Scatta l’allarme per la crisi olearia che coinvolge il comparto agricolo, non solo in provincia di Agrigento. Nel comprensorio riberese, dove l’oliveto è la seconda base economica dopo le arance, è scattato l’allarme nel corso di un’assemblea svoltasi sabato nella sala convegni comunale. Aveva per tema”Salviamo l’agricoltura”. E’ stata promossa dalle associazioni locali “Liberi Agricoltori”, “Pro Verdura”e Aic. Vi hanno partecipato olivicoltori, frantoiani, amministratori comunali non solo di Ribera, ma anche di Burgio, Caltabellotta, Montevago, Santa Margherita Belice e Cianciana.

E’ partita la denuncia contro la crisi che investe il comparto agricolo. Dopo il grano e l’uva, ecco che scoppia la vicenda dell’olio, di cui si parla di un deprezzamento di circa il 50 per cento, e della prossima raccolta delle arance, alla base del reddito di decine di migliaia di aziende. Dopo la siccità degli ultimi tre anni, alla vigilia della raccolta delle olive, circola voce che l’olio sarà venduto ai frantoi a metà prezzo rispetto all’anno scorso. Si parla di 5-6 euro al chilo. Le cause sarebbero da ricercare nel fatto che i silos frantoiani sono pieni, nei prezzi della grande distribuzione organizzata e soprattutto nella concorrenza e nell’ingresso dell’olio proveniente dei paesi nordafricani, a partire da Tunisia e Marocco.

Sono intervenuti Paolo Ganduscio, Dino D’Angelo, Carmelo Traina, Lillo Licata, Giuseppe Dangelo, Gaspare La Marca, Anna Baiamonte, Vincenzo Palermo, Antonino Triolo, i quali hanno chiesto ai governi regionale e nazionale un Piano Marshall per l’agricoltura, l’immediato coinvolgimento della politica e dell’Ars e la creazione di un coordinamento di sindaci, olivicoltori, frantoiani, organizzazioni professionali e associazioni per fronteggiare la campagna olearia che rischia di mandare in tilt, le aziende agricole. La denuncia ha riguardato anche l’aumento del carburante, dei fertilizzati, degli anticrittogamici usati nei Paesi extraeuropei, i controlli, l’irrigazione, la provenienza e l’imbottigliamento dell’olio e i “ristori” governativi.





