per ragioni di studio o per ragioni di lavoro. I nostri paesi sono diventati dormitori per anziani. Però i nostri figli, fuori del paese diventano eccellenze.
– Come è cambiata Racalmuto dopo la scomparsa di Sciascia?
Racalmuto ha subito la stessa sorte di altri paesi dell’agrigentino, però ha una grande potenzialità turistica sia per il suo illustre passato sia per quello che ha rappresentato e ancora rappresenta Sciascia.
Dopo Sciascia a Racalmuto è scoppiata la guerra di mafia. Attualmente non credo ci siano cosche mafiose perché non saprebbero su che cosa lucrare.
– Che cosa rimane in Sicilia della lezione del maestro-scrittore?
Tu mi fai domande difficili alla quali non so dare risposta. Non so fino a che punto la letteratura possa incidere sui cambiamenti della società Certamente un uomo di così grande specchiata moralità potrà essere di esempio per le nuove generazioni.
Si può essere siciliani con difficoltà, diceva Sciascia e oggi le difficoltà aumentano perché l’Italia continua a non investire nel mezzogiorno e il divario tra nord e sud aumenta. Il turismo stava decollando ma la pandemia ha distrutto tutto.


– Il titolo del tuo libro “La terrazza della Noce” è molto evocativo. Quali discorsi si facevano alla Noce oltre a quelli che hai citato nelle tue pagine?
Gli incontri della terrazza della Noce hanno cambiato la mia vita perché con Sciascia parlavo di libri che si dovevano scegliere per il Racalmare e infatti tu nel libro Raccontare Sciascia scritto con Angelo Campanella, dici che il mio libro è un compendio della letteratura italiana di fine novecento. In quella terrazza ho conosciuto il mondo letterario che allora contava: Bufalino, Consolo, Montalban, Vitali, Collura, Tedesco, Di Grado, Scianna, Guccione, Di Silvestro, De Vita, e tantissimi altri.
Poi devo dirti che Sciascia mi aspettava perché gli piaceva conversare, anche se ero io a dovere condurre in attesa che lui carburasse per uscire come un fiume in piena.
Le cantonate che prendevo erano grosse e forse lo facevano sorridere.
– Secondo Sciascia l’Italia era il paese dei misteri. E secondo te?
Chi sono io per giudicare? Tutti sappiamo che l’Italia è il paese di Licio Gelli, della Massoneria deviata, dei depistaggi. Da Portella delle Ginestra, alla stazione di Bologna, da Piazza Fontana, a Capaci è tutto un mistero. Sono i misteri di certa politica e del mondo occulto della grande finanza internazionale.
– Come si possono interpretare i silenzi dei siciliani? E quelli di Sciascia?
Con il mio silenzio. Non sono in grado di dare una risposta. Da me pretendi troppo!
– Calvino ha scritto che Leonardo Sciascia è quel polso morale che non viene mai meno. Puoi commentare questa frase?
Domandalo a Calvino…Se ti risponde. Lo vedi che silenzio che c’è in Italia?
– Quando Genco Russo chiese la dedica sul libro gli zii di Sicilia, Sciascia scrisse una dedica molto particolare – ‘Allo zio di Sicilia contro tutti gli zii’. Che cosa gli stava dicendo? Avete mai parlato di questo episodio?
Rileggi la domanda e troverai la risposta. Io posso dirti, contro alcuni sapientoni, che Sciascia non era innamorato della vecchia mafia che aveva un codice d’onore. La mafia, per lui, era sempre mafia e quindi delinquenza e prepotenza. Abbiamo parlato di mafia e mi diceva che la mafia si combatte con la legge ordinaria e che bisognava diffidare dei pentiti.
– Nel Gattopardo qualcuno ha scritto che il Principe di Salina si limitava a guardare le stelle mentre lo scrittore di Racalmuto ha costruito una narrazione storica dei fatti e spesso ha messo il potere in crisi…
Il Principe di Salina non guardava le stelle, guardava ‘le farfalle’ che ad una ad una volavano, guardava il campiere Sedara che saliva la scala del Principe con il Frac, che tutto cambiava e che il suo mondo stava morendo e per non perdere tutto doveva combinare un matrimonio con la nipote…
– Si può scrivere la Sicilia rimanendo in Sicilia?
Sciascia lo ha fatto. Ma da fuori la vista si affina e la si vede meglio anche perché si possono fare tanti paragoni.
– Qual è stato il rapporto tra Antonio Russello e Leonardo Sciascia?
Ti dico solo che Antonio Russello non ha capito la bellissima recensione che Sciascia fece al libro La luna si mangia i morti e questo gli costò caro.
– Quali scrittori siciliani continueranno il lavoro intrapreso da Leonardo Sciascia?
Io, tu e Campanella sperando che la gente voglia leggere i nostri libri. Comunque hai preteso molto da me, che sono semplicemente un collega di Sciascia perché professore di scuole elementari.