Il successo de “Il Segreto”: Perché mi ritrovo a parlare di Pepa e Tristàn?

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A quanti di voi è capitato di ritrovarsi in animate discussioni in cui le questioni di punta vertono su interrogativi del tipo: “Ci lu dissi Donna Francisca a Tristan che è figlio di Raimundo?, oppure “Ma Calvario avi lu figliu di Pepa?”. A me è capitato.
Fonte di ispirazione di questo articolo è una mia amica che nei giorni scorsi ha conseguito la laurea in “Pepologia”. Il corso di studi è molto articolato, le materie fondamentali sono tre: “Analisi caratteriale dei personaggi”, “Fondamento delle anticipazioni”, “Interpretare lo scenario futuro ipotizzando l’evolvere dell’intreccio narrativo”. La mia amica ha conseguito la laurea con il massimo dei voti, ottenendo pure la lode dato che ha concluso la sua discussione affermando: “Il giorno che Tristàn e Pepa si sposano mi prendo un giorno di ferie”.
E non è di certo l’unica. Mia zia da mesi serba rancore nei confronti di quel fisioterapista che essendosi visto le puntate in spagnolo le ha raccontato praticamente tutto, togliendole il gusto della suspense.

Ma “Il Segreto” a cosa deve il suo successo? Di certo non ai nomi dei protagonisti. Sorvolando sulla facile e scontata dicotomia Pepa – Peppa Pig, il filo conduttore nella scelta dei nomi penso sia la tristezza. Abbiamo: Angustias, Calvario, Soledad (solitudine in spagnolo), Dolores, e Candela. Calvario è quella che ha avuto il coraggio di dire a Soledad “Che nome triste che hai”. Al di là dei nomi, per molti, come si legge nel web, “Il Segreto” è la rivelazione dell’anno.

È l’ennesima prova di come siamo dipendenti dalla televisione. Quando ci si appassiona ad un programma televisivo, sia esso soap opera, telefilm, o cartone animato, è difficile farne a meno. Io ricordo i miei compagni di scuola che correvano subito a casa per guardare Dragon Ball o i Simpson. Ci immedesimiamo con facilità nei personaggi e quando la storia non procede come vorremmo la delusione è tanta.

È impossibile, ad esempio, dimenticare il rompicapo che per mesi ha turbato la nostra serenità: “Chi ha aperto la botola a Calcaterra?”.