Ritratti:tecnici del suono del nostro tempo Maurizio Piscopo incontra Pippo Bartolomei

506

Ho conosciuto Pippo Bartolomei negli studi della Rai di via Cerda molti anni fa. Pippo è un tecnico cordiale, di poche parole, ricco di fantasia e di trovate originali, rappresenta la memoria storica della Rai siciliana. In quel periodo i tecnici erano Martino Gambino, Saro Cordaro, Nicola D’Adelfio, Enzo Consoli, Nino Montalto e Filomena Farina, che poi si è trasferita a Bologna. Mi recavo alla Rai per il programma radiofonico “Cosa farai da grande” che andava in onda ogni Domenica pomeriggio con Marilena Monti.

La presenza di Pippo mi metteva sempre di buonumore, mi dava sicurezza e serenità per la sua alta professionalità e competenza. Pippo era sereno e sorridente, non si arrabbiava per un’imperfezione e trovava sempre l’idea giusta affinchè il suono arrivasse all’esterno pulito. Non posso dimenticare il giorno, che in Rai portai un cd con alcuni effetti speciali. Ho iniziato la puntata raccontando agli affezionati radioascoltatori che avevo con me dentro una cesta con un gallo e una gallina. Ho chiesto a Pippo di inserire il canto del gallo, dopo l’annuncio di una sorpresa. Si è calato nel gioco, sapendo che a quell’ora anche un gruppo di bambini ascoltava la trasmissione. Nei momenti giusti ha mandato in onda il gallo con un crescendo di riverbero. Tutto sembrava vero e reale, un gallo libero che canta a squarciagola la domenica pomeriggio. Chi ha ascoltato quella puntata si è divertito molto.

Un’altra volta, alla radio ho parlato dei pompieri che sono molto amati da tutti, per il prezioso lavoro che fanno e questa volta è stata inserita una marcia molto vivace. In entrambi i casi Pippo ha utilizzato un nuovissimo e innovativo processore audio digitale che conosceva molto bene, si chiama “Infernal Machine”. Il suono come la scrittura, può prendere tante strade e quelle scelte da Pippo si sono rivelate sempre quelle giuste. Pippo con me ritornava alla sua infanzia e riusciva a immedesimarsi, ci metteva tutto l’impegno possibile affinchè la trasmissione andasse bene. Una volta mi ha raccontato che ha creato degli effetti speciali per il regista Peppuccio Tornatore, che ha collaborato in Rai in quel periodo.

Tanti i personaggi che ha incontrato nella sua vita professionale Arnoldo Foà, Mariella Lo Giudice, Marco Bellocchio, Renato Guttuso, Gianni Bisiach, Nuccio Costa, Giuseppe Fava, Ignazio Buttitta, Leo Gullotta, Luca Parmitano, Vittorio Storaro, Paola Gassman, Ugo Pagliai e tanti altri. Pippo è venuto anche a Favara con Matteo Marsala durante le riprese televisive di un programma nazionale al quale ha partecipato il Gruppo Popolare Favarese formato da me, Antonio Zarcone e Antonio Lentini. Ma andiamo a conoscere più da vicino Pippo Bartolomei.

-Come sei diventato un tecnico del suono della Rai?

Ho risposto ad una selezione nel 1977 e l’anno successivo sono stato assunto come tecnico in radiofonia.

– C’è qualcuno che ti ha insegnato questo mestiere ?

Il mitico Martino Gambino che è stato il mio maestro, ma anche il maestro degli altri “ragazzini” della mia generazione.

– La Rai di ieri e la Rai di oggi cos’è cambiato?

La Rai di ieri aveva una dimensione quasi familiare, molto provinciale, quella di oggi è molto ministeriale è molto formale sotto tutti gli aspetti.

– Tu e il regista Giuseppe Tornatore prima di diventare Premio Oscar…

Noi lo chiamavamo Peppuccio, era stato assunto in sostituzione di una collega in maternità. Con lui abbiamo realizzato molti programmi inchiesta, ricordo una lunga intervista con Renato Guttuso, un’altra, imperniata sulla storia di un rapinatore. A tal proposito ricordo, che dovendo ricreare i momenti della rapina, necessitavano un paio di piedi da rapinatore che correvano e che salendo in macchina fuggiva. L’auto era la Panda 30 di Peppuccio, i piedi erano i miei! Quando il suo contratto ebbe termine e si dedicò al cinema. Un giorno telefonò a casa e mi disse che stava girando il film Cento giorni a Palermo, sull’assassino del generale Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro, con la seconda unità. In quel momento aveva bisogno di un fonico di fiducia. Ricordo, che con i colleghi Saro Cordaro e Franco Mendola ci siamo avvicendati per alcune settimane, per dargli una mano, ma in realtà è stato lui a darci una mano, e noi e lo ringraziamo per averci fatto fare questa piccola esperienza nel cinema vero e d’Autore.

– Sei soddisfatto degli anni che hai trascorso in Rai’?

Assolutamente si. Sono stati anni indimenticabili, impegnativi, formativi, non avrei potuto chiedere di meglio alla vita.

– Cosa ti manca della Rai?

La spensieratezza dei primi 25 anni di lavoro è stato un vero divertimento.

-Sei più ritornato in uno studio televisivo?

