Ribera: ospedale, pronto soccorso no, ppi sì

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Pronto soccorso no per legge, punto di emergenza sì per assicurare assistenza alla numerosa utenza. Tiene ancora banco la recente soppressione del pronto soccorso dell’ospedale “Fratelli Parlapiano”, trasformato in struttura covid provinciale. L’Asp di Agrigento ha istituito subito, al suo posto, un punto di primo intervento all’interno del nosocomio riberese nei locali del poliambulatorio dove si trova allocata da anni la guardia medica. La discussione si è fatta vivace a più livelli perché amministratori comunali, deputati, ex parlamentari, associazioni e cittadini chiedono il miglioramento della struttura sanitaria con servizi più adeguati per le popolazioni di una dozzina di comuni del distretto ed anche oltre. In molti sostengono che si tratta di una guardia medica con operatori della stessa struttura e della medicina del territorio
Nenè Mangiacavallo, già deputato nazionale, sottosegretario di Stato alla Salute, oggi medico e presidente dell’Ecua di Agrigento, sostiene che l’autorità politica deve dare le giuste risposte, precise negli obiettivi e definite nei tempi, assumendosi la responsabilità di derogare alle leggi correnti. Il riferimento può essere il decreto Balduzzi. “L’emergenza covid, che ha di fatto annullato i piani sanitari regionali e sconvolto la distribuzione della rete ospedaliera, impone scelte coraggiose ed immediate. A Ribera bisogna riattivare subito una struttura di emergenza, medica e chirurgica – dice Mangiacavallo – che sia strettamente collegata con il Dea dell’ospedale di Sciacca, che risponda con professionalità e tecnologia alle molteplici richieste provenienti da un vasto bacino di utenza, che si chiami pronto soccorso, PTE, PPI, Peppino o Bertoldo poca importanza ha. Non è un problema lessicale o di denominazione, è una questione di sostanza”.