Titolo: Sulle punte
Autore: Dominika Dery
Genere: autobiografia
Editore: Corbaccio
Numero pagine: 366
Quando penso alla mia infanzia mi vengono in mente solo cose belle: torte, filastrocche antiche, domeniche dai nonni, bottoni cuciti su pezzi di stoffa, saggi di danza, estati al mare, pranzi di famiglia. Pensate un po’ alla vostra di infanzia! Ricorderete di certo altrettante minuzie, insignificanti per gli altri, importanti per voi. Così è per tutti!
Quando comprai il libro di Dominika Dery, fui attratta soprattutto dal titolo e dall’immagine di copertina. Da grande amante della danza, pensai che in quel libro avrei trovato proprio quello: la danza. E leggendo che l’autrice era stata parte del corpo di ballo del Teatro Nazionale di Praga, ogni dubbio, se c’era, svanì. Che poi nel romanzo non trovai molto sulla danza è poco rilevante, in fondo. Tantissime altre cose ci sono in quel libro che meritano di essere lette.
La trama corposa del libro si compone proprio di tutte quelle minuzie che costituirono l’infanzia dell’autrice. Ma uno sfondo difficile traspare da ricordi felici: la Praga comunista degli anni ’70, le difficoltà di una famiglia di dissidenti legati al movimento riformatore della Primavera di Praga, bruscamente interrotto nel ’68. Dominika non ebbe un’infanzia rosea. La madre era stata diseredata dai genitori, persone molto in vista all’interno del partito comunista. Il padre, inventore, per motivi politici era costretto a lavorare come tassista. Tutto questo visto con gli occhi di una bambina che ama il teatro e la danza, le torte e il Natale. E non capisce perchè sua madre manifesti ostilità nei confronti della nonna.
Una storia che è testimonianza della Praga degli anni ’70 attraverso il racconto di una bambina, della sua infanzia felice e dell’amore familiare che vince ogni difficoltà.
“Questo era il paese dei dolcetti e delle salsicce. Questi sono i ricordi della mia infanzia. Il viaggio di ritorno a bordo della nostra vecchia Skoda arrugginita; le grandi mani di mio padre che ci portano in salvo nella notte; il tocco lieve della mano della mamma sulla mia testa. Quello fu il periodo più felice della mia vita. Il periodo in cui non avevamo soldi, non avevamo scelta, e non avevamo possibilità. Avrei impiegato altri diciotto anni per rendermi conto che quello che avevamo allora era tutto quello di cui chiunque possa mai avere bisogno. Ognuno di noi aveva l’affetto degli altri, e tanto amore dentro il cuore.”
Consigliato …
a chi ricorda e rinasce ogni giorno.






