Ribera: La storia del piatto di ceramica rinvenuto da Mimmo Macaluso nel mare di Seccagrande

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Si tratta di un pezzo unico al mondo, uno straordinario reperto archeologico, un grande piatto di ceramica rossa che Mimmo Macaluso, riberese, ricercatore, subacqueo, storico, ha rinvenuto negli anni scorsi nelle basse acque di Seccagrande di Ribera, a pochi metri dalla riva, in un tratto di mare che in passato aveva restituito numerosi frammenti di anfore e di altri piatti decorati con la stessa tecnica. Il personaggio rappresentato al centro del reperto ha appassionato tanto il Macaluso che ha dato vita ad un’accurata ricerca storica ed artistica durata qualche anno.
Il ricercatore riberese, per anni ispettore dei beni culturali della Regione Siciliana, trovò, nel libro “Late Roman Pottery” di J. Hayes, il personaggio del piatto che reggeva un’anfora e aveva accanto un animale. Il piatto del libro, rinvenuto nel 1910 e plasmato a Cartagine nel V secolo d. C., era conservato al Museo del Bardo di Tunisi. Era un Bacco reggente un’anfora vinaria, mentre una pantera ne sottraeva il contenuto. Una raffigurazione che si rifà al culto del dio Dionisio, identificato dai Romani con Bacco.

Macaluso Seccagrande - particolare del  piatto di ceramica
“Tra la fittissima vegetazione subacquea – ci racconta Macaluso dopo avere individuato un altro reperto – intravidi il piatto capovolto, interessato da diverse linee di frattura che lo dividevano in 4 frammenti. Lo recuperai con cautela e mi accorsi che l’argilla del fondale marino lo aveva protetto per migliaia di anni. Inscritto in un doppio ordine di cerchi concentrici spiccava un personaggio, dalla tunica rossa, che reggeva una grande croce e faceva con la mano un gesto benedicente. Altre due figure piccole si presentavano a sinistra e a destra del personaggio. Nel libro di Hayes trovai una foto di un piatto dell’unico piatto esistente al mondo con tale raffigurazione, rivenuto in Egitto, studiato da Heron de Villefosse un secolo fa e conservato oggi al Museo del Louvre di Parigi. Il personaggio potrebbe essere l’imperatore Costantino, ma potrebbe trattarsi – secondo il riberese Nicola Riggi – l’imperatore Eraclio a cui si deve il recupero della Croce”.
Macaluso propone alla Sovrintendenza ai BB. CC. AA. di Agrigentodi esporre, per territorialità, il piatto all’interno del museo della ceramica di Burgio dove potrebbe essere allestita una sezione archeologica.

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