Santo Stefano Quisquina: I sindaci scrivono a prefetto, regione e procure della repubblica per i rischi della popolazione per la chiusura dei punti nascite

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I sindaci dei cinque comuni dell’interno montano mettono le mani avanti, denunciano gli eventi rischi e le responsabilità delle donne in gravidanza per la chiusura del punto nascite della clinica Attardi di Santo Stefano Quisquina e informano della situazione sanitaria precaria sul territorio agrigentino la Regione Siciliana, l’azienda sanitaria provinciale, il prefetto di Agrigento e le procure della Repubblica  di Sciacca e di Agrigento. La stessa nota è stata inviata dai sindaci dall’Unione dei Comuni Magazzolo-Platani al dipartimento della pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, al dipartimento materno-infantile dell’Asp di Agrigento, all’assessore regionale alla Salute Gucciardi e al dirigente Asp Ficarra.

I cinque sindaci, Francesco Cacciatore di Santo Stefano Quisquina, Giovanni Panepinto di Bivona, Alfonso Frisco di Alessandria della Rocca, Santo Alfano di Cianciana e Santo Sabella di San Biagio Platani, sostengono, in merito al punto nascite stefanese, di fatto chiuso, che  “si vuole “prorogare” un servizio, ma la struttura deve essere “già adeguata ”  e bisogna, addirittura, che la clinica Attardi fornisca informazioni alle gravide dell’area interessata. Ad oggi oltre alla predetta kafkiana corrispondenza non c’è traccia di misure alternative alla chiusura del punto nascite né tantomeno di attivazione del trasporto emergenza neo-natale STEN e del servizio trasporto assistito materno STAM, di cui al decreto del 26 febbraio 2015. Non si ha notizia del potenziamento del consultorio del distretto sanitario di Bivona, né di misure alternative convenute con la clinica Attardi”.

Gli amministratori comunali, visto la disastrosa viabilità notoria a tutte le autorità, manifestano la preoccupazione che potrebbero accadere fatti gravi e pregiudizievoli a puerpere e nascituri senza che siano stati adottati provvedimenti concreti per dare sicurezza alle donne in gravidanza di quest’ “isola montana”, lontana dagli ospedali di Agrigento, Sciacca e Palermo.

 

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