Agrigento: L’estate è finita, ma imperversano siccità e calura

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E’ incredibile. L’estate è finita da un pezzo, ma su tutto il territorio provinciale imperversano tutt’oggi siccità e calura. Non piove ormai da tanti mesi e la temperatura si è attestata da tempo sui 22-25 gradi. Una calura così pesante non si registrava nell’Agrigentino da almeno 100 anni, mentre temperature così alte a novembre non capitavano da decenni. Lo affermano migliaia di agricoltori e tutte le organizzazioni professionali provinciali i quali sono fortemente preoccupati del fatto che siccità e caldo hanno già procurato danni alla produzione agricola. I comparti agricoli più colpiti sono stati i vigneti, gli uliveti, in parte gli agrumeti sono tutt’oggi irrigati con l’acqua degli invasi artificiali del territorio. Le colture ortive sono state letteralmente cancellate.
A lanciare l’allarme sul grave stato di calamità naturale sono sempre le organizzazioni professionali agricole, e in particolare la Cia di Agrigento, con il presidente provinciale Pippo Di Falco, il quale ha ricevuto segnalazioni di danni da ogni angolo dalla provincia.
“A soffrire di più sono state quelle aree e territori dove non scorrono fiumi e dove non vi sono dighe che d’inverno hanno immagazzinato acqua ad uso irriguo. Ad oriente, tra Licata, Campobello, Camastra Grotte, con qualche eccezione per Naro e Canicattì, dove c’è l’acqua della diga San Giovanni, hanno sofferto la sete, con la produzione compromessa, i vigneti con uva da mosto e da tavola, gli uliveti, con le colture ortive già da luglio scomparse. La calura, non solo non ha migliorato la qualità del prodotto, ma certamente ha ridotto notevolmente la quantità di uva e di olive. I danni sono visibili nelle campagne, le aziende agricole sono in sofferenza e si può parlare di grave stato di calamità naturale”.
Non è migliore la situazione nella parte centrale ed occidentale del territorio agrigentino. A Siculiana, a Montallegro e in parte a Cattolica Eraclea, paesi caratterizzati dalla buona produzione del pomodoro “siccagnu”, vaste estensioni sono state cancellate dalla calura. Le famiglie non hanno fatto le conserve di salsa di pomodoro. Gli uliveti dei comprensori di Ribera, Calamonaci, Lucca Sicula, Burgio e Caltabellotta presentano piante stressate dal caldo e olive che non si sono potute sviluppare al meglio.