Agrigento: E’ gravissima crisi idrica, le dighe sono vuote. A rischio campagne e popolazione

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Le dighe dell’Agrigentino, le cui acque vengono utilizzate per scopi irrigui e civili, sono letteralmente vuote. Nei grandi otto invasi del territorio vi sono appena 40 milioni di metri cubi d’acqua, di cui la metà soltanto nella diga Arancio di Sambuca di Sicilia. Per il resto le dighe si presentano con una quantità d’acqua, ai minimi storici, come era accaduto per la siccità all’inizio degli anni ’90. All’appello mancano oltre 100 milioni di metri cubi che rappresentano la capacità totale d’invasamento degli sbarramenti pieni, in presenza di normali precipitazioni atmosferiche. Nell’Agrigentino, come nel resto della Sicilia, non piove ormai da più di tre mesi. Sono diventati secchi i ruscelli, asciutte le rigogliose sorgenti e perfino i fiumi, dal Belice al Verdura, dal Magazzolo al Platani e al Salso, da ovest ad est, non hanno più acqua.


A temere parecchio sono decine e decine di migliaia di agricoltori che non potranno irrigare nella prossima stagione estiva grandi estensioni di frutteto, in particolare gli agrumeti, e buona parte della popolazione agrigentina che utilizza l’acqua potabilizzata degli invasi per usi civili. La situazione è drammatica e già scendono sul piede di guerra i produttori agricoli e i cittadini per quello che avrebbe potuto essere fatto per invasare quanta più acqua possibile. Già si parla di severe turnazioni nella distribuzione idrica perché anche l’acqua potabile degli acquedotti è diminuita almeno del 30 per cento.
E’ questa la situazione dell’acqua invasata nelle dighe agrigentine. L’Arancio di Sambuca di Sicilia ha 19 milioni di metri cubi contro i 34 della sua capacità. La diga Castello di Bivona potrebbe contenere 21 milioni, ma ne ha appena 6. Lo sbarramento Gammauta di Palazzo Adriano è vuoto. Quando è pieno ha un milione scarso che riversa nel fiume Sosio Verdura. La diga Raia di Prizzi di norma ha dagli 8 ai 10 milioni. Oggi incredibilmente presenta appena 1 milione e 200 mila metri cubi. Il Fanaco, posto tra Santo Stefano Quisquina e Castronovo di Sicilia, ha invasato appena 5 milioni, ma in passato ne ha avuti anche una ventina, grazie alle piogge dell’area montana. Il Gorgo di Montallegro ha 500 mila metri cubi, se pieno gli agricoltori potrebbero contare su 2 milioni. Il lago Leone, a nord di Santo Stefano Quisquina, che alimenta il fiume Verdura per l’agricoltura e il potabilizzatore di Santo Stefano che dà acqua ad Agrigento e Comuni limitrofi per scopi sociali, ha meno di un milione e quando è pieno ne contiene 4. L’invaso di San Giovanni sul fiume Naro ad inizio d’anno ne aveva 11 su una capacità ricettiva di 16 milioni.


Una penuria d’acqua notevolissima, compresi i 7 milioni di metri cubi che ogni anno arrivavano all’invaso Arancio dalla diga Garcia del territorio palermitano che ha oggi appena 23 milioni contro gli 80 della sua capacità di invasamento.
E’ cominciata l’agitazione del mondo agricolo. Un vertice di sindaci si è tenuto a Ribera, la città delle arance, con organizzazioni professionali agricole e con i dirigenti del consorzio di bonifica 3 Agrigento. I responsabili del CSA di Ribera hanno fatto un sopralluogo sul territorio montano alla ricerca dell’acqua che non c’è. La Cia provinciale ha convocato una riunione per domani sera nel centro crispino. Emanuele Siragusa, geologo, esperto di Scienze della Terra, già sindaco riberese e presidente della Provincia Regionale, afferma: “E’ necessario mettere in funzione l’adduttore per caduta naturale dalla traversa di Gammauta alla diga Castello che una gestione assurda e una politica scellerata bloccano il trasferimento di 3 milioni di metri cubi nell’invaso bivonese. Se si vuole superare la crisi di oggi e del futuro bisogna riprendere il progetto della costruzione della diga Valentino, sul fiume Sosio-Verdura, per impedire che in un solo anno ben 150 milioni di metri cubi vadano inutilizzati a mare nel Canale di Sicilia”.