Ribera – Elezioni amministrative: Lettera di un giovane al futuro Sindaco di Ribera

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Caro futuro Sindaco,
Io non so il suo nome e lei non sa il mio, ma fa lo stesso. Non è necessario il chi, è importante il cosa.
A parlare è un ragazzo comune, uno dei tanti, nati e cresciuti in questa piccola cittadina che purtroppo, nonostante l’amor patrio e il senso di appartenenza, orgogliosi di Ribera non riescono proprio ad esserlo.
Ora, non sapendo chi lei sarà, non so se sarà stata sua la responsabilità di tutto questo o meno, però i motivi sono tanti e sotto gli occhi di tutti. Tralasciando le strade che sembrano bombardate e la totale carenza di servizi, cose che interessano tutti, sì, ma che richiedono un piano economico straordinario, io continuo a chiedermi perché il teatro, ad oggi solo scheletro, di via Berlinguer sia ancora com’era già quando… Boh non lo so, è così da quando riesca ad averne memoria; mi chiedo perché i teatri storici siano abbandonati ai topi e alle erbacce anziché dare a ragazzi talentuosi un posto dove sviluppare la propria creatività; mi chiedo perché si continua a costruire consumando suolo che potrebbe essere adibito ad uso agricolo allargando la città e continuando ad aprire strade, allargare la rete idrica e la rete di illuminazione quando già non riusciamo a prenderci cura di quelle esistenti; mi chiedo perché non ci sia un piano di bonus per le ristrutturazioni per rivalorizzare i vecchi quartieri; mi chiedo perché la fiera di novembre non si trasformi in una fiera dell’artigianato e dell’agroalimentare locale, così da attirare gente da tutta la Sicilia e far pubblicità anche ai nostri prodotti (per le bancarelle di cianfrusaglie non basta quella a settembre?); mi chiedo perché non si organizzi un festival degli artisti di strada a Seccagrande d’estate, per portare gente nuova, colori nuovi, arte e anche un po’ di cultura sul lungomare; mi chiedo perché manchi un progetto in cui il comune inviti le scuole medie a parlare di educazione ambientale, ecologia e rispetto delle aree verdi magari affidando alle classi piccoli spazi nella villa comunale da curare personalmente; mi chiedo perché non si curi il verde pubblico in una città che vorrebbe avere una vocazione turistica; mi chiedo perché manchino progetti di sensibilizzazione alla tematica della riabilitazione dalla tossicodipendenza, dell’omofobia, delle violenze di genere. Ecco, queste e tante altre sono le cose che io mi chiedo e come me se le chiedono tanti altri ragazzi della mia età. E se ci ho pensato io, a vent’anni, perché non può pensarci un sindaco magari più adulto di me? Sono tutte cose che richiedono denaro, si dirà. No, richiedono impegno e volontà, non denaro. Richiedono onestà nella distribuzione delle risorse a disposizione. Richiedono meno parole e più azione. Richiedono più scelte coraggiose e meno compromessi. Richiedono più amore per i ragazzi di questa città allo sbando che per la propria poltrona. Richiedono più pensiero al futuro di tutti e non solo dei propri parenti e amici. Richiedono uno sforzo, lo so, ma ne va della sopravvivenza di una comunità che altrimenti è destinata a restare in un coma profondo aspettando la morte. Mi renda orgoglioso. Ci renda tutti orgogliosi.
Cordiali saluti,
un giovane riberese.