196 candidati per il consiglio comunale: “Videmu comu ni putemu spartiri”

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Vi sono mancata? Dopo il silenzio elettorale, finalmente, posso riprendere la penna in mano e scrivere.
Aspettavo con ansia il momento in cui avrei potuto condividere con voi il mio punto di vista riguardante la campagna elettorale, che sì mi ha visto protagonista in prima persona, ma che soprattutto ha coinvolto l’intera popolazione riberese.
Girando per la città nei giorni frenetici che hanno preceduto le votazioni, mi sono resa conto che le elezioni amministrative avrebbero lasciato il segno in tutti i cittadini. Cercherò in poche righe di riassumere come il riberese ha vissuto le ultime settimane che sono state molto intense.
Da tempo avevo in mente di scrivere sull’argomento, ma la conferma che era mio dovere pronunciarmi l’ho avuta quando una sera ho incontrato una candidata di un’opposta coalizione che mi esortava a mettere nero su bianco i tanti aneddoti che riguardavano le elezioni. La stessa candidata mi raccontava che la domanda che si sentiva porre più spesso era: “Cu cu si accoppiata?”. E lei puntualmente rispondeva: “Io sulu cu me maritu m’accoppio”. In effetti, l’accoppiata è la novità che più di ogni altra cosa ha scombussolato l’elettore. A dire la verità, il metodo di voto in sé per sé ha creato non poca confusione.
La gente a pochi giorni dal voto ancora aveva le idee poco chiare, soprattutto in merito alla doppia preferenza. Si possono votare un maschio e una femmina, se voti due maschi o due femmine il voto è attribuito al primo nome scritto, c’è chi pensava che una sola preferenza non si poteva esprimere, altri pensavano che se si votava solo una donna il voto era nullo. Insomma, un vero caos. Ma ciò che ha mandato in tilt l’elettore è stato il fatto che se esprimeva due preferenze, i due candidati dovevano appartenere alla stessa lista, altrimenti il voto sarebbe stato nullo. Apriti cielo! Ieri una signora anziana molto gentile mi ha fermato per strada per dirmi che mi aveva votato, ma mi ha pure detto che al mio nome aveva affiancato anche quello di un altro candidato non appartenente alla mia lista. Non me la sono sentita di dirle che il suo voto purtroppo era andato sprecato. E chissà quanti altri voti sono stati contestati per questo stesso motivo.
Altro passaggio importante riguardava la preferenza per il candidato sindaco. Tutti i candidati ci siamo sicuramente sgolati nel ripetere che per votare il sindaco era necessario mettere una ics sul nome: “Un ci va lu votu direttamente a lu sinnacu?” – “No signù, c’ava scriviri la ics ncapu”. Qualcuno ha recepito così bene il messaggio che in una scheda elettorale ha proprio scritto “ics” sul nome del sindaco.
Queste elezioni hanno sicuramente lasciato il segno per l’elevato numero di candidati alla carica di consigliere comunale. Eravamo ben 196, tutti agguerriti e tutti sguinzagliati per la città a cercare consensi.
Una stessa famiglia aveva più di un candidato in corsa, e la frase che l’elettore si è trovato a dover ripetere spesso è stata: “Siti assà, videmu comu ni putemu spartiri”.
Pensate che mia mamma si è trovata a chiedere il voto ad una signora che si è mostrata subito disponibile, “non ci sono problemi” diceva. Peccato che un problema c’era, e neanche tanto trascurabile, visto che aveva rimosso che tra i candidati c’era anche sua sorella. “Un sinni capì nenti”: candidati che bussavano alle porte, e ad aprire erano altri candidati.
E chissà quanti altri aneddoti hanno da raccontare i miei compagni d’avventura.

E dopo tanta fatica siamo arrivati al momento dello spoglio. In molti in giro per le scuole per rendersi conto dell’andamento. Io a casa di mia nonna ad aspettare notizie da mio fratello e mia cognata.
“Abbiamo schede contestate?” chiedevo. Mia nonna in sottofondo rispondeva: “Natri semu tutti istruiti, ni la fidamu a scriviri”.

Quali altre scene memorabili ci regalerà il ballottaggio?

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