Dissesto idrogeologico e recupero ambientale: scrive Emanuele Siragusa

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Siragusa Emanuele (Copyright Foto Enzo Minio)

Il dissesto idrogeologico è purtroppo diffuso, quasi in modo uniforme, su tutto il territorio nazionale producendo, in termini di vite umane  e di danneggiamenti, prezzi ancor più elevati di quelli causati dagli eventi tellurici.

Diventa, perciò, doveroso diffondere in ambito sociale una severa e rigorosa politica di previsione e di prevenzione che deve necessariamente rendere partecipi tutte le strutture scientifiche, tecniche ed istituzionali del Paese: dall’università alla ricerca, dal mondo professionale a quello amministrativo, con in primo piano, le Regioni, le Province e gli Enti Locali. Con il fine precipuo di tendere – con una corretta gestione del territorio – verso lo sviluppo eco-compatibile e la sicurezza ambientale riducendo drasticamente, o comunque riportando entro limiti accettabili, gli effetti deleteri derivanti dalle pericolosità naturali quali le frane, crolli, le alluvioni ed i dissesti in genere.

Di fatto, in Italia quasi l’ 82% dei comuni – 6633 su 8001 –  ha problemi di rischi idrogeologici; infatti 1.700 sono a rischio frana; 1.285 a rischio alluvione. Addirittura 2.596 corrono entrambi i pericoli. In Sicilia sono 273 i comuni a rischio crollo ed esondazione con al primo posto la provincia di Caltanissetta (l’86% dei comuni) cui seguono le province di Messina (l’84%), Agrigento e Trapani (il 79 %), Palermo (il 73%), Enna (il 65%), Catania (il 45%), Ragusa (il 42%), Siracusa (il 29%).

In Sicilia il 90% delle municipalità ha abitazioni localizzate nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana; il 54% dei comuni presenta interi quartieri in zone a rischio; addirittura il 67% di essi ha edificato giusto in queste zone delle strutture industriali. Nel 29% dei casi in queste aree esposte al rischio sono presenti strutture sensibili come scuole o ospedali.

Ciò nondimeno c’è da denunciare che nel Paese questi rischi vengono spesso ancora ignorati e trascurati dai responsabili della pianificazione territoriale adducendo come giustificazione la loro “ineluttabilità”, quando, nei fatti, gli eventi calamitosi si presentano sistematicamente ora in una regione ora nell’altra. Parlare, quindi, di “imprevedibilità” o di “sorpresa geologica” è da irresponsabili, proprio perché la difesa dai rischi e dai dissesti idrogeologici s’impone in termini di previsione e di prevenzione.

In Italia purtroppo manca la cultura del Recupero ambientale. Non ci si rende conto che il Paese è ad altissimo rischio. Una Nazione è civile se ha la capacità di tenere in ordine il proprio territorio; un territorio, poi, come il nostro necessita di essere curato costantemente proprio perché è molto fragile e precario. Da noi si dovrebbero imporre prudenza ed intelligenza urbanistica frenando le costruzioni invasive, la cementificazione selvaggia e la predazione inconsulta del territorio; ed investendo, invece, denaro sulle opere di prevenzione e sull’agricoltura che non può essere abbandonata perché è la vera paladina per la lotta al degrado ambientale e ai cambiamenti climatici.

Risulta, dunque, evidente che gli interventi di prevenzione, unitamente ai piani di messa in sicurezza del territorio, sono i soli che possano interrompere nel futuro le criticità idrogeologiche. Criticità purtroppo rilevate anche da noi, a Ribera, con le esondazioni ricorrenti nelle valli del Platani e del Verdura; o con i cedimenti delle vie Pascoli, Pitrè ed Amari nell’abitato; e, negli inverni scorsi, con lo smottamento nella località turistica di Seccagrande laddove, in un’area scoscesa e fittamente abitata tra le vie Giotto e Miramare, si è prodotta una colata detritico-argillosa (debris – mud flow) con effetti distruttivi su un tratto di strada e su un muro di contenimento. Trattasi di scivolamento a rapida evoluzione su cui sarebbero doverosamente auspicabili da parte della Municipalità – più che la deleteria inerzia attuale – improcrastinabili interventi di recupero ambientale mirati e puntuali per evitare che, in caso di forti piovosità, le aree instabili si dilatino ancor più su tutto il costone marnoso di Seccagrande-Corvo già di per sé così poco stabile per la sua elevata pendenza e per le numerose polle d’acqua che in diversi punti lo imbevono.

Emanuele Siragusa

(Nelle foto – Copyright Enzo Minio – la frana di via Giotto a  Seccagrande ed Emanuele Siragusa)