È necessaria una premessa: quando scrivo cerco di essere diretta perché non amo i giri di parole e odio gli eufemismi.
Chi è “normale”?
La normalità è come quelle verità assolute che a ogni inizio di secolo qualche maître-à-penser propina, per venire smentito puntualmente dall’evolversi dei tempi.
Quando definiamo qualcuno “fuori dal normale”, intendiamo fuori dal nostro modo di vedere, fuori da quell’agglomerato di idee con cui ci svegliamo al mattino e andiamo a letto la sera.
Se ci confrontiamo con l’intera umanità, così complessa e variegata, il concetto di normalità si allarga fino a perdere i limiti sicuri che ci tenevano al riparo dall’anormale.
Di fronte a una persona zoppa o spastica o affetta da sindrome di down, il concetto di normalità cade. Non ha motivo di esistere!
Ognuno di noi ha una propria peculiarità: un tic, la erre moscia (come me), un difetto più o meno evidente. Ma non per questo gli altri ci definiscono, ci etichettano. Si è, e basta. Per l’identificazione esiste già il nome e il cognome.
Quando imputo a qualcuno un difetto di carattere, mia madre mi invita alla tolleranza dicendo: ognuno è e tutti siamo.
Semplice no? Ognuno è quel che è, tutti siamo quel che siamo.
Questo discorso vale sia per il carattere che per la fisicità.
Anch’io ho un difetto evidente: porto il 34 di piede. A volte regredisco al 33. Ultimamente ho acquistato dei sandali 32, perché spesso i calzaturifici falsano le misure.
Faccio fatica a trovare scarpe decenti. Quelle col tacco è rarissimo trovarle e quelle poche che trovo costano un sacco. Se cerco quelle basse, devo fare i conti con lustrini, tanto fucsia e pupazzetti.
È una cosa stupida, superflua e ci rido anche su. Intraprendo lotte interminabili con mia madre per indossare ballerine o Converse alle cerimonie.
Quello che voglio dire è che il mio problema non è un reale problema, eppure sono ostacolata nel trovare ciò che voglio: scarpe semplici della mia misura, adatte alla mia età e a prezzo ragionevole.
Pensiamo a chi deve fare i conti con pregiudizi, barriere architettoniche o difficoltà di tipo burocratico. Questioni più difficili da abbattere del muro di Berlino!
Il muro, però, è stato abbattuto nel 1989. Noi siamo nel 2013.
Quando troveremo finalmente i parcheggi per disabili occupati esclusivamente da chi ne ha diritto?
Quando lasceremo libero lo scivolo del marciapiede? Quando costruiremo bagni a norma?
Quando cominceremo a considerare qualsiasi persona una risorsa umana anziché emarginarla o guardarla con pena perché magari più lenta di altri nello svolgere un’attività?
Il mio desiderio non è trovare finalmente quelle scarpe tacco 12 che voglio, ma sapere che ognuno può avere il proprio paio di scarpe col quale procedere più comodamente nella vita.





