“Chi è l’ultimo?” – Il disagio dei riberesi nel fare la fila

4481

I momenti di vita quotidiana riberese sono sempre fonte di ispirazione. Nei giorni scorsi durante una lunga fila alla posta ho avuto il tempo di guardarmi attorno ed osservare i visi distrutti dei miei concittadini (il mio viso non sarà stato di certo da meno), sconvolti da quella lunga attesa. Ma pensandoci bene quelle stesse facce contrite le ritrovo anche in fila dal dottore o nei supermercati quando i carrelli dalla cassa arrivano fino al banco salumi. Un malessere diffuso, un’insofferenza generale che non riusciamo a superare.

Come dicevo prima, sono stata di recente alla posta, e dai diversi anni di esperienza ho imparato che, innanzitutto, non conviene andare nei giorni in cui arrivano le pensioni. Non puoi pensare di poter competere con i vecchietti agguerriti che già dalle sette di mattina sono appostati dietro le porte. Una volta dentro, altro ostacolo da superare è riuscire a capire quale lettera prendere per fare la fila.
Io lo chiamerei proprio il “dramma delle lettere” che si manifesta nel momento in cui ti ritrovi di fronte la macchinetta gialla che eroga scontrini. Si inizia a sudare freddo, come se il prendere la lettera sbagliata significasse andare al patibolo. C’è chi nel dubbio prende tutte e quattro le lettere, ma può esservi utile sapere che: la lettera A è per i servizi finanziari, la P per raccomandate e spedizioni, la E è per i titolari banco posta, la C è per il pagamento di bollettini. Se sei fortunato hai solo una ventina di persone davanti, però cerchi di consolarti pensando che da lì a poco assisterai sicuramente a qualche lite che renderà più piacevole l’attesa. Se sei titolare banco posta hai la precedenza su chi non ha il conto, quindi la lite più comune ha protagonista la signora che non capisce perché quello che è arrivato dopo di lei la sta precedendo (va spiegaccillu). Se devi solo chiedere allo sportello un bollettino da compilare mentre aspetti il tuo turno, cerca di avanzare lentamente come un soldato che tenta di mimetizzarsi circondato da truppe nemiche. Un promemoria: se non hai la delega di tua madre non puoi andare a prelevare soldi dal suo libretto. È inutile litigare più di mezz’ora con l’operatore allo sportello.

Nella sala d’attesa del proprio medico, bene o male si ripresenta una situazione simile. Non prendi nessun numero, ma vige la tradizionale domanda del “chi è l’ultimo?”. Anche in questa circostanza se devi solo ritirare una ricetta chiedilo nel modo più gentile possibile, consapevole che potrai incontrare gente ostile sul tuo cammino.

Altra fila che noi riberesi viviamo con disagio è quella nei supermercati. Sono arrivata alla conclusione che si soffre la mancanza delle “casse veloci”, ovvero l’opportunità di pagare in modo celere se hai acquistato pochi prodotti. Non è piacevole quando compri solo due cose e davanti a te c’è una fila interminabile di carrelli strapieni. Anche qui, se trovi la persona gentile e caritatevole passerai avanti, ma può capitarti anche la signora finta tonta che si gira, ti guarda, e si rigira ignorandoti. Poi chissà come mai quando arriva il mio turno c’è sempre qualche intoppo, o è finita la carta per gli scontrini, o mancano gli spiccioli per il resto.

Va anche detto che pazienza ne abbiamo proprio poca. In fin dei conti, le lunghe attese possono essere anche un modo per socializzare. O no?