“Sono un sognatore, vivo in un sogno. Vorrei continuare a sognare e vorrei continuare a vivere questo sogno. Sognare fa bene alla vita e fa superare tutte le difficoltà. E vorrei anche continuare a sorridere, perché sorridere, credo sia il modo migliore per affrontare la vita.
Ho iniziato quasi per gioco e molte cose anche molto importanti sono arrivate quasi per magia. Mi rendo conto che l’espressione Panta Rei in qualche modo mi rappresenta. Molte volte le cose accadono quando è il momento”. Con queste nobili parole si presenta il compositore e musicista raffinato Pier Paolo Petta, che ho avuto il piacere di incontrare più volte nella mia vita. A lui mi legano due cose importantissime la fisarmonica nostra compagna di vita e la musica dei barbieri. Ma andiamo a conoscere meglio Pier Paolo Petta in questo viaggio chiamato intervista…
-Quando nasce la passione per la musica?
Di preciso non saprei, credo sia qualcosa che ho sempre avuto. Sarà nata con me. Ricordo che da bambino andavo con mio fratello nelle sale dove si facevano le danze di carnevale, ( mio fratello era uno degli organizzatori…), rimanevo affascinato dalle musiche che risuonavano tutta la notte. Mi piacevano così tanto che le cantavo a voce alta insieme ai dischi. Fu così che alcuni componenti di un locale gruppo corale di Piana degli Albanesi, si avvicinarono e mi chiesero se volessi fare parte del loro gruppo. Ne vennero a parlare con i miei genitori e dopo poco tempo, mi trovai a girare con loro nei piccoli concerti che tenevano in giro. Credo avessi circa 8 anni e diventai subito la mascotte del gruppo insieme ad un’altra bambina. Da lì, fui incoraggiato dai miei a prendere lezioni di Pianoforte e come tanti bambini mi dedicai allo studio del pianoforte. Dopo poco tempo però suonare e studiare sempre da solo a casa mi stancò e decisi di abbandonare. Ma come spesso accade, si trattava solo di trovare i tasti giusti da suonare, la fiamma dentro era già accesa. Ricominciai, col mandolino, col violino, con la chitarra, con la fisarmonica… e non mi fermai più.

-Come sarebbe stata la tua vita senza la fisarmonica?
Non lo so, non è facile sapere quale binario avrei percorso. So solo che qualsiasi cosa faccio, riesco a farla con grande amore. Una cosa la so con certezza. La fisarmonica mi ha dato la possibilità di girare il mondo e quello che ritengo ancora più importante, mi ha dato la possibilità di conoscere tantissime persone. Conoscere e potersi confrontare con molte persone credo sia la ricchezza più grande che possa esistere. Confrontarmi con il prossimo è qualcosa che mi fa crescere continuamente.
-Cosa rappresenta la fisarmonica?
Una compagna di vita, ed un tramite attraverso il quale esterno le emozioni e le trasmetto al prossimo. Proprio l’altra sera, a Bari, alla fine di uno spettacolo, mi ha avvicinato una signora e mi ha detto: “Sai stasera mi hai fatto emozionare tante volte…”. La mia felicità è stata grande. Le ho risposto:“Allora significa che ho fatto bene il mio lavoro”.
-La fisarmonica e il jazz hanno fatto un buon matrimonio?
Ci sono coppie dove marito e moglie sembrano fatti l’uno per l’altro e questo si avverte facilmente ascoltando i pilastri del jazz. Strumenti come il Sax, la Tromba la Chitarra sono alcuni di questi. E poi ci sono le coppie che sembrano più distanti ma che insieme riescono a creare qualcosa di magico. Ritornando alla musica ci sono strumenti che potrebbero sembrare marginali nel genere Jazz e fra questi mettiamoci pure la Fisarmonica. Detto questo, mi viene in mente un’intervista di Gianni Coscia in cui diceva più o meno così: “… quando suonavo Standard Jazz con la fisarmonica, il complimento più gratificante che ho ricevuto è stato: “… bellissimo, suoni proprio delle belle cose, perché non cambi strumento? Ora che eseguo un repertorio diverso mi dicono che la fisarmonica è insuperabile…”.
– Secondo te, nel cinema la fisarmonica è utilizzata bene?
Per troppo tempo la fisarmonica è stata relegata soltanto ad alcuni generi musicali. Il fatto che oggi sia ascoltata in tanti generi musicali come nelle musiche da film di per sé è un gran bene. Credo che abbia una grande ricchezza tecnica e timbrica, che ci sia ancora tanto lavoro da fare, ma che la grande versatilità del suono, sia una carta vincente del nostro strumento.

-Le musiche dei barbieri in Sicilia e a Piana degli albanesi…
Hanno segnato la mia infanzia e fanno parte del mio bagaglio. Sono state un grande impulso e mi hanno fatto scoprire il vero amore per la musica, suonare per amore di farlo. Ero poco più che ragazzo e tantissime volte ho suonato con loro fino all’alba facendo serenate in giro per il paese. Devo dire che ho avuto la fortuna di conoscere e far parte di una realtà meravigliosa, ed ho pubblicato il libro “La musica popolare di Piana degli Albanesi” proprio per rendere omaggio a questi personaggi straordinari. Il repertori fatto di Valzer, Mazurche, Polche, Tanghi, Tarantelle e Fox Trot hanno dato la capacità di destreggiarmi con disinvoltura nelle più disparate tonalità musicali e la conoscenza dei rapporti dei gradi armonici. In più, la possibilità di sviluppare a dismisura l’orecchio musicale e conoscere un repertorio vastissimo di brani musicali. Quando ci chiedevano quanti brani avessimo in repertorio rispondevamo che con la giusta ricompensa avremmo potuto suonare per giorni interi a memoria e senza ripetere mai lo stesso brano due volte.
-E’ vero che i fisarmonicisti sono considerati dal vasto pubblico grandi benefattori dell’umanità?
Dove c’è una fisarmonica c’è festa. In questo senso assolutamente si, i fisarmonicisti creano subito un ambiente sereno ed allegro. Ricordo con grande gioia quando suonavo alle serate di carnevale e vedevo le persone ballare allegramente. Nei veglioni si suonava senza sosta fino all’alba, arrivavi alla fine della serata sfinito, ma felice di avere reso le persone soddisfatte. Mi piace menzionare quello che ha raccontato Hermeto Pascoal in un’intervista. La grande responsabilità che ricopre il fisarmonicista quando suona per far divertire le persone. Raccontava il musicista brasiliano: “…stavo suonando da una giornata intera ed ero sfinito. Quando mi fermai pensando che la serata poteva concludersi, venne un omone che, con un coltello mi tagliò la fisarmonica in due. Evidentemente voleva ancora ballare…”.

-Chi salverà il mondo: la bellezza, la musica, il cinema o la letteratura?
Il mondo è meraviglioso e noi purtroppo facciamo di tutto per farlo apparire diverso. Il compito della musica come quello di tutte le arti è quello di migliorarlo e di donare bellezza. L’arte riesce a portare fuori tutto il bene del cuore.
-Qual è la città che ti ha regalato maggiori emozioni nei tuoi giri intorno al mondo?
Devo dire che ho incontrato tante persone speciali nei miei interminabili giri e questo è avvenuto nei posti più diversi. Non è facile scegliere un luogo rispetto ad un altro per il semplice fatto che in tutti i posti dove ho suonato, sono sempre capitate delle cose che hanno reso magica l’esperienza. Che sia stata New York o il minuscolo paese di provincia, porto nel cuore tante emozioni straordinarie.
-Ti ho visto suonare al carcere dell’Ucciardone in una Natale di alcuni anni fa, avrei voluto suonare con te un pezzo per i detenuti…
Devo dire che suonare dentro il carcere è stata l’esperienza più forte di tutte. Mi è capitato tante volte e poter regalare momenti di spensieratezza in un luogo di dolore è qualcosa di importante ed emozionante. Ho impresso nella mente la prima volta che mi è arrivata la richiesta di tenere un concerto dentro un carcere. Appena ho realizzato il concerto mi è venuta una sensazione strana, un pugno nello stomaco che mi ha fatto mancare l’aria. Devo dire che sono esperienze forti che ti danno tanto dal punto di vista umano. Poter regalare un attimo di libertà, seppur mentale, è una sensazione veramente bella. Mi piace ricordare anche la prima volta che tenni un concerto nel carcere minorile del Malaspina! Mi chiedevo cosa potessi suonare per attirare l’attenzione dei ragazzi, cosa potessi eseguire per catturare anche per pochi istanti il loro interesse. Ricordo che chiusi gli occhi ed iniziai a suonare un brano di Astor Piazzolla, ma lo feci così per istinto. Dopo un poco aprii gli occhi e mi accorsi che i ragazzi erano completamente attratti dalla musica e avevano gli occhi lucidi e trasognanti. Fu così per tutto il concerto. Mi dissero che non avevano mai ascoltato qualcosa di così bello. Alla fine mi riempirono di domande e di complimenti. Credo sia stata una delle esperienze più belle della mia vita in luoghi lontani dal normale palcoscenico.

– Cosa pensi dello stile musette della fisarmonica?
Ho ascoltato tanta musica francese e sono stato sempre affascinato da alcune canzoni che rappresentano la storia stessa della fisarmonica. Ricordo, che studiando meglio alcuni brani di Edith Piaf, rimasi folgorato dal suono e dal fraseggio del grande Marcel Azzola che è uno dei maggiori esponenti della fisarmonica francese. In generale se si parla di Francia viene subito in mente la fisarmonica e i suoi valzer musette. In questo c’è da fare un grosso plauso alla cultura francese che è riuscita ad esprimersi al meglio ed a far diventare un genere, bandiera nazionale. In questa maniera credo che la fisarmonica si esprima nel migliore dei modi e quando il musette diventa Jazz in quello che è diventato il New Musette, credo che il suono della fisarmonica sia qualcosa di insostituibile.
-Cosa ti aspetti dal 2023?
Spero che si chiuda definitivamente l’esperienza pandemica e che diventi solo un ricordo.
-C’è qualcosa che non hai mai realizzato e vorresti che si avverasse?
Io sono un sognatore e vivo in un sogno. Vorrei continuare a sognare e vorrei continuare a vivere questo sogno. Sognare fa bene alla vita e fa superare tutte le difficoltà. E vorrei anche continuare a sorridere, perché sorridere, credo sia il modo migliore per affrontare la vita.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho in mente dei progetti musicali ambiziosi e secondo me molto belli, ma non posso svelarli prima di averli realizzati.

Biografia
Pierpaolo Petta è un fisarmonicista e compositore italiano di origini arbëreshe ed è nato a Palermo nel 1978. Vive tra la città di Piana degli Albanesi e la città di Palermo alle quali è fortemente legato. Si diploma al Conservatorio V. Bellini di Palermo in Contrabbasso e Musica Jazz con il massimo dei voti e consegue anche i compimenti di Composizione. Si appassiona alla fisarmonica da giovanissimo e tiene corsi di perfezionamento Jazz con Frank Marocco, chiamato il Charlie Parker della fisarmonica. È leader di progetti che vanno dal Solo ai gruppi, con i quali ha svolto innumerevoli concerti in diversi paesi del mondo. Si è esibito in palcoscenici quali il Teatro antico di Taormina, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro Politeama di Palermo, il Teatro Comunale di Bologna, in Albania, America, Germania, Israele, Macedonia, Malta, Romania.
Ha collaborato con importanti artisti della scena nazionale ed internazionale.
Ne citiamo alcuni: Nicola Piovani, Antonella Ruggiero, Inva Mula, Olen Cesari, Franco Scaldati, Sergio Vespertino, Gabriele Coen, Paolo Romano ShaOne. Ha all’attivo numerose produzioni discografiche sia da leader che da side, ed ha pubblicato due testi: La Fisarmonica nel Jazz e La musica popolare di Piana degli Albanesi.






