In questi giorni di allerta meteo sono arrivata alla conclusione che per noi riberesi è superfluo consultare le previsioni del tempo. Sì perché in fondo un po’ tutti ci sentiamo dei meteorologi. I più esperti sono sicuramente gli anziani ai quali basta accusare qualche dolore alle ginocchia per sentenziare ca sta canciannu lu tempu.
E dopo intere settimane ad invocare l’intervento divino con l’intramontabile “Signuruzzu chiuviti chiuviti ca l’arburiddi su morti di siti, mannatininni una bona senza lampi e senza trona”, ecco arrivare la tanto attesa sentenza: “Dici ca dumani chiovi”.
Ma chi lo dice? Fatto sta che tutte le nostre azioni del giorno seguente saranno condizionate:
– non stendere i panni, ca dici ca chiovi;
– non ti mettere nmezzu li strati, ca dici ca chiovi;
– non andare in campagna, ca dici ca chiovi;
– non lasciare le serrande aperte, ca dici ca chiovi.
E via così fino a sera quando esausti penseremo: “Ma dici ca avia chioviri?”. Che poi in effetti non sai nemmeno con chi prendertela.
Poi arriva quella mattina in cui il cielo scuro sembra promettere bene, ma noi questa volta non ci facciamo fregare. Non sconvolgeremo nuovamente la nostra giornata aspettando invano la pioggia che tanto non arriverà. Guardando i nuvoloni neri il “Dici ca chiovi” per inspiegabili motivi si trasforma in “Chissu nenti è”.
E quel niente si traduce in:
– bombe d’acqua;
– lampi che aprono il cielo;
– tua nonna che “dopo lu lampu veni lu tronu e Gesù Cristu si fici omu”;
– lavinara;
– ingorghi per le strade;
– il panico nelle case pi li robbi stinnuti;
– tua nonna che ritorna a scomodare i piani alti con “senza dannu miu Dio”;
– io che c’avevo messo un’ora per piastrare i capelli;
– sempre io che mi ero decisa a lavare la macchina dopo sei mesi.
Per quindici minuti l’intera popolazione ha creduto nella fine del mondo.
Il “Chissu nenti è” magicamente si è trasformato in “Ma unn’era misu stu corpu d’acqua?”.
Le nostre doti metereologiche sono state messe a dura prova. Ma non ci scalfiamo.
La mattina dopo si cerca di fare un resoconto:
– “bonu chiuvì ieri”;
– “ci vulia pi l’aranci”;
– “chiuvì sterru” (e io ho finito l’acqua nei tergicristalli).
Concludo ponendo un quesito a tutti i metereologi di Ribera e dintorni. Perché lampeggia, troneggia e l’aria fa fetu di tumazzu?