Sono andato via dall’azienda in piena pandemia. In quel periodo gli ospiti televisivi non potevano accedere in sede per partecipare alle trasmissioni, adesso che tutto è diventato quasi normale, penso di fare un salto in Rai per rivedere e riabbracciare i vecchi amici.

– Ci possiamo fidare del mondo dell’informazione?

Ci possiamo fidare delle testate affidabili e le testate della RAI sono affidabilissime.

-Una volta si diceva l’ha detto la Tv e noi ci credevamo!

Quello che diceva la Rai era vero. Ho lavorato per tanti anni vicinissimo alla redazione. Ho avuto modo di constatare che le notizie prima di essere trasmesse vengono sempre verificate alla fonte.

– La Rai rimane sempre la fabbrica dei sogni degli italiani?

Penso di sì, anche se la concorrenza negli ultimi anni si è rivelata molto forte. Non scordiamoci, che la Rai è da sempre considerata la maggiore azienda di cultura in Italia e in Europa.

– Hai un episodio particolare da raccontare ?

Verso la fine del 1979 con il giornalista Pippo Fava girammo un film-inchiesta in 8 puntate, “I Siciliani”. Durante una di queste riprese ci siamo diretti a Corleone, non sapevamo bene dove fermarci, Fava ci disse, “datemi un radiomicrofono e state in macchina”. Dopo avere battuto il ciak, si allontanò per una trentina di metri e bussò al citofono di un portoncino e più o meno disse: “Signora Bagarella sono Giuseppe Fava, posso farle qualche domanda?” Noi in macchina siamo impalliditi, sapevamo che stava parlando con la moglie di Salvatore Riina, la sua richiesta non ebbe seguito. E’ tornato in macchina, ci ha rassicurato di stare tranquilli e siamo andati via immediatamente. Era un periodo molto buio e quell’episodio in quel contesto ci fece preoccupare molto e per alcuni giorni.

– Chi sono i personaggi famosi che hai conosciuto oltre al regista Peppuccio Tornatore?

Giorgio Albertazzi, Gianni Bisiach, Nuccio Costa, Giuseppe Fava, Ignazio Buttitta, Renato Guttuso, Leo Gullotta, Luca Parmitano, Marco Bellocchio, Vittorio Storaro, Paola Gassman e Ugo Pagliai e tanti altri.

-Quali sono i maggiori difetti dei siciliani?

Uno in particolare è quello di pensare di non poter fare meglio degli altri, in realtà i siciliani hanno un qualcosa in più, una marcia in più, che li fa eccellere nelle proprie competenze in Italia e nel mondo!

– Chi è il giornalista a cui ti senti più legato?

In tanti anni di Rai e lavorando gomito a gomito con la redazione si stringono rapporti di amicizia e di affetto con molti giornalisti, tra questi l’attuale caporedattore Rino Cascio, con cui ho lavorato con una forte sinergia per circa 5 anni, Nicola Alosi responsabile del Magazine “Mediterraneo”, un vero gentleman, Salvatore Cusimano che è stato Direttore della Sede Rai di Viale Strasburgo e mio capo quando ero responsabile della produzione. Con lui sì è creato un rapporto di fiducia e stima reciproca che va avanti anche adesso che siamo in pensione.

-Quali sono le tue passioni da quando non lavori in Rai?

Una delle miei grandi passioni in estate resta il mare e il giardinaggio, seguono il mio cane e le mie tre splendide nipotine. E adesso, che si può ricominciare a viaggiare, con mia moglie abbiamo in progetto un tour negli Stati Uniti “coast to coast”. Speriamo di poterlo realizzare prima possibile.

– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Dedicarmi ai miei hobbies preferiti, andare al teatro il più possibile e non pensare a nulla.

Biografia

Pippo Bartolomei è stato assunto in RAI il 5 luglio del 78 dopo una selezione effettuata l’anno precedente. I primi 24 anni ha lavorato nel reparto radiofonia, dove ha avuto modo di conoscere tutto il mondo artistico siciliano. Quello è stato il periodo più stimolante e divertente della sua vita lavorativa. Ha avuto modo di lavorare con Giorgio Albertazzi per la realizzazione dello sceneggiato radiofonico “I Beati Paoli”. Ha conosciuto e lavorato anche con quello che sarebbe diventato il Premio Nobel del cinema, Giuseppe Tornatore, che in quel periodo era stato assunto dal settore programmazione, ha inoltre partecipato attivamente alla gestione delle postazioni cronisti durante i mondiali di Italia 90. Nel 2002 ha lasciato la radiofonia per trasferirsi al settore tv con il ruolo di coordinatore tecnico, figura centrale nell’organizzazione delle attività relative alla produzione della TGR, telegiornali e giornali radio. Alla fine del 2010 venne chiamato dall’azienda a ricoprire il ruolo di responsabile della produzione in Sicilia, area che ricopre anche la Sede distaccata di Catania, ruolo che gli è costato molta fatica, ma che gli ha dato anche grandissime soddisfazioni. Il 30 giugno del 2020, dopo 42 anni di stimolante servizio ha lasciato l’azienda.

Un ringraziamento a Salvatore Indelicato per aver inserito le didascalie nelle foto di Pippo Bartolomei.