Ritratti: musicisti del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Roberta Di Stanio

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Il primo a parlami di Roberta Di Stanio è stato il mandolinista Nino Nobile. Me l’ha descritta come una musicista straordinaria, una fuoriclasse del mandolino estremamente sensibile e preparata. L’ho incontrata in uno dei palazzi più belli di Palermo, nella prestigiosa cornice di Palazzo Oneto per la presentazione del romanzo “La figlia di Don Fofò” insieme ai musicisti Riccardo Lo Coco e Jona Giuseppe Patito. Roberta è una persona speciale, che ama profondamente la vita, mia ha confidato che non ha un colore preferito, ma se dovesse sceglierne uno sceglierebbe l’azzurro intenso del cielo. La sua scrittrice del cuore è Susanna Tamaro, che oltre ad avere una scrittura semplice e diretta, le piace per la grande capacità di introspezione, in grado di raccontare i sentimenti con grande verità. Per quel che riguarda il cinema, il suo regista preferito: tra i classici c’è Eduardo De Filippo, Totò e l’intramontabile coppia di Stanlio e Ollio; li guardava da bambina sempre con suo padre ed è per questo che la loro comicità la riporta subito a casa. Tra i contemporanei, invece, apprezza Christopher Nolan per le sue trame intrecciate e stimolanti e Tim Burton per il suo stile visivo unico e originale. Ma andiamo a conoscere Roberta da vicino…

-Quando nasce la tua passione per la musica e soprattutto per il mandolino?

 

La mia passione per il mandolino nasce all’interno del conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo sotto la guida del mio Maestro, Emanuele Buzi. Figura fondamentale nel mio percorso accademico e musicale.

-Quando hai avuto tra le mani questo strumento?

 

Il primo mandolino l’ho avuto tra le mani durante la mia prima lezione in conservatorio. Per i primi tempi fu proprio il M°Buzi a prestarmelo. Ricordo, che ne rimasi subito affascinata per la sua forma a goccia e per il suono brillante caratterizzato proprio dalle doppie corde in acciaio. caratterizzato proprio dalle doppie corde in acciaio.

 

-Da bambina preferivi giocare con le bambole o con gli strumenti musicali?

 

Sebbene sia cresciuta in un contesto familiare dove tutti i miei fratelli studiavano e praticavano uno strumento musicale, io, nonostante mostrassi sin dai primi anni di vita un forte interesse per la musica e in particolare per l’opera – mia madre racconta sempre che già a tre anni mettevo le cassette di Pavarotti nel Walkman per poterlo ascoltare con le cuffie-, la musica ho iniziato a praticarla solo durante l’adolescenza, studiando chitarra e pianoforte.

 

-Che cosa rappresenta il mandolino nella tua vita?

 

Il mandolino rappresenta un punto d’inizio. Ho iniziato a studiarlo all’età di 20 anni, un’età in cui spesso si pensa che sia tardi per imparare a suonare uno strumento da zero. Invece è stata la prova che le passioni, se coltivate, possono iniziare a qualunque età.

 

-Le musiciste sono apprezzate dagli altri musicisti del conservatorio?

 

Credo di sì. Basandomi sulla mia esperienza mi sono sempre sentita apprezzata e rispettata dai colleghi uomini in conservatorio.

-Nelle orchestre c’è una buona presenza femminile?

 

Negli ultimi anni la presenza femminile nelle orchestre è cresciuta molto, ma penso che la parità reale non sia ancora abbastanza.

 

-Quanto ha influito la tua famiglia negli studi musicali?

 

Ho avuto la fortuna di avere due genitori appassionati di musica. È stato proprio mio padre, da amatore, a insegnarmi le primissime nozioni di chitarra, ma soprattutto, mi hanno sempre lasciata libera nelle scelte e libera di poter sbagliare.

 

-Cosa c’è in questo strumento, che nell’Ottocento era definito lo strumento delle dame?

 

Nel mandolino c’è un’eleganza innata e una delicatezza espressiva che spiegano perfettamente perché fosse amato dalle dame, oltre ovviamente a motivi sia pratici che estetici. Le sue dimensioni e la sua forma aggraziata lo rendevano perfetto per le mani femminili dell’epoca, mantenendo anche una postura composta ed elegante. Non a caso, molti compositori celebri, tra cui lo stesso Beethoven, scrissero e dedicarono le proprie opere per mandolino a donne e nobili musiciste. A fine Ottocento, la più grande ambasciatrice di questo strumento fu proprio la Regina Margherita di Savoia, un’appassionata mandolinista che lo valorizzò portandolo nelle corti. È un’eredità che si sente ancora oggi, conservando intatto quel fascino che lo rende uno strumento colto, raffinato ed estremamente elegante.

-Perché il mandolino è stato scelto dai barbieri?

 

-Le barberie erano un vero luogo di ritrovo sociale. Il mandolino, scelto dai barbieri dell’epoca anche per le sue dimensioni, serviva per intrattenere i clienti durante le lunghe attese, trasformandole in un momento di condivisione e musica popolare.

 

-Cosa succede nella tua mente prima di un concerto?

 

Per me suonare davanti ad un pubblico è sempre emozionante. Nella mia mente vivo ogni esperienza come se fosse la prima, ma tutto si fa più leggero quando con te c’è qualcuno con cui condividere questa emozione pre-concerto. Dopotutto, la musica è proprio questo: una condivisione che non è mai solo musicale, ma umana ed emotiva.

-Musicisti si nasce o si diventa?

 

Si diventa, la passione non basta. Per diventare musicista servono studio e costanza.

 

-Se Dio fosse un mandolinista che musica suonerebbe?

 

Non saprei, ma credo che suonerebbe una musica che si avvicini ai suoni della natura, come quello del vento, della pioggia o del canto degli uccelli, semplicemente per ricordarci quello che ci ha donato.

 

-Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?

 

Nel mio percorso musicale, la figura centrale è quella del mio Maestro, Emanuele Buzi. Tra i musicisti di riferimento del passato, invece, ci sono sicuramente Raffaele Calace e Giuseppe Anedda, figure di importantissimo rilievo per la tradizione e la storia del mandolino.

 

-Puoi commentare questa frase: “Se un bambino canta ascoltalo, chi odia non ha canzoni!

 

Credo che ci porti a riflettere sull’importanza di essere educati alla sensibilità. In questo caso la musica rappresenta la parte più pura e bella dell’anima umana. Chi odia lo fa perché “non ha canzoni”, forse non ha mai avuto la possibilità di essere educato al bello, alla gentilezza e all’ascolto; tutte qualità che ogni musicista dovrebbe coltivare e possedere.

-Qual è il brano che ami di più e che suoneresti all’infinito?

 

Trovo difficile fare una scelta esclusiva. Ci sono moltissime composizioni che apprezzo e che trovo stimolanti. Negli ultimi mesi, per esempio, ho studiato e suonato la Fantasia n.2 di Jiro Nakano e Mitoka Dragomirna di Kaufmann, sono brani che ho adorato e che continueranno a fare parte del mio repertorio artistico.

 

-Se non avessi incontrato il mandolino, come sarebbe stata la tua vita?

 

Probabilmente la musica avrebbe trovato comunque il modo di entrare nella mia vita, magari approfondendo lo studio della chitarra. In alternativa, mi sarei data a qualche altra passione che fosse legata alla manualità, come il mondo della cucina e della pasticceria, in cui trovo che ci sia la stessa creatività.

 

-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Nell’immediato futuro, il mio progetto principale è quello di completare gli studi specialistici presso il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo. Prima di finire gli studi, farò un’esperienza Erasmus di cinque mesi a Liegi, in Belgio. Un’occasione per studiare con il Maestro Vincent Beer-Demander, imparare cose nuove e vedere come si sviluppa il mondo del mandolino fuori dall’Italia.

Biografia

 

Roberta Di Stanio nasce a Palermo nel 1999. Nel 2016, avvia lo studio del pianoforte e della chitarra con i Maestri Rino e Fabio Crescente. Nel 2019 si dedica al mandolino con il M° E. Buzi presso il Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo, dove nel 2022 entra a far parte dell’Orchestra a Plettro, ricoprendo i ruoli di I e II mandolino, esibendosi in luoghi simbolo di Palermo come Palazzo Reale e il Pantheon di S. Domenico. Ha inoltre collaborato con l’Orchestra a Plettro della città di Taormina e si è esibita in diverse occasioni al fianco del Maestro Salvatore Bonafede. Ha partecipato a masterclass con i Maestri Caterina Lichtenberg e Florentino Calvo e, nel 2024, con la Maestra Dorina Frati, figura di grande rilievo del panorama mandolinistico. Coltiva un forte interesse per il repertorio sette-ottocentesco -da D. Scarlatti a Beethoven, Hummel e Calace- fino ai compositori più contemporanei come Ochi, Nagaoka e Nakano. Nel luglio 2025 ha conseguito il diploma di I livello e attualmente prosegue gli studi di II livello. In futuro vorrebbe dedicarsi all’insegnamento, diffondendo la conoscenza del mandolino e del repertorio per esso composto.