Perché non abbiamo ancora debellato la malaria?

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La malaria causa 500 milioni di casi ogni anno con 1 milione di decessi in tutto il mondo. Assieme alla tubercolosi e all’AIDS è una delle principali emergenze sanitarie nel mondo. Probabilmente la malaria esiste sin da quando l’uomo si è evoluto dalle scimmie; nella storia dell’umanità è la malattia infettiva che ha causato più morti in assoluto. Si trasmette attraverso la puntura della zanzara Anopheles infetta ma sappiamo come curarla sin dal 1600 quando venne scoperto il chinino che è tuttora la sostanza che permette di curare la malaria. Oltre a sapere come curarla, sappiamo anche come prevenirne la comparsa bloccando le zanzare che ne sono il veicolo. Probabilmente vi starete chiedendo come sia possibile allora che ancora oggi la malaria sia responsabile di così tanti casi di malattia? Le ragioni sono diverse. La prima è prettamente scientifica. Il parassita che causa la malaria, il Plasmodium, è uno dei più complessi e furbi, vive metà della sua vita all’interno di un animale a sangue freddo, la zanzara; per l’altra metà in un animale a sangue caldo, l’uomo. Dei diversi tipi di Plasmodium, quattro sono patogeni per l’uomo. Questi causano una febbre con caratteristiche differenti a seconda del tipo di patogeno. Ovviamente entrambi gli animali cercano di liberarsi del parassita, ma questo durante la sua vita si trasforma continuamente, rendendo inefficace l’utilizzo di un farmaco. Non finisce qui, conosciamo tante specie diverse di zanzare che possono veicolare la malaria in tutto il mondo ed evidentemente non tutte le zone del mondo sono infestate dalle zanzare. Solo alcuni posti rappresentano l’habitat perfetto per la zanzara. Questa precisa distribuzione ci fa riconoscere quindi anche una seconda ragione, quella economica. Le zone più interessate sono infatti aree del mondo (tropicali e subtropicali) povere, con abitazioni rudimentali e terreni poco drenati. In questi posti le zanzare si riproducono molto più velocemente. Una terza ragione è di tipo culturale, le persone che sono più esposte alla malaria sono anche quelle che meno se ne prendono cura (anche per le ragioni economiche espresse prima). Per fare un esempio, un bambino in Africa orientale ha una altissima probabilità di contrarre la malaria nei primi due anni di vita. Se sopravvive questo avrà episodi di malaria per il resto della sua vita. Quindi per un giovane adulto africano la malaria è l’equivalente di un raffreddore per un giovane europeo, una malattia che va e viene con cui si convive.
Riassumendo abbiamo una malattia complessa, economicamente e culturalmente difficile da affrontare che si traduce in una sfida politica. La prima iniziativa contro la malaria fu messa in atto negli anni 50 dagli USA, con l’utilizzo del DDT. Se questa azione fu lodevole dal punto di vista culturale, fu disastrosa da quello scientifico, con il conseguente fallimento della campagna e il diffondersi della malaria in forme ancora più aggressive. L’ultima campagna antimalarica risale invece alla fine degli anni 90, stavolta l’aspetto scientifico fu curato più attentamente, senza dimenticare l’aspetto economico. L’azione si concentrò sull’utilizzo di insetticidi ma soprattutto sulla distribuzione e diffusione delle zanzariere. Questo sembrerebbe un fatto abbastanza semplice ed efficace, ma non è così. L’utilizzo delle zanzariere rappresenta infatti un ostacolo culturale nelle zone interessate, ostacolo però sormontabile attraverso una buona educazione alla prevenzione. Cosa dobbiamo fare oggi per combattere la malaria? Dobbiamo adottare misure che migliorino la qualità della vita nelle zone malariche, migliorando le strade, le abitazioni, il drenaggio delle zone paludose. Insomma è un percorso lento ed impegnativo, ma sicuramente efficace.
Ieri 5 settembre 2017, una bambina di soli 4 anni è morta a seguito di una insolita e rara forma di malaria cerebrale, trasmessa dal tipo più aggressivo di patogeno, il Plasmodium Falciparum. Questo, così come anche il vettore, la zanzara Anopheles, sono raramente presenti in Italia, la piccola non aveva fatto recentemente alcun viaggio all’estero. È la prima volta dopo 30 anni che in Italia si verifica un caso mortale di malaria. Al momento le informazioni sul caso sono limitale, per saperne di più e rimanere informati sui possibili rischi è possibile consultare le schede informative ed i bollettini periodici dell’Istituto Superiore di Sanità a questo link http://www.epicentro.iss.it/problemi/malaria/malaria.asp