
Me ne stavo a bighellonare per le strade tortuose di quella ridente cittadina che chiamano Sciacca. Un pomeriggio come gli altri, mi sembrava. Il sole aveva già timbrato il cartellino, l’aria era fresca e densa. I passi del mio vagare senza una meta precisa mi portarono, chissà perchè, davanti la vetrina di una nota libreria. Attivatosi automaticamente il mio istinto di bestia famelica divoratrice di libri, mi decisi senza indugi a varcare la soglia del negozio. Si trova sempre qualche spesuccia da fare!
Mentre ispezionavo qua e là gli scaffali alla ricerca di qualcosa che mi interessasse, annusando i libri come un cane da tartufo, il mio sguardo andò a posarsi su un libriccino dalla copertina azzurra che un lettore disattento aveva riposto male, e che se ne stava in bilico sullo scaffale più basso: Il delfino di Sergio Bambarén. Avevo sempre voluto leggerlo, ma non l’avevo mai comprato. Visto che m’era capitato proprio sotto il naso mi dissi che era il caso di dargli un’occhiata. Prendendolo in mano e aprendolo a caso, come faccio sempre prima di comprare un libro, mi accorsi immediatamente di un fatto strano: era stampato sottosopra (o se volete la copertina era stata incollata al contrario … punti di vista!). Immediatamente mi tornò in mente quello che accadde ai protagonisti di un libro letto tempo addietro, Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino: due lettori qualunque si ritrovano catapultati in un’ improbabile avventura per risolvere l’enigma di un libro che, per ragioni misteriose, era stato stampato male. Un segno del destino, senza ombra di dubbio. Più eccitata che mai, feci presente il problema al commesso di turno.
– Scusi, ma è normale che questo libro sia stampato al contrario? –
– Direi proprio di no! – disse quello ispezionando il libro con un sorriso divertito. – Devo chiamare l’editore! –
– E non ce n’è un’altra copia? –
– No, mi dispiace! – e fece per mettere il libro da parte.
– No no, lo prendo così com’è!- risposi prontamente, sempre più esaltata.
– Ma se vuole possiamo ordinarlo. E’ un libro molto richiesto, non ci starà tanto ad arrivare! – disse con un sorriso accondiscendente, di quelli che si rivolgono ai pazzi appena usciti dal manicomio.
– No, voglio quello!- mostrando trentadue denti tutti in una volta.
Così uscii saltellando dal negozio stringendo tra le mani il mio magico tesoro. Il commesso mi guardava divertito: non capita tutti i giorni di imbattersi in un tale fenomeno da baraccone!
Non contenta, qualche ora dopo, sedevo indisturbata sulla panchina di un centro commerciale, a leggere il libro delle meraviglie. Io non mi curavo del brusio circostante, ma la gente si girava a guardarmi pensando che fossi doppiamente pazza: non solo stavo leggendo un libro, e per giunta in un centro commerciale, ma lo stavo leggendo al contrario!
Tratto da una storia vera
Disegno di Giuseppe D’Anna

