Ribera : Castello di Poggio Diana, visita con un gruppo di 100 amici tra Wwf, Lions associazione Misilcassim e Camminatori.

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Puntuali da piazza Duomo alle 10,30 in parte a piedi con tempi simili ai motorizzati.
Giuseppe Mazzotta ha guidato e coordinato tutte le fasi e gli interventi esaltando il ruolo dell’ associazione “Misilcassim” che di fatto ha costituito un nucleo di guide di accompagnamento turistico qualificato unico a Ribera per i tour operator professionali.
Dopo una introduzione è stata la volta del geologo Carmelo Gibilaro che ha descritto i caratteri geologici e morfologici del sito di Poggio Diana.
L’architetto Miche Santoro ha ricordato il ruolo fondamentale avuto dal Wwf ed altre associazioni negli anni ‘90 nel mettere di fronte a precise responsabilità ed obblighi la Soprintendenza che fu costretta a redigere un progetto di restauro del cadente castello e questo anche grazie alla sensibilità dell’ allora soprintendente Graziella Fiorentini.
La prima trance di lavori fu da lei diretta.
L’architetto Calogero Gazzitano ha poi descritto la direzione del secondo stralcio dei lavori e le modalità secondo cui i restauri vanno condotti, facendo distinguere sempre le parti originali da quelle aggiunte.
L’ingegnere Onofrio Tulone, che ha collaudato i lavori, si è mostrato particolarmente compiaciuto per l iniziativa.
A margine è stato notato come tutte le opere di percorsi interni, di recinzione, ringhiere ed illuminazione hanno subìto notevoli danni vandalici e ciò perchè manca qualsiasi tipo di custodia o inibizione all’ accesso.
In particolare, è stato evidenziato che mancherebbero notevoli quantità di decori architettonici quali capitelli fregi e colonne che erano stati ritrovati sotto i detriti.
Come promesso dagli organizzatori alle ore 12 gli escursionisti sono tornati alle proprie domenicalità.
Per l’associazione “Musilcassim” era presente il geologo Giuseppe Scorsone ha seguito la comitiva.
Giuseppe Mazzotta, responsabile del WWF, Area Mediterranea, ha detto: “ Una cosa è certa. Il fascino che queste pietre trasmettono ai suoi visitatori fa superare ogni ostacolo visivo e di abbandono. L’amore che il popolo mostra verso questi luoghi sembra però non essere accompagnato da adeguati supporti culturali, in coerenza con una triste logica dell’ utilità materiale da dare a tutti i costi e sempre agli oggetti ed alle persone che i poveri di spirito perseguono”.

LE FOTO SONO DI AURELIO QUARTARARO

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