Sabato 6 febbraio a Calamonaci la perfetta “Famigghia.. difittusa”: risate e humour a profusione

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Sabato 6 febbraio c’è stato l’VIII appuntamento della rassegna teatrale Città di Calamonaci “Premio Giovanni Raffiti”, che regala sempre tante sorprese e puro divertimento al pubblico. “La famigghia… difittusa” di Calogero Maurici di Burgio interpretata dagli attori dell’associazione teatrale “Idea” di Alessandria della Rocca non è stata da meno e ha fatto divertire il pubblico grazie alle numerose battute.
La semplice, ma efficace trama ha fatto ridere a mai finire perché con garbo e simpatia giocava con i comuni pregiudizi che si possono avere nei confronti di chi non è perfetto, ma ha qualche difetto, che è “difittusu”, appunto. Una figlia una mattina confida alla madre che si è innamorata e con difficoltà ammette anche che il suo fidanzato è balbuziente cioè “checcu” per dirla in siciliano.
La madre accetta la cosa, ma si chiede come faranno a dirlo al padre della ragazza. Infatti, quando questi lo sa ne fa di tutti i colori perché non accetta questa situazione,. Ma la cosa si fa ancora più grave è il fatto che non è solo il ragazzo ad essere “difittusu”, ma tutti i membri della sua famiglia ne ha una: chi è sciancata, chi ha la gobba e chi il tremolio della mano. Il padre quando apprende questa dura realtà fa il diavolo a quattro in famiglia perché vuole che la figlia lasci il fidanzato e tutta la sua famiglia.
Meno male che interviene il parroco amico di famiglia, che mette a posto tutto perché dice al padre della giovane che non fa niente se la famiglia del fidanzato ha qualche piccolo difetto, perché in fondo nessuno è perfetto e tutti abbiamo i nostri malanni. Così, anche se un po’ a malincuore, il papà accetta tutti e pace è fatta.

associazione Idea 2 FOTO MINIO
Questa spassosa commedia per le numerose battute, per il consenso del pubblico e per le risate in sala si può definire una delle più divertenti della stagione e ha in sé anche un bel messaggio positivo cioè, quello di accettare gli altri nonostante qualche piccolo difetto fisico, perché tutti abbiamo i nostri difetti che anche se non si vedono nel fisico saranno interiori. Guardare prima la trave nel nostro occhio che la pagliuzza nell’occhio altrui, come consiglia il prete a questo intollerante padre. Nel discorso finale, a rappresentazione chiusa, il regista ha spiegato che con l’opera non si intende assolutamente prendere in giro quanti presentano dei difetti fisici, ma vuole far riflettere quanti hanno dei problemi, anche gravi, e devono essere aiutati, come ha fatto il capofamiglia che alla fine della commedia di Maurici ha accontentato tutti.

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