L’importanza dei Vaccini e immunità della collettività. Come i vaccini ci proteggono dalle malattie.

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Prima dell’avvento dei vaccini, molte delle malattie infettive causavano milioni di morti all’anno. Un esempio nè è il caso dell’epidemia di polio che si diffuse in Argentina nel 1956. In quel momento, non c’era ancora un vaccino per la polio. La gente non sapeva cosa fare, alcuni ricorrevano a strani e insoliti rimedi come mettere la calce sugli alberi o la canfora negli abiti. Non servì a molto, morirono in migliaia e tantissimi dei sopravvissuti ebbero sequele psicologiche gravi.
I vaccini sono uno dei grandi successi della sanità pubblica del XX secolo. La loro scoperta permise la riduzione della mortalità ancora di più degli antibiotici. Permisero di eliminare malattie terribili come il vaiolo e riuscirono a ridurre la mortalità per altre malattie come ad esempio il morbillo, la pertosse e la polio, che oggi sono curabili con i vaccini. In altre parole significa che è possibile prevedere la loro comparsa, ma per farlo bisogna vaccinarsi appunto. La maggior parte di coloro che stanno leggendo sono stati vaccinati. Ma sappiamo quali sono i vaccini o i richiami che dobbiamo fare dopo l’adolescenza? Da cosa siamo protetti quando veniamo vaccinati? C’è qualche effetto che va oltre la protezione della nostra salute? Facciamo alcuni esempi: Immaginiamo di vivere in una città priva di una epidemia, per esempio prendiamo il morbillo. In questa città nessuno è stato a contatto con la malattia, non ha difese naturali né ha dovuto vaccinarsi. Se un giorno, appare una persona con il morbillo, la malattia non trova resistenza e si trasmette da persona a persona, potendo in poco tempo diffondersi a tutta la comunità. In pochissimo tempo quindi ci saranno molti malati. Questo è quello che succedeva quando non esistevano i vaccini.
Ora, immaginiamo un caso opposto. Una città dove più del 90% della popolazione ha difese contro il morbillo. In parte perché chi ha avuto la malattia si è creato le difese naturali, sopravvivendo; in parte perché ha ricevuto il vaccino contro il morbillo. Un giorno, appare in questa città una persona affetta da morbillo. La malattia incontrerà molta resistenza e non si trasmetterà da persona a persona. La diffusione rimane contenuta senza che si generi un’epidemia di morbillo.
Ma c’è un aspetto molto importante. Le persone vaccinate stanno proteggendosi e al tempo stesso, stanno bloccando anche la malattia all’interno della comunità. Stanno cioè, indirettamente proteggendo tutti coloro che non sono vaccinati. Creano come uno scudo che fa in modo che altri non entrino in contatto con la malattia.
Questo effetto indiretto di protezione delle persone non vaccinate nella comunità, per il solo fatto di essere circondati da persone vaccinate, si chiama immunità di gregge. Molta gente nella comunità dipende quasi esclusivamente dalla immunità collettiva per proteggersi dalle malattie. Chi sono queste persone? Sono i vostri figli, i nostri nipoti, che forse sono molto piccoli per ricevere la loro prima vaccinazione. Sono i nostri genitori, i nostri fratelli, i nostri amici, che forse hanno qualche malattia o stanno ricevendo qualche cura che riduce le loro difese. Sono anche quelle persone allergiche a certi vaccini. Ed ancora può essere ciascuno di noi che anche se vaccinati, in noi il vaccino non ha l’effetto sperato.
Non tutti i vaccini infatti sono efficaci al 100%. Per ottenere questo effetto dell’immunità collettiva, è necessario che una grande percentuale della gente sia vaccinata. Questa percentuale viene chiamata soglia e dipende da molti fattori che però hanno qualcosa in comune: se la percentuale di vaccinati in una comunità è più bassa di questa soglia, la malattia si può diffondere facilmente e si può avere un focolaio di quella malattia nella comunità.
Nel 1998 un ricercatore inglese pubblicò un articolo su una rivista in cui affermava che il vaccino MMR per il morbillo, la parotite e la rosolia poteva causare autismo. L’impatto fu immediato. La gente si rifiutò di vaccinarsi, si rifiutò di vaccinare i propri figli. Di conseguenza il numero di gente vaccinata, in molte parti del mondo, passò al di sotto di quella soglia. E ci furono focolai in molte città del mondo. Negli USA e in alcuni paesi Europei, molte persone si ammalarono e la gente morì di morbillo. L’articolo, generò enorme scalpore nella comunità medica. Alcuni ricercatori iniziarono a vedere se realmente fosse possibile un collegamento tra quella vaccinazione MMR e l’autismo a livello di popolazione, senza riuscirvi ed anzi si ritenne che l’articolo desse informazioni sbagliate, tanto da indurre La rivista stessa a ritrattare pubblicamente questo articolo nel 2010.
Una delle prime preoccupazioni e scuse che spingono a non vaccinarsi è quella delle reazioni avverse. I vaccini, come tutte le medicine, possono avere effetti collaterali. Per lo più sono lievi e temporali. Ma i benefici sono sempre maggiori delle possibili complicanze. Quando ci ammaliamo, vogliamo guarire presto. Molti di noi se abbiamo un’infezione, prendiamo gli antibiotici. Se abbiamo la pressione alta, prendiamo gli anti-ipertensivi, senza creare schieramenti e diatribe.
Perché non pensiamo di prevenire le infezioni quando siamo sani? Ci preoccupiamo molto soltanto in caso di pericolo imminente. Vi ricordate la pandemia di tipo A del 2009? In quella occasione, vaccinando la maggior parte della popolazione si riuscì ad evitare una epidemia mortale. Ma non fu semplice, quando i primi casi iniziarono a venire alla luce, non si sapeva niente e tutto era nel caos.
La gente per evitare il contagio usciva con le mascherine, entrava in farmacia in cerca di un vaccino, senza sapere con certezza se il vaccino li avrebbe protetti contro questo nuovo virus. Non si sapeva assolutamente nulla. Le caratteristiche dei pazienti ammalati erano particolari. Erano adulti e donne in gravidanza. Con un lavoro estenuante, nel giro di pochi mesi, i medici e ricercatori riuscirono a capire i caratteri del nuovo virus H1N1 nei pazienti ricoverati per questo ed individuare i gruppi a rischio di infezione. A questi fu somministrato il vaccino e dopo un anno il numero di ricoveri per il virus H1N1 si è azzerato.
Oggi in Italia si fa un gran parlare di vaccini e ci si divide sulla loro utilità e sull’allarme dell’oms riguardo al morbillo. Vaccinarsi è un privilegio frutto della medicina; ma è anche un atto di responsabilità individuale che ha un enorme impatto collettivo. Se mi vaccino, non solo mi sto proteggendo ma sto proteggendo gli altri.
Per monitorare e descrivere in modo tempestivo l’epidemia di morbillo in corso nel nostro Paese da gennaio 2017, il ministero della Salute e l’Istituto superiore della sanità hanno fornito una panoramica sulla distribuzione dei casi segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrata Morbillo e Rosolia, per Regione, per fascia di età e stato vaccinale. Dall’inizio del 2017 ad oggi in Italia sono più di 4000 i casi segnalati, tre dei quali hanno causato la morte. Il 90% dei casi si sono registrati in Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Soltanto il 7% dei casi rilevati aveva ricevuto una dose di vaccino. L’88% non era vaccinato. 200 casi hanno meno di 1 anno di età, la maggior parte invece ha un’età mediana di 27 anni.

Leonardo Augello